Strana Officina: Law of the Jungle.

Penso che ognuno di noi abbia in testa una canzone, oppure artista, nel mio caso un gruppo  che ascoltava da ragazzo che l’ha talmente colpito che non lo riesce mai a stancarlo di ascoltarlo o vederlo live?

A dire la verità scommetto che ne sono molti per ognuno di noi, ma per il sottoscritto loro rimangono un’icona inossidabile nel tempo, una certezza che qualsiasi suono esca da quella band mi piacerà a prescindere, una sensazione che nell’ambito Metal della mia gioventù solo due gruppi mi hanno sempre trasmesso i miei adorati Maiden e i Motorhead di quel Dio del Rock chiamato Lemmy Kilmister.

Il mio approccio alla band arriva in maniera quasi comico, me li ritrovo in un musicassetta a quattordici anni di quelle che tra amici ci doppiavamo per scambiarci i vari ascolti, e in queste compilation mi ritrovo “Autostrada dei Sogni” e “Viaggio in Inghilterra”, ora a quell’epoca io ascoltavo rigorosamente Metal cantato in inglese tanto che con la mente molto chiusa quando vidi l nome della band e i titoli stavo per decidere di saltare gli ascolti, se credessi che esista un Dio lo ringrazierei per non avermelo fatto fare.

Ho adorato quelle due canzoni da subito così come poi la band, e il tragico epilogo di Fabio e Roberto quel 25 Luglio del 1983 e il successivo scioglimento della band nel 1995 non hanno mai fatto crollare la mia fede nella Strana, e ho passato anni ad ascoltare l’acquisto postumo del cd “Una vita per il Rock”per anni,  in attesa della Riunione nel 2006 al Gods of Metal ..concerto che ovviamente mi sono perso ..e mi fermo per non lanciarmi in un turpiloquio di blasfemia consolidata in forma scritta.

Dopo l’uscita di “The Faith” nel 2007, non ho mai perso un concerto dove non possano essere stati a suonare su zona, così come l’anno scorso per l’uscita di “Non finirà mai” accantono nella mia mente la mia parte Blues e libero  l’animo del Metallaro sfegatato per ritrovarmi al Santomato Live  per non so quale volta ad aspettare di ascoltare i pezzi storici e quelli del nuovo album di cui mi godo già in anteprima l’acquisto del cd al banco insieme alla relativa T-shirt… ….. e del concerto che dire?

Quando si parla della Strana non ha bisogno di dire niente lo spettacolo è sempre all’altezza delle aspettative, l’affetto meritato verso di loro da parte di noi fan è continuo e comprovato negli anni omaggiando un band dall’attività quarantennale ma che ancora oggi raccoglie sotto il loro palco generazioni diversi di Metallari.

Il disco mi piace molto, lo trovo migliore come canzoni del precedente “Rising The Call” che trovo sempre bello ma questo lo preferisco, forse sarà che nelle orecchi mi girava da tempo ancora i video di “Snowbound” e “The Wolf Whitin” che ho ascoltato nei mesi precedenti all’uscita dell’album, e comunque i miei preferiti restano sempre i brani cantati in italiano tra cui in assoluto “Difendi la Fede”.

Sotto la copertina del disco, accendete il camion e volate a comprare il disco ..consiglio di un fan sfegatato.

 

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Rise of a Texas Bluesman: Stevie Ray Vaughan 1954-1983.

Questa è una di quelle cose belle nelle quali ti capita di imbatterti per caso, infatti ascoltando su Youtube un’esibizione live di Stevie Ray Vaughan mi è capitato di trovare il link di questo documentario che ripercorre i percorsi della vita e artistici del troppo prematuramente scomparso Bluesman Texano.

Questo favoloso documentario, che ho apprezzato al pari di quello su Eric Clapton “Life in Twelve Bars”, ripercorre, rivela e analizza gli anni formativi della carriera di Stevie Ray Vaughan, dalle  sue influenze musicali ma fungendo anche come documentario sulla storia stessa del Blues Texano stesso e definendo il posto di questo chitarrista eccezionale  all’interno di questa più ampia tradizione.

Come qualsiasi documentario che tale si può chiamare sono presenti filmati di repertorio, interviste esclusive e una miriade di altre caratteristiche che insieme ricostituiscono la carriera di un’eccellente ed innovativo  chitarrista sparito tragicamente la notte del 27 agosto 1990.

Nel documentario come è giusto che sia vengono anche riportati oltre al talento e alla sua bravura tecnica, anche gli aspetti scuri della sua vita quelli relativi all’abuso di alcol e droghe che anche se suona ormai come un cliché ormai vissuto nel mondo degli artisti, è sempre giusto ricordare questo periodo nella vita di una persona ma sopratutto come uno riesce a superare tutto questo.

Il mio grande dispiacere é che ho scoperto tardi questo artista, una parte di me invidia quelli che l’hanno potuto ascoltare al Pistoia Blues, ma a quei tempi ero un quindicenne metallaro innamorato pazzo degli Iron Maiden e forse non vi era posto per poterlo conoscere, oggi passati i quaranta anni sono sempre lo stesso fan Maideniano convinto ma alla stessa stregua amo il Blues, peccato vuol dire che doveva andare così e potrò apprezzare questo artista solo attraverso la sua Musica nei dischi o i libri a lui dedicati.

Due ore e mezzo per capire al meglio la figura di Stevie Ray Vaughan e fare un viaggio nella vita di un chitarrista che sicuramente avrà influenzato molteplici artisti con la sua arte, il documentario è acquistabile in formato dvd sui siti quali Amazon, Ebay o anche IBs per il mero costo di neanche 16€ sinceramente ne consiglio l’acquisto a tutti.

The Black Keys: Chulahoma – the songs of Junior Kimbrough.

Le stranezze della vita ti mettono davanti certe volte delle novità cheti capitano così come un fulmine a ciel sereno, questa volta per fortuna mi hanno fatto conoscere nel mio percorso educativo verso il Blues l’artista chiamato Junior Kimbrough attraverso un disco tributo del duo rock The Black Keys.

Nelle orecchie di chi segue un pò la Musica internazionale forse “The Lonely Boy” dall’album “El camino” potrà esservi arrivata, ma la venuta conoscenza di questo album dedicato a Junior Kimbrogough attraverso loro mi conferma sempre più che non ci potrebbe essere stato nulla della Musica Rock moderna senza il Blues, ma il fatto più strano è che questa illuminazione arriva da un mio amico che un giorno mi dice “lo conosci  Junior Kimbrough? è un Bluesman..”.

Dopo aver strabuzzato gli occhi incredulo davanti a tale persona che ho cercato per anni di plagiare musicalmente con i dischi di Steve Ray Vaughan, Albert King e tanto Chicago Blues, fino ad arrivare a  stressarlo al punto che se avesse sentito ancora uno shuffle avrebbe fatto come il protagonista di Arancia Meccanica in fondo al film ovvero si sarebbe buttato dalla finestra……ma se era anni che mi prendeva in giro per il Blues..

Cioè ti chiedi come è capitato tutto questo…la risposta arriva da questo album dei The Black Keys che omaggiano questo Bluesman che ho potuto scoprire grazie a questo disco, un lavoro fatto veramente bene da un gran gruppo per chi ama il Rock, commovente l’ultima traccia un messaggio telefonico della moglie che apprezza il lavoro effettuato dai due artisti elogiando il loro stile affermando che sono gli unici a suonare nella stesso modo con cui lo faceva Junior Kimbrough.

Veramente un bel disco..

 

T-Model Ford: Pee Wee get my gun.

Adoro i mercatini dell’usato spesso li frequento con un mio caro amico alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire e sentire, così mentre il mio amico appassionato di vinile rovista tra i vari dischi io mi sposto nella bancarella accanto che vende non solo vinili, ma anche i cd ed è cosa assai gradita per me sopratutto quando dai questa bancarella emerge un titolo come quest’album di T-Model Ford.

La copertina è assai d’impatto in questo disco che prodotto dalla Fat Possum Records nel 1997, e mi ha fatto conoscere questo particolare artista dal nome all’anagrafe è James Lewis Carter ford alias t-Model Ford, un bluesman che ha saputo ben mischiare la durezza del Delta Blues a quello di Chicago e dei Juke joints e a mio avviso per un neofita del Blues come il sottoscritto rappresenta un’ascolto davvero interessante e molto gradito.

Quando riesci a prendere dischi così è sempre bello rovistare tra i mercatini..chissà cosa porterà di buono la prossima volta.

 

Kinga Gluk.

Kinga Gluk giovane bassista di origine polacca è cresciuta insieme alla Musica  e all’età di soli 12 anni ha il suo primo concerto come professionista entrando  a far parte del Gluk PIK Trio con il padre Irek e il fratello Patrick alla batteria, a discapito della sua giovane età come musicista ha all’attivo ben oltre 100 concerti e vantando collaborazioni com molti musicisti della scena Jazz/Bues in Polonia tra cui menzionare i seguenti Robinson Jnr, Bernard Maseli, Ruth Waldron, Natalia Niemen, Jorgos Skolias, Apostolis Anthimos, Leszek Winder, Paweł Tomaszewski, Grzegorz Kopolka, Joachim Mencel, Arek Skolik, Mateusz Otremba (Mate.o), Marek Dykta, aPiotr Wyleżoł.

Sono arrivato a conoscere quest giovane e talentuosa bassista rimanendo colpito dalla sua esecuzione di Tears in Heaven di Eric Clapton su Youtube, ennesimo video che ribadisce a mio avviso il concetto che uno strumento lo possono suonare tutti per divertimento, ma il talento è un qualcosa con cui si nasce è quello non si può replicare.

E’ di talento che parliamo in questa giovane ragazza che ad oggi ha all’attivo ben tre dischi pubblicati con la GAD Records, “Rejestracja” (2014), ‘Happy Birthday – Live’ (2016) e la sua ultima creazione Dream (2017), nei suoi arrangiamenti di canzoni quali “Gotta Serve Somebody” di Bob Dylan, o “Donna Lee” di Charlie Parker o la stessa versione di Tears in Heaven.

Questa ragazza per affinità mi ha ricordato Tal Wilkenfeld sul palco del Crossroad Festival del 2007 che suona con Jeff Beck  “Cause we ended up as lovers” in uno dei solo al basso più belli che abbia mai sentito a mio avviso, ma più che altro mi ricorda di come la Musica può appassionare nel tempo generazioni diverse e con Kinga e il Blues ne abbiamo un’altro lampante esempio.

Il sito ufficiale di Kinga Gluck è raggiungibile qui.

Qui invece la sua versione di Tears in Heaven.

 

Fra la Via Aurelia e il Mississippi – Marco di Grazia.

Nella mia costante di ricerca di vedere del Blues stampato su carta questa volta mi sono imbattuto in un nome che conoscevo per altri motivi quello di Marco di Grazia,  i vari “non giovanissimi” nerd informatici e assidui lettori di comics come me ricorderanno quella serie chiamata Area 51 uscita nel 1997 nelle librerie specializzate, e proprio adesso sul web vengo a conoscenza del suo ultimo libro uscito per l’Editore Augh nella collana Tomahawk.

Nato a Pescia classe 1969, l’autore è uno sceneggiatore e autore non solo attivo nel mondo dei fumetti ma ha all’attivo altri romanzi, questo ultimo suo lavoro è incentrato sulla Musica Blues attraverso sei racconti che ovviamente avendo come tema non può non uscire da argomenti quali il Delta, i viaggi i musicisti, le leggende sui patti al Crocicchio del Diavolo, e  anche se devo ancora comprarlo sono già sicuro che mi piaceranno tutti visto che in parte ho apprezzato lo stile dell’autore nel suo precedente libro “L’uomo che custodiva la Musica”.

Ho trovato giusto questo titolo pochi minuti prima, adesso sono già online ad ordinare il libro nei vari siti quali IBS, Libreria Universitaria, La Feltrinelli, queste 176 pagine di racconti sul Blues non potevo farmeli scappare anche perché ora era davvero qualche tempo che non leggevo di Blues e cominciavano i primi sintomi da assuefazione musico/letteraria ed era giusto facessi il pieno nuovamente.

Gli anni passano e i grandi di questa Musica come è naturale nella vita ci lasciano, le recenti scompare si Aretha Franklin e Otis Rush sono e purtroppo non saranno l’ultime, ma sicuramente il retaggio del Blues volente o nolente rimarrà a tutti coloro che come me appartengano a generazioni più recenti, e di certo non mancherà di appassionare anche quelle future..perché del resto è proprio quello che fa la Musica.

Il sito dell’autore per maggiori informazioni

Marco di Grazia.

 

Otis Rush: The King of The Hill is gone.

Sabato 29 Settembre del 2018 all’età di 84 anni si è spento Otis Rush pere complicazioni in seguito all’ictus che lo aveva colpito nel 2003, tra i creatori e ideatori del Wes Sound il suo modo di suonare sarà di ispirazione per   chitarristi non solo del Blues, tra cui ricordare Eric Clapton, Buddy Guy, BB King, Carlos Santana, Mike Bloomfield, Jimmy Page, Billie Joe Armstrong dei Green Day, Stevie Ray Vaughan, e omaggiato da artisti quali Gary Moore, Jimi Hendrix, Johnny Winter e Duane Allman con cui ha anche suonato nel suo disco “Right Place, Wrong Time”.

Nasceva a Philadelphia il 29 Settembre del 1934, uno dei sette figli di una coppia di mezzadri che lo mandava a lavorare nei campi facendogli saltare regolarmente la scuola, ma nel tempo libero si dilettava all’armonica prima che cominciasse da autodidatta i primi rudimenti della chitarra all’età di 8 anni sulla chitarra del fratello Leroy quando era assente da casa,  all’età di appena quindici anni si  trasferisce a Chicago nel 1949, dopo aver visitato una delle sue sorelle là e aver visto dal vivo artisti del calibro di Muddy Waters e Little Walter esibirsi in club South Side decide di dedicarsi alla Musica,  nel mentre lavora nelle varie acciaierie locali, come guardiano nei  recinti per il bestiame e anche come camionista ed  inizia a prendere lezioni di chitarra da un musicista locale tale Reggie Boyd.

Nel 1953 suonando nei club viene scoperto da Willie Dixon che lavorava come Talent Scout per Eli Toscano, proprietario della famosa ma sfortunata etichetta Cobra che finirà in bancarotta causa dei molti debiti di gioco contratti da Toscano, ma tra queste sfortune Otis Rush incide per questa etichetta il suo primo singolo “I can’ t quit you baby” e alcuni tra i suoi successi più noti come “All your love (I miss lovin)” e “Double Trouble” , questa canzone verrà presa da Stevie Ray Vaughan per dare il nome alla sua band come molti sapranno.

Dopo il fallimento della Cobra si sposta alla Chess Records per la quale registra anche la compilation “Doors to Doors” con Albert King altro genio della chitarra con cui condivideva una caratteristica particolare legata al fatto che entrambi erano mancini come molti altri quali Jimi Hendrix, Paul McCartney e Tony Iommi, ma le loro chitarre avevano le corde invertite ovvero il Mi cantino era in alto e il grave era in basso.

Con la sua Epiphone Riviera invertita, lo stetson in testa e un paio di occhiali scuri, nella sua carriera registrerà per etichette come la Delmark, la  Chess e la Duke, nel 1969 arriverà alla Collittion Records una sussidiara dell’Atlantic Records con cui pubblicherà “Mourning in the Morning” considerato da molti il suo primo vero disco…. con Jerry Jemmot al basso, così tanto per farlo sapere a chi lo ignorasse visto che è il blog di un bassista.

Durante gli anni 60/70 si esibisce nei vari tour, è stato un’artista molto spesso non considerato dalle case discografiche un esempio è il suo disco del 1976 “Right Place, Wrong Time” che esce per la Bullfrog, pubblicato cinque dopo che era stato inciso, solamente  quando lo stesso Rush si presenta all’etichetta con il nastro comprato dalla Capitol Records attuale proprietaria e che a suo tempo aveva rifiutato di pubblicarlo, commercialmente si

Si ritirò dal esibirsi alla fine degli anni settanta, anche insoddisfatto dai mancati successi commerciali ma rientrerà nel mercato  negli anni ’80 e, anche se ha registrato solo sporadicamente alcuni album tra cui “Ain’ enough comin’ in” nel 1994 primo album sedici anni dopo l’ultimo, arriverà a vincere un un Grammy Award per il miglior album di  Blues tradizionale con “Any Place I’m going” nel 1999, nello stesso anno viene inserito nella Blues Hall of Fame, la rivista Rolling Stones lo inserirà al n° 53 nella classifica dei chitarristi più influenti di tutti.

Veniva soprannominato King of The Hill e al pari di Magic Sam e Buddy Guy viene considerato tra i creatori del West Side Sound, non ha mai avuto però la stessa  attenzione nazionale e internazionale di altri musicisti Blues perché non era un grande promoter di se stesso, non era molto interessato al mondo del business e per quello che riguardava la Musica era il tipo che usciva e andava a suonare ed una volta finito rimetteva la chitarra nella custodia e rientrava a casa, questo a detta delle parole del suo storico manager Rick Bates.

Nel 2016 al Chicago Blues festival si presente sul palco sulla sedia a rotelle, dove vi era finito nel 2003 a causa di un’ictus, per ricevere l’ultimo omaggio dei fan a un chitarrista che ha condizionato con il suo stile molte generazioni di Bluesman e artisti.

Blues Legacies and Black Feminism: Gertrude Ma Rainey, Bessie Smith, and Billie Holiday . – Angela Y. Davis.

Un’altro libro che parla di Blues attraverso i nomi di tre donne che l’hanno interpretato Ma Rainey, Bessie Smith, e Billie Holiday scritto da un’altra donna di carattere quale Angela Yvonne Davis.

Nata il 26 gennaio 1944 a Birmingham in Alabama  autrice di vari libri è stata negli anni ’60 lavorando nel  Partito comunista USA, di cui è stata membro fino al 1991, ed è stata membro anche se brevemente delle Pantere Nere durante il Movimento per i diritti civili. 

È una professoressa emerita all’Università della California, a Santa Cruz, è stata direttore del dipartimento di studi femministi dell’università, I suoi interessi di ricerca sono il femminismo, gli studi afro-americani, la teoria critica, il marxismo, la musica popolare, la coscienza sociale, la filosofia e la storia delle pene e delle prigioni.

Il femminismo e la politica sull’abolizione delle prigioni sono temi presenti nei suoi libri tra cui  “Women, Race”, “Class and Are Prisons Obsolete” ma anche nel suo  documentario “Free Angela and All Political Prisoner”,  anche questo libro uscito di 400 pagine uscito per l’editore Vintage Publish nel 1999 fornisce i contesti storici, sociali e politici con cui reinterpretare i testi di Gertrude “Ma” Rainey, Bessie Smith e Billie Holiday.

A detta dell’autrice i lavori di Rainey, Smith e Holiday sono stati in gran parte fraintesi dai critici, il libro contiene le trascrizioni di tutti i testi di Rainey e Smith, pubblicati qui nella loro interezza per la prima volta, la Davis vuole dimostrare come le radici del Blues vadano oltre il concetto della mera tradizione musicale afroamericana ma siano anche strumento identificativo della stessa memoria sociale americana raccontato attraverso le vicissitudini passate dalla popolazione Nera negli USA.

Il libro è  anche un’omaggio tutto al femminile che rilegge la vita di queste tre Signore della Musica Nera, ma che sempre al Blues riporta ….perché in fondo è la base di tutto.

Nick Charles.

Nick Charles ha suonato con alcuni degli artisti più riconoscibili nel pantheon musicale del Blues, artisti leggendari come Muddy Waters, Howling Wolf, Magic Sam, Earl Hooker, Buddy Guy e Son Seals, tutti hanno tutti contato su Charles per dare un po groove giusto al loro Blues.
Durante la sua esistenza solidamente borghese, Charles non avrebbe mai potuto immaginare quando era un povero giovane che raccoglieva cotone a Vicksburg, nel Mississippi.che suonare il basso lo avrebbe ad esibirsi in tournée intorno all’ Europa, Asia e Africa in una carriera che è durata ben cinquant’anni.
Charles è stato attratto dalla musica e si è dimostrato naturalmente portato, ha preso per la prima volta un basso verso i 15 anni e ha iniziato a imparare a suonare ad orecchio, osservando i movimenti della mano di un amico che è stato il suo primo insegnante, e tramite l’ascolto dei dischi.
Non passò molto tempo prima che Charles iniziasse a realizzarsi come musicista, non riusciva ancora a leggere la musica, ma stava facendo progressi solo ascoltando e praticando, venne poi notato una volta da Eddie Shaw che l’invito a suonare nella sua band.
Per quanto vibrante fosse la scena musicale di Vicksburg, il passo logico successivo per Charles era dirigersi verso nord per suonare nei migliori club e per più soldi.
Eddie Shaw l’invito a spostarsi a Chicago, ma fu dietro l’insistenza di Howlin’ Wolf che nel 1962 decise di spostarsi nella città del vento, lo stesso Wolf gli regalo il suo primo basso e amplificatore, una volta deciso in merito all’inizio era ospite presso Eddie Shaw mentre si guadagnava da vivere nei clubs.
Le differenze climatiche erano un problema per Nick il quale non riusciva ad abituarsi, fino al 1964 anno in cui rimase in pianta stabile e iniziò la sua carriera professionale che lo porterà a suonare con anche con B.B. King, Buddy Guy, Tina Turner, Muddy Waters e i Rolling Stones, e come bassista dei Sons Of Blues di Billy Branch.
Morirà il 2 Luglio del 2014, dopo aver lottato per un anno e mezzo contro il cancro.

Motown. Il sound della giovane America. Adam White.

Adam White, nato a Bristol in Inghilterra amante della Musica Soul sin dai tempi in cui suonava la batteria per la band chiamata Atlantic Rollers al Bamboo Club, da ragazzo lavoro presso un negozio di dischi per il quale gestisce una lista gli ordini via posta per i clienti che voglio acquistare i dischi della Motown.

Lavora poi come freelance per le riviste New Musical Express e Melody Maker, ma  nel 1978 si sposta a New York per unirsi a Billboard per ricoprire il suolo di caporedattore e redattore capo.

Nel 1983, ha scritto The Motown Story: The First Twenty-Five Years, una retrospettiva sugli album più identificativi della label,  questo libro riceverà una nomina per i  Grammy, la storia viene affiancata da personaggi Smokey Robinson e Lionel Richie, tra i molti artisti, autori di canzoni, musicisti che Adam ha intervistato vi sono Al Bell, Ahmet Ertegun, Marvin Gaye, Berry Gordy, Andre Harrell, Olanda / Dozier / Olanda, Michael Jackson, Jay Lasker, Arif Mardin, Curtis Mayfield, Lionel Richie, Smokey Robinson, Nile Rodgers, Diana Ross, Henry Stone, Earl Van Dyke, Jerry Wexler, Maurice White e Stevie Wonder.

Le sue pubblicazioni appaiono su riviste quali Rolling Stone, The New York Post, Black Echoes, Radio & Records, The Independent and The Times,  e tra i suoi lavori riguardo alla Musica Nera possiamo citare il suo  The Billboard Book Of Number One Rhythm & Blues scritto insieme al giornalista Fred Bronson.

Questo suo Motown. Il sound della giovane America scritto con Barney Ales ex vicepresidente della Motown, è un viaggio scritto e illustrato nell’epopa muiscale che la mitica casa di Detroit riuscì a creare durante gli anni 60/70/80 portando sul mercato nomi quali The Temptantions, Jackson 5, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Diana Ross e tantissimi altri.

Queste 400 pagine con copertina rigida pubblicate dall’editore Ippocampo, attraverso anche  il materiale fotografico ci porterà alla scoperta dei meccanismi che regolavano la vita della più grande label gestita da un  afroamericano, Berry Gordy, mai esistita dove un team di bianchi e neri lavoravano a stretto contatto day by day per fornire tutto il Soul che l’America e il mondo avesse bisogno di ascoltare.

Un’altro libro da aggiungere alla collezione dei libri sul Soul e sulla Musica Nera, per scoprire oppure approfondire tutto quello che c’è da sapere sul Soul dell Motown di Detroit e sugli artisti e le persone che l’hanno resa grande.

Charles “Sweet” Sherrell.

Charles Emanuel Sherrell nasce a Nashville in Tennessee l’8 Marzo del 1943, è un bassista americano noto per la collaborazione con James Brown.

Inizia a studiare musica a otto anni suonando il trombone a scuola per circa due anni, poi inizierà a prendere lezioni di batteria che dureranno sei anni, come batterista si esibirà insieme a Jimmy Hendrix e Billy Cox al Club Del-Mor-Roca in  Jefferson street a Nashville non molto lontano dall’abitazione di Hendrix.

Penserà di passare al basso elettrico da autodidatta dopo averne comprato uno per circa 69$ in un banco dei pegni, aveva già esperienza come chitarrista in quanto aveva preso lezione da Curtis Mayfield quando con il suo gruppo The Impressions erano in città per registrare, queste lezioni venivano come compenso perché Charles lavava abitualmente la Jaguar di Mayfield.

Il motivo scatenante che portò Sherrell ad imparare il basso è stato l’arrivo di Aretha Franklin in città la quale cercava una band locale per accompagnarla nel suo Tour con Jackie Wilson, la scelta ricade sulla band chiamata Johnny Jones & The King Kasuals Band di cui faceva parte Charles.

Jonny chiese a Charles se sarebbe stato in grado di suonare il basso, così dopo averlo preso dal banco dei pegni e con solo tre settimane davanti riuscì a imparare decentemente a suonare il basso per unirsi al Tour di Aretha Franklin, ma la svolta professionale arriverà nel’Agosto del 1968 quando si unirà a James Brown.

Con James Brown registrerà alcuni dei suoi successi tra cui  “Say It Loud – I’m Black and I’m Proud”, “Mother Popcorn”,  “Give It Up or Turnit a Loose”, rimarrà legato a Brown anche quando formerà i  The J.B.’s e all’etichetta di James Brown la People records con cui uscirà il suo primo disco Sweet Charles: For Sweet People, ma tra e tra le sue collaborazioni possiamo citare anche Al Green e sopratutto Maceo Parker.

Bob Babbitt.

Robert Kreinar, in arte Bob Babbitt è stato un bassista noto per la sua partecipazione nelle file dei The Funk Brothers la session band dell’etichetta Motown di Detroit, e anche della Mother Father Sister Brother la session Band della Philadelphia International Records.

Nasce il 23 Novembre del 1937 a Pittsburgh, Pennsylvania da genitori ungheresi, viene educato allo studio del contrabbasso in giovane età, ma all’età di 15 anni si appassiona della musica R&B e inizia suonare nei vari locali  della città, due anni dopo contratterà l’acquisto del suo primo basso un jazz del 1960  con il suo contrabbasso.

Date le scarse opportunità lavorative a Pittsburgh, nel 1961  si sposta a Detroit dove inizia ad esibirsi nei vari locali e nel contempo entra a far parte della band dei Royaltones, che diverrà la band del chitarrista Del Shannon sia in studio che in Tour.

Durante questi anni la fama di Babbit cresce e viene notato da Ed Wingate il produttore dei Golden World Studios, in questo periodo viene a contatto con molti artist della Motown tra cui James Jamerson , ma anche i tastierista Joe Hunter e Johnny Griffith, il chitarrista Eddie Willis, e il batterista Benny Benjamin, la fama di Bob cresce e in città inizia a girare la voce che oltre a Jamerson ci sia un bianco che ha un groove eccezionale.

Essere parte dello staff di Hitsville era il sogno di ogni musicista di Detroit e Babbitt non faceva eccezione, aveva tentato di entrare nella Motown nel 1965, facendo audizioni per la Supremes road band, ma ne fu tagliato fuori da Ed Wingate, due anni dopo  una seconda opportunità si presentò quando il fondatore della Motown, Berry Gordy, cercò di eliminare tutte le competizioni a Detroit comprando il Golden World.

La presenza di Bob nella Motown veniva occultata dalla figura di James Jamerson, il genio problematico con tutti i suoi problemi di alcolismo, come affermerà Bob era un tipo problematico se avevi a che fare con lui prima o poi era solito incombere in qualche lite anche sul posto di lavoro, non era una persona che portava rancori ma aveva la classica sregolatezza dei geni.

Durant gli anni Bob fatica ma riesce ad essere accettato da tutti i The Funk Brothers diventando parte di questa famiglia musicale, rimarrà legato a Jamerson da una sincera amicizia  e insieme a lui parteciperà a molte sessioni tra cui il capolavoro del 1971 di Marvin Gaye “What’ s going on” suonando in “Mercy, Mercy Me”, “Right On”, “Wholly Holy” and “Inner City Blues”.

Gli anni dal 1970 a 1972 sono un periodo di transizione per l’etichetta di Berry Gordy, e Bob prende in considerazione di spostarsi sulla costa est dietro consiglio del produttore Arif Martin, arriverà a New York nel 1973 insieme ad un’altro artista della Motown il batterista Andrew Smith e i due divengono in poco tempo noti alla scena musicale locale.

New York segnerà una svolta nello stile di Bob, nella Motown ogni volta gli veniva richiesto di replicare lo stile di Chuck Rainey o James Jamerson, qui i produttori espressamente scrivevano la linea di basso oppure davano la possibilità a Babbitt di improvvisare durante il pezzo, il suono stesso richiesto dai produttori aveva un tono più aggressivo rispetto ai toni soft di Detroit.

Bob acquista un precision che si adattava meglio al suono richiesto dai produttori, inizia a provare vari pedali e ad imparare stili diversi in quanto entra in contatto anche con lo stile rock di band del momento quali Who e Aereosmith, dal punto stilistico New York rappresenta forse un salto di qualità che amplia il grande background r&b che era la base dello stile di Bob portandolo a suonare insieme ad artisti quali  Frank Sinatra, Barry Manilow, Gloria Gaynor, Robert Palmer, Alice Cooper e ad incidere forse il suo più grane successo “Midnight Train to Georgia”  con i Gladys Knight & the Pips.

Mentre la metà degli anni ’80 si avvicinava inizia il declino dell’era d’oro del bassista dello studio, mentre altri sono artisti di studio svanivano nei vari ingaggi  nelle date dei tour oppure nell’insegnamento dei club. Babbitt com altri veterani dello studio, scelse di dirigersi verso quello che è diventato l’ultimo rifugio sicuro della vera registrazione dei bassi: Nashville.

Nuova città e nuove esperienze per Bob che non era sconosciuto alla città, aveva già registrato per artisti quali Tracy Nelson e Ahmet Ertegun, non essendo un bassista country Babbitt si adatta allo stile della città registrando vari demo con artisti quali  Louise Mandrell, Carlene Carter, e altri artisti country, ma anche registrando per il mercato della musica Gospel.

Un bassista versatile che in ogni città in cui ha suonato ha saputo adattarsi allo stile musicale e alle richieste che il mercato esigeva, rimarrà noto però per il suo periodo di permanenza nei Funk Brothers della Motown, morirà di cancro al cervello il 16 luglio del 2012 a Nashville.

Bob Babbitt in Ed Rode’s studio.

 

 

 

 

Nathan Watts.

Nato a Detroit il 25 Marzo del 1954 inizia a suonare la tromba alle scuole elementari ispirato dal grande jazzista Morgan Lee, insieme a Ray Parker, Jr. al  clarinetto e ad Ollie Brown alla batteria formano un trio  frequenterà gli studi della Motown per registrare insieme ai The Funk Brothers, la band principale della Motown.

Quando Ray Parker si sposta a suonare la chitarra convince Watts a spostarsi al basso elettrico, qui inizia a studiare le linee di basso dei più noti bassisti soul quali James Jamerson, Chuck Rainey, Bob Babbitt, si unirà poi alla band chiamato The Final Decision quando Ray Parker Jr. si unirà alla band di  Marvin Gaye.

Nel 1974 Watts riceve una chiamata per lavorare con Stevie Wonder per rimpiazzare Reggie McBride che si era unito ai Rare Earth., con solo due anni di basso nelle mani diviene parte ufficiale della band di Stevie Wonder partecipando al Tour giapponese del 1975,  per poi arrivare a registrare l’album “Songs in The Key of Life”.

Da  quel momento la carriera di Nathan Watts inizia a decollare suonando accanto a Stevie Wonder ma anche ad altri musicisti quali ad esempio, Harvey Mason, Lenny Williams, Lamont Dozier, Stephen Bishop, The jackson,The Mighty Clouds of Joy, Lionel Richie, The Temptations, The Pointer Sisters, Webster Lewis e moltissimi altri.

Bernard Odum.

Bernard Odum nasce il 17 Agosto del 1932 a Mobile in Alabama, è stato un bassista statunitense noto per aver suonato nella band di James Brown negli anni 60.

Odum inizia a suonare con James Brown nel 1956 e diviene un membro fisso della band a partire dal 1858, continuerà a lavorare con Brown fino alla fine degli anni 60, è il bassista che suona in alcune delle più famose  hit di successo qulai  “Papa’s Got A Brand New Bag” (1965), “I Got You (I Feel Good)” (1965), and “Cold Sweat” (1967).

Nel 1969 Odum come molti altri della band abbandonano Brown in seguito a varie dispute con l’artista, l’anno dopo si unisce alla band di Maceo Parker , i  Maceo & All the King’s Men suonando nell’album  “Doin’ Their Own Thing”.

Morirà all’età di  72 sempre ad Alabama il 17 Agosto del 2004 a causa di complicazioni ai reni.

Paul Williams.

Figlio d’arte,  il padre è stato pianista per varie orchestre, e anche il pianista dell’artista Vera Lynn, fu lui ad introdurre la Musica nella vita del figlio che come lui stesso ammetterà all’inizio non pensava di seguire le orme del padre con una sua carriera musicale.

Appassionato di musica e delle canzoni di Ray Charles che cantava da solo per puro divertimento, una sera su un consiglio di un’amico si reca al Flamingo Club ad ascoltare una band che si esibiva dal vivo i Georgie Fame and the Blue Flames, inizia ad appassionarsi al loro suono e impara a memoria ogni loro canzone .

Prendendo coraggio un giorno chiede se può unirsi a loro sul palco e cantare qualcosa, questo connubio funziona bene e Paul viene ingaggiato da Georgie Fame e inizia ad esibirsi regolarmente con la band nelle loro varie serate

Una sera il sassofonista Mick Eves gli propone di unirsi alla loro band di R&B chiamati Wes Minster Fives, Paul passa il provino e inizia il periodo di collaborazione con la band esibendosi regolarmente nei locali di Londra potendo cantare tutto il Blues che desiderava.

Nella band vi è John Hiseman che oltre a questo gruppo aveva un’altra band che si esibiva a Blackheat, Paul partecipa a varie jam con questa band e viene poi raccomandato ad Alexis Korner che lo accoglie nella band, rimarrà con Korner fino al suo incontro con Zoot Money e la sua band.

Zoot Money e i suoi arrivavano a Londra da Bournemouth ben intenzionati a lasciare la loro impronta nel mercato musicale, Paul viene contattato dopo che la band aveva ascoltato parte dei suoi lavori con i Wes Minster Five, l’unico problema e che alla band mancava anche il bassista oltre che alla seconda voce.

Paul mette mano per la prima volta al basso a solo due settimane dall’inizio delle prove con la band, è l’inizio della Zoot Money Big Roll band che nella loro carriera accompagnerà varia artisti tra cui  John Lee Hooker, Stevie Wonder, James Brown, Cream, Jimi Hendrix, questa collaborazione con durerà fino al 1967 quando lo stesso Zoot scioglierà la band.

Viene contattato da John Mayall per rimpiazzare John McVie nella sua formazione, rimarrà nei Bluesbreakers per tre mesi e successivamente fonderà i Paul Williams Set con cui incide il singolo “My Sly Sadie” che uscirà sotto la Decca Records.

Come Paul Williams and Friends incide “In Memory of Robert Johnson” tramite la Svedese Sonet, arriverà ad essere il cantante dei Juicy Lucy per poi spostarsi nel tempo a cantare per i Tempest la band di John Hiseman e Mark Clarke, ma tutti questi progetti non sembrano soddisfare Paul è infatti saranno tutti di breve durata.

Nel 1995 forma i Blue Thunder dopo suggerimento del suo manager di partire in tour per il Giappone, nel corso degli anni rimarranno la sua band principale anche se sarà impegnato in Tour con altri artisti quali i Colisseum, John Baldry, Ray Dorset, Zoot Money, Colin Hodgkinson e Ronnie Johnson.