Le origini del Piedmont Blues.

Lo scrittore Bruce Bastin ha coniato la frase Piedmont Blues per descrivere quel genere di muisca Blues che nasce dalla pianura costiera che si estende delle colline vicino alla catena montuosa degli Appalachiane fino ad arrivare all’Atlantico, dalla Virginia fino alle Carolina, e dalla Georgia fino alla Florida.
Conosciuto anche come East Coast Blues, si caratterizza dall’uso prevalente dell’uso della tecnica finger-style e da ritmi che hanno subito l’influenza musicale di altri generi quali il ragtime e la stessa musica country.
Tutti coloro che sono appassionati di Blues conoscono i lavori e l’opere di Alan Lomax che ha contribuito a registrare, diffondere e conservare la natura folkloristica della musica americana e ovviamente il Blues rientrò in queste sue opere, ma quando parliamo di Piedmont Blues la figura di archivista e divulgatore principale di questo stile è stata quella di Peter B. “Pete” Lowry.
Nato a Montclair, nel New Jersey il primo aprile del 1941, frequenta la Deerfield Academy e poi la Princeton University, dove si specializza in scienze biologiche.
Insegna biologia per alcuni anni dopo aver conseguito un master in zoologia, ha spostato la sua attenzione verso la musica Blues e verso il Jazz.
Scrittore, produttore discografico, etnomusicologo, storico, fotografo, musicologo forense e insegnante si occupò dei vari aspetti della musica popolare, principalmente quella afroamericana.
Lowry ha viaggiato negli Stati Uniti sudorientali per oltre un decennio negli anni ’70 e ’80 facendo registrazioni sul campo e altre ricerche nella regione del Pidemont fino ad arrivare in Virginia, passando dalla Georgia fino alle due Caroline, tramite interviste, fotografie e registrazioni di musicisti blues e gospel tra il 1970 e 1980, ha documentato questo stile di Blues per farlo arrivare alle nostre generazioni.
Dopo un decennio passato a registrare, documentare e archiviare musica, collabora proprio con Alan Lomax per due anni presso la Libreria del Congresso Americano, tutto il suo materiale così come quello di Lomax è ormai parte del patrimonio culturale americano deopositato e registrato presso la sezione American Folklife Center della libreria del Congresso.
Lowry ha scritto di per varie riviste del settore quali le inglesi Blues Unlimited, Blues & Rhythm (UK), Juke Blues (UK) e le americane Cadence, Jazz Times, la sua attività di divulgatore è ancora oggi attiva, la sua collaborazione con il collega Bruce Bastin farà si che entrambi prendano il merito per aver coniato il termine Piedmont Blues.
Questo genere di Blues vanta tra i suoi artisti principali nomi quali Blind Blake, il suo esponente più noto, ma anche Blind Boy Fuller, Gary Davis, Etta Baker, Buddy Moss, Josh White, Scrapper Blackwell, e moltissimi altri.

Lonnie Donegan: il Re dello Skiffle.

Ogni re indossa la sua corona, così nella vita così come nella Musica, e proprio nella Musica di esempi ne abbiamo parecchi.
Basti pensare ad Elvis che è stato il Re del Rock ‘N’ Roll, al triumvirato dei tre Re del Blues che sono B.B. King, Freddie King e Albert King, e Lonnie Donegan più di ogni altro è stato il maggiore esponente delle Skiffle diffondendolo nel Regno Unito a suon di canzoni.
Anthony James Donegano nasce a Glasgow il ventinove aprile del 1932, figlio d’arte in quanto il padre di origini scozzesi suonava nella Scottish National Orchestra mentre la madre era di origini irlandesi.
Da bambino si dedica agli ascolti dello Swing e del Jazz, innamorandosi della chitarra Blues e Country tra i suoi ascolti preferiti vi sono il cantante compositore Josh White e il compositore Frank Crumit.
Si compra una chitarra all’età di quattordici anni ed inizia i suoi studi musicali, le sue capacitò di strumentista lo portarono già verso la fine degli anni quaranta a frequentare vai jazz club di Londra.
La sua prima frequenza presso una vera band avviene con quella di Chris Barber, futuro organizzatore dei tour inglesi dei Bluemen Big Bill Bronzy ma soprattutto di quello di Muddy Waters, a Barber era giunto all’orecchio delle capacità di Donegan come suonatore di banjo, ma a doverla dire tutta Lonnie non era ancora in grado di suonar il banjo e la sua assunzione nella band di Barber avvenne più in virtù delle sue qualità da sviluppare ed alla sua personalità che per virtù tecniche sullo strumento.
Barber non si era sbagliato e Donnie divenne un eccellente suonatore di banjo oltre che di chitarra, la sua permanenza all’interno della jazz band si protrasse fino all’obbligo del servizio di leva che svolse a Southampton, ma anche in questo periodo il suo talento lo porto a suonare come batterista per la Ken Grinyer’s Wolverines Jazz Band presso un pub locale.
In onore a Lonnie Johnson, Donegan cambio il suo nome, apri pee Lonnie Johsnon alla Royal Albert Hall nel 1952 con i suoi Tony Donegan Jazzband.
Nel 1954 Chris Barber chiede a Ken Colyer noto trombettista di ricoprire questo ruolo nella sua band, Colyer era appena uscito di galera per problemi riguardanti l’immigrazione, accettò di buon grado e rinominarono il gruppo in Ken Colyer’s Jazzmen
Mentre era nei Kenmen di Jazz Colyer con Chris Barber, Donegan cantava e suonava la chitarra e il banjo, iniziò a suonare con altri due membri della band durante gli intervalli, questi intervalli verranno nominati ” skiffle break”, nome suggerito dal fratello di Ken Colyer, Bill.
Donegan suonava canzoni folk e blues di artisti come Lead Belly e Woody Guthrie, questa pausa divenne popolare all’epoca tanto che decise di registraere “Rock Island Line” brano di Leadbelly, a cui seguì anche la creazione di un album completo intitolato “An Englishman Sings American Folk Songs”.
Pubblicato in America sull’etichetta Mercury nei primi anni ’60, questo fù il primo disco inglese a raggiungere la Top Ten negli Stati Uniti, il disco rimarrà un catalizzatore per moltissimi futuri artisti di questo stile e del rock.
Dopo aver lasciato la band di Barber esce con Il suo prossimo singolo tramite la Decca, intitolato “Diggin ‘My Potatoes” fu registrato in un concerto alla Royal Festival Hall il 30 ottobre 1954, la sua collaborazione però con la casa discografica durò relativamente poco e venne abbandonato dall’etichetta
Nel giro di un mese fu agli Abbey Road Studios di Londra a registrare per l’etichetta EMI, ed il suo nuovo singolo Il suo prossimo singolo “Lost John” raggiunse la posizione 2 nella UK Singles Chart.
Donegan ha continuato a sfornare successi come “Cumberland Gap” e “Does Your Chewing Gum Lose Its Flavour” ed il seguente “My Old Man’s a Dustman” non fu ben accolto dai fan della skiffle in America ma raggiunse posizione numero uno nel Regno Unito.
La sua influenza nella scena musicale inglese fù evidente, come esempio prendiamo il primo progetto che è stato il precursore dei Beatles aveva il nome di The Quarry Men e fù fondato nel 1956 da Lennon.
Originariamente composto da Lennon e diversi compagni di scuola, i Quarry Men hanno preso il loro nome da una frase nella canzone della loro scuola, la Quarry Bank High School.
Originariamente chiamanta Blackjack con questo nome non hanno mai fatto nessuna esibizione pubblica, invece come the Querry Men il gruppo suonò a feste, balli scolastici, cinema e gare di skiffle amatoriali prima che Paul McCartney si unisse nell’ottobre del 1957, il resto poi c’è la storia dei Beatles che molti sicuramente già conosceranno.
Donegan ha continuato a scalare le classifiche britanniche fino al 1962, prima di soccombere ai Beatles e alla nascita della Beat Music.
La sua carriera come artista entro in una fase di declino, ma si tenne attivo grazie alla sua attività di produttore musicale, si riunì anche a Barber per un tour di revival dello skiffle in Germania.
Lonnie Donegan morirà il tre novembre del 1992 a causa di problemi cardiaci, da sempre nel corso della sua vita ha avuto questi problemi il suo primo attacco di cuore avvenne nel 1976, il suo retaggio è stato omaggiato nel corso degli anni da svariati artisti della scena mondiale quali ad esempio Mark Knopfler e Brian May.

C’era una volta lo skiffle.

La Musica ha la capacità di unire le persone come non mai, anche nelle situazioni più disagiate quali ad esempio quella di essere uno dei tanti braccianti o dei vari scaricatori di porti inglesi che cercava di passare la faticosa giornata riducendone la pesantezza attraverso dei canti durante il giorno, da questo si può notare la similitudine dei braccianti bianchi con la manovalanza nera sfruttata nei campi di cotone nel sud degli Stati Uniti.
La somiglianza finisce qui anche perché, i braccianti avevano a differenza degli afromaericani la capacità piena di tutti i diritti sociali e delle condizioni sociopolitiche che questi ultimi otterranno negli anni solo attraverso dure batttaglie.
Lo Skiffle comunque nasce negli States nei campi di cotone verso gli anni venti, come il Blues rappresenta lo struggente lamento dei lavoratori agricoli dei campi di cotone, questo musica viene acquisita come propria anche dagli scaricatori di porto inglesi, tra i suoi suonatori questi il nome del suo maggior esponenente è quello di Lonnie Donegan.
Lo skiffle era originariamente suonato con strumenti fatti in casa, o con attrezzi casalinghi usati per fare musica, proprio come in un jug band potevano benissimo ritrovare pentole, brocche, assi per lavare, o figure quali il “tea-chest bass” un rudimentale basso formato da una cesta per portare il tè ed un manico di scopa per tastiera, altro strumento della famiglia dei bidofoni a cui associamo anche il wash-tube bass delle varie jug band di Memphis.
L’evolversi dello stile musicale e la sua successiva notorietà nel tempo vide introdurre i classici strumenti quale le chitarre e ovviamente le percussioni, in modo da dare maggiore espressività ad i suoi interpreti ma senza dimenticare il messaggio di base che questo genere musicale proponeva.
L’etimologia della parola Skiffle deriva da “to make a Skiffle”, espressione coniata nello slang americano che intendeva significare l’atto che di colui che riusciva a fare un disastro di un’attività commerciale o di un affare.
La scena jazz del dopoguerra in Gran Bretagna vide un allontanamento dalla musica swing delle Big Band che avevano spopolato prima e durante il secondo conflitto bellico mondiale.
Le tendenze culturali tendono a cambiare a seguito di una guerra, questo perché le persone vogliono iniziare una nuova vita lasciandosi dietro di sé l’orrore, le difficoltà patite in guerra.
Con le Big Band mandate fuori dai gusti e dalle preferenze delle persone, i gruppi più piccoli iniziarono a riempire quello spazio che una volta era di dominio pubblico delle grandi band o orchestre.
Tra queste band emerse durante gli anni ’50 vi era quella del Jazzmen Ken Colyer, una band jazz di stampo tradizionale al cui interno vi era un suonatore di banjo e polistrumentista che avrebbe scritto la storia di questo stile nella Gran Bretagna, il suo nome era quello di Anthony James “Lonnie” Donegan.
Parte della bellezza di questa musica era che non richiedeva strumenti costosi né un alto livello di musicalità, risultava divertente, ballabile e soprattutto era un qualcosa di nuovo che serviva a recidere i tempi passati della guerra e il ricordo di tutto il dolore che questa aveva portato.

Holly Hyatt

Figlia di un musicista professionista inizia a conoscere la musica si da piccola alla sola età di seri anni.

Cantante, songwriter e naturalmente bassista spende gli ultimi quattordici anni della sua carriera musicale esibendosi con il suo duo  Holly and Jon, con cui pubblica quattro album di cui l’ultimo “Shufflin’ The Blues” del 2016.

Nella primavera del 2019 intraprende la carriera solista uscendo sul mercato con il disco “Wild Heart,  si è esibita sui palchi del Kaslo Jazz Festival, Unity Music Festival, Central Music Festival, Starbelly Jam, Idlewild Festival, Arts Wells, Arts On The Edge, Whatshan Lake Festival.

Holly è attualmente in tournée nel Canada occidentale con la sua band di cinque brani, con Hyatt alla voce e al basso, alla chitarra Jon Burden, tastiere Jack Taforo, sax e flauto Clinton Swanson e alla batteria  Steve Wilson.

Il link al suo sito web Holly Hyatt

 

 

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Me and the Devil – Maria Elena Cristiano.

Nata a Roma dove attualmente vive e laureata in Medicina, è proprietari dell’Agenzia Letteraria Babyon Cafè.
Questo libro disponibile sia in ebook che su carta per un formato di 334 pagine prende spunto dalla leggenda di Robert Johnson e del suo patto con il Diavolo al mitico crocicchio di Clarksdale, ma con la particolarità dei ruoli invertiti, cosa succederebbe infatti se fosse Satana ad interessarsi di quella di un mortale.
Il mito della leggenda di Robert Johnson raccontato e adattato nelle trame che vedono svolgeris il tutto in un lasso di tempo che spazia dalla fine degli anni trenta fino alla prima metà degli anni ottanta ed ha come protagonisti quattro musicisti di Van Nurys sobborgo industriale dei Los Angeles.

 

Soul Bass: La Musica Soul e i suoi bassisti.

Dopo Blues Bass, che devo dire ci ho preso gusto e allora perché non continuare…ed è ecco Soul Bass.

Sinossi del libro

Una breve introduzione alla Musica Soul qui rappresentata dalla storia delle più significative case discografiche di quel periodo, prime fra tutte  la Motown di Detroit e la Stax Records di Memphis, che hanno portato i nomi di Otis Redding, Aretha Franklin, Wilson Pickett, James Brown, Ray Charles, Sam Cooke, Stevie Wonder e moltissimi altri nei negozi e nelle case di tutto il mondo. Vengono brevemente descritte le vicissitudini della lotta per il conseguimento dei Diritti Civili da parte degli Afroamericani, tutte affiancate e supportate dalle canzoni degli artisti di questo stile musicale, canzoni quali “A Change is Gonna Come” di Sam Cook, “I am Black and Proud” di James Brown, “People Get Ready” di Curtis Mayfield e i suoi The Impressions, ma soprattutto l’inno Gospel “We Shall Overcame” divenuto il simbolo del manifesto per la libertà per gli Afroamericani. Scritto da un bassista amatoriale appassionato di Blues e Musica Nera, che vuole accennare quel periodo essenziale per l’affermazione dei diritti umanitari degli afroamericani, omaggiando la vita dei principali bassisti che con il loro stile hanno accompagnato in studio e sui palchi dei loro concerti la vita artistica dei più grandi artisti Soul.

Soul Bass

 

Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line.

Ecco un film di cui non avevo visto solo che l’inizio, “Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line” dedicato alla storia di Johnny Cash il celberrimo autore di “Folsom Prison Blues”, cantautore country, folk e di numerosi talkin’ blues.i pu

I titolo originale è semplicemente “Walk The Line”, uscito nel 2005 tramite la Fox 200 Pictures e con alla regia James Mangold sempre regista del film “Logan” dedicato al mutante di casa Marvel Wolwertien, il iflm è postumo alla morte del cantautore scopmapreso due anni prima nel 2003 a pochi mesi dalla dipartito di June Josh Carter sua moglie amore della sua vita.

Il film parla anche proprio di questo amore tra Johnny Cash interpretato da Joaquin Phonix, il Commodo del Gladiatore tanto per capirsi, e June Carter intepretato da Reese Whiterspoon, la bella protagonoista di “La Rivincita delle Bionde” (2001) e “Wild) (2014), tra il cast troviamo anche Ginnifer Goodwin la Biancaneve della serie tv “Once Upon a Time” nel ruolo della prima moglie Vivian Cash e un grande  Robert Patrick..si si nerdofili degli anni 80 come me  proprio il T-1000 di Terminator 2 nel ruolo del padre.

Il film inizia con Cash fisso a guardare una motosega prima di esibirsi sul palco della prigione di Folsom dove registro quel suo grandissimo concerto live che obliterò in fatto di vendite anche alcu i dischi dei Fab Fours a.k.a The Beatles,  e da qui parte il flashback all’infanzia e al tragico episodio della morte del fratello Jack.

Il periodo nell’aviazione i Germania, il matrimonio con la moglie Vivian che aveva conosciuto prima di partire per l’esercito, fino alla registrazione del suo primo singolo “Folsom Prison” e “Cry Cry Cry” proprio in quegli studi della Sun Records di Sam Phillips qui interpretato da Dallas Robert gia apparso in quel “Treno per Yuma” sempre diretto da James Mangold, ovviamente sono presenti anche i Tennesse Three formati iniziamelnte dal duo di contrabasso Marshall Grant, e chitarra Luther Perkins a cui si aggiunse poi W.S. Holland batterista di Carl Perkins.

Nel film vediamo Nash viaggiare in tour per il paese con gli attori che interpretano il meglio del Rock and Roll made in Usa, Elvis Presley interpretato da Terry Hilton e Jerry Lee Lewis da Waylon Jennings, e nel frattempo affrontare il suo periodo con le droghe, il fallimento del suo primo matrimonio, i problemi con la legge, il periodo di ripresa della crisi e la decisione di esibirsi in un carcere idea fortemente rifiutata dalla Columbia che quasi lo impedì..

Con sfondo e lieto fine come successe veramente,  il ragazzo con la chitarra conquista la sua bella dopo svariati alti e bassi sia in campo preofessionale che relazionale, tanto di cappelo agli attori che interpretano i protagonisti che hanno cantato le canzoni del film non affidandosi ad altri.

Un film abbastanza lungo ma che secondo me rende l’idea del personaggio di Johnny Cash, un bel fim che ha conquistato ben tre Golden Globs e ben cinque nomination agli Oscar.

Get on Up – La storia di James Brown.

Spesso mi domando sulla vera utilità delle vacanze natalizie  ho trovato rispsota nel fatto che a mio avviso servono per rimettersi in pari su tutte quelle cose che non hai mai tempo di fare….ecco una di queste e guardare tutti i film che avrei desiderato sempre guardare.

Questa volta inizio con quello dedicato a “Myster Dynamite”, “The Godfather of Soul”, o più semplicemente conosciuto all’anagrafe come James Brown, il film si intitola proprio “Get on Up – La storia di James Brown” uscito tramitie la Universal Picture nel 2014,  girato dal regista e attore  Tat Taylor.

Nelle vesti del protagonista troviamo Chadwick Boseman, si proprio lui il Pantera Nera dell’Universo Marvel, che nella mia modesta opinione riesce a dare un’idea definita del padrino del Soul, il cast è formato da artisti quali l’immenso Dan Aykroyd, il Lafayette di True Blood Nelsan Ellis nei panni dell’amico fraterno Bobby Bird, Viola Davis nella parte della mamma e Lennie James in quelli del padre, ecc, ecc.

Dall’infanzia nel Sud Carolina all’adolescenza caratterizzata da problemi con la giustizia, fino al successo negli anni sessanta coi Flaming Flames gruppo che abbandonerà quando gli offriranno di puntare sulla carriera solista, al mitico concerto all’Apollo, fino all’arresto nel 1988 in Georgia sotto effetto di droghe e per aver fatto irruzione armato nel suo stesso locale…..e si si ci sono anche le famose multe che fioccavano sui membri della band per qualsiasi errore.

Il film non è  stato molto apprezzato da quello che ho letto, sicuramente l’interpretazione di James Brown a mio avviso è abbastanza veritiera a quella descritta dai libri e dai documentari, avrà penalizzato forse una gestione della timeline e dei vari flashback sulla vita di James? episodi come il rapporto con le mogli maltrattate e soggette ad atti di violenza domestica,e  la morte del figlioTeddy  rilegate ad un unico frame? non sta a me giudicare…a me il film è piaciuto..

Almeno ho potuto vedere un film su James Brown, che come uomo era discutibile ma come artista no! ..uno che ha continuato a fare showbusiness per tutta la sua vita.. e poi nel film nomina anche Bootsy Collins il suo bassista..allora cosa fare di più per rendere felice questo di bassista :).

 

Solomon Burke: Ho visto un Re. Edoardo Fassio-Graziano Uliani.

Quando un libro ha come autori due nomi come Edoardo Fassio e Graziano Uliani e parla di Soul, non può deludere nessuna aspettativa sia dal lato editoriale che da quello musicale.

Fabio “Catfish” Fassio la voce radio della trasmissione Blues per antonomasia, autore di libri quali “Soul City” sempre per l’editore Vololibero o “Blues” per l’Editore Laterza, insieme a Graziano Uliani l’uomo del Soul organizzatore del Porretta Soul Festival dal lontano 1988, che ha portato in Emilia Romagna i grandi nome di Menphis quali Rufus Thomas a cui è dedicato il parco dove si svolgono i concerti ogni anno ma anche Carla Thomas e lo stesso Solomon Burke a cui è dedicato questo libro.

Solomon Burke nato a Philadelphia il 21 Marzo del 1940 studia come reverendo, si dedica alla Musica da ragazzo indicando nel tempo la nonna come sua influencer principale in campo musicale, sarà lei che gli insegnerà come cantare tutti gli stili musicali del tempo e regalargli la sua prima chitarra.

Passa già dall’età di sette anni molto del suo tempo in Chiesa, predicando e venendo nominato “Boy Wonder Preacher” per le sue innate doti di oratore, durante il liceo forma i Gospel Cavaliers

conducendo uno show radiofonico che lo porterà ad un contratto discografico con l’Atlantic Records.

Nel periodo di collaborazione contrattuale con l’Atlantic vedrà uscirà con canzoni quali
“Cry to Me”, “If You Need Me”, “Got to Get You Off My Mind”, “Down in the Valley” e la già nominata “Everybody Needs Somebody to Love”, sarà appellato come “King of Rock’N’Soul” o anche “Solomon King” per la sua posizione di leader incontrastato del Soul di quegli anni.

Nove euro spesi in un piccolo capolavoro editoriale di due pezzi da novanta quando parliamo di Musica Nera, non potete non comprarlo sarebbe impensabile per ogni amante del genere.

La filosofia di Eric Clapton. Il blues come sapere dell’anima – Alberto Rezzi.

Un’altro libro su “Slowhand” questa volta con un’impronta un pò più filosofica, inquadrando la figura di Eric Clapton come ambasciatore del Blues che non  viene rilegato ad un mero genere musicale ma ad una vera filosofia di vita.

L’autore del libro filosofo e anche chirarrista ripercorre la vita del chitarrista Blues raccontandoci le sue dipendenze tra droghe e alcol, la sua immensa passione per la musica e la chitarra ed anche  la sua  fedeltà verso il Blues.

Il libro uscito per l’editore Mimesis nel marzo del 2018 in 132 pagine ci presenta la storia di Clapton da una visione molto interessante, librino molto consigliato per tutti gli appassioanti di Blues e di Slowhand.

Samantha Fish – Kill or be Kind.

La mancanza di tempo la odio, devo scoprire solo adesso che una dei miei artisti preferiti esce con un nuovo disco e che quest’anno verrà addorottura in tour al Pistoia Blues.

Seguo Samantha Fish dal suo disco d’esordio con la Ruf Records “Girls with Guitar” nel 2011, una scoperta avvenuta su Youtube ascoltando la sua “Runaways” e “Bitch on the Run” e devo dire che sono rimasto impressionato  dallo stile di questa chitarrista e dalle sue performances nei video su Youtube.

Questo album esce dopo l’uscita dei suoi “Chills and Fever” and “Belle of The West” rispettivamente il quarto e quinto album della sua discografia in studio, quest’album il primo uscito con la casa discografica della Rounder attiva sul mercato da più di oltre quaranta anni e viene prodotto da Scott Billington e Stuart Reynolds ai Royal Memphis Studios di Memphis.

Devo dire che i precedenti dischi mi piacevano, anche se le mie preferenze si indirizzavano più verso “Black Wind Howlin'” e “Wild Heart” sono sempre rimasto soddisfatto dei supi album, questo non farà eccezione già dai primi ascolto e sopratutto l’opener “Bulletproff” dove ritorna a suonare la cigarbox

Qui il link alla pagina di Samantha Fish sul sito dell Rounder.

Samantha Fish

 

 

Il Diavolo suona il Blues. Enrico Cetta.

Il Blues è pieno di storie, aneddoti e leggende, e la più conosciuta da tutti nel mondo del Blues o della Musica in generale è quella del chitarrista Robert Johnson e del sul patto con il Diavolo avvenuto la notte a Clarksdale dove la Highway 49 e la Highway 61 si incontrano.

Sulla basi di questa parte il racconto di Enrico Cetta e del suo libro “Il Diavolo suona il Blues” uscito per Scatole Parlanti, romanzo breve e avvincente che ripercorre il viaggio del protagonista Eric che recentemente scopre di essere segnato da un tumore incurabile al cervello per arrivare al Robert Johnson Festival, e del suo compagno di viaggio lo strano Mike che lo accompagna durante questa sua meta da raggiungere.

L’autore  è nato a Faenza nel 1979, batterista, appassionato di cultura americana e musica rock , oltre quest’opera ha pubblicato  “Election Day” (2015) ,  “L’occhio del demone” (nel 2016), “L’ombra crudele del passato (2017), mentre nel 2018 vince con il racconto “1965” il concorso  “Andiamo in Ucronia!”, “Il Diavolo suona il Blues” è il suo primo romanzo con Scatole Parlanti uscito nello stesso anno.

Il libro mi è piaciuto molto, scritto da un musicista che sa quel che scrive, gli aneddoti e le descrizioni della chitarra del protagonista si capisce che sono farina di chi la Musica e il mondo che la circonda lo conosce, un gran bel libro per una lettura veloce e appassionante.

Consigliato a chi ama il Blues e i racconti intorno al Blues, 94 pagine e 12 euro spesi bene.

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Cinque minuti due volte al giorno. Marco di Grazia – Cristiano Soldatich.

Lo scorso venerdì 27 ho avuto la possibilità di poter partecipare ad un piacevole evento, quello della presentazione del libro/fumetto di Marco di Grazia e Cristiano Soldatich presso  L’Edicola di Igor a Pistoia della loro ultima creatura “Cinque minuti due volte al giorno” uscita tramite al’editore Shockdown.

Ho avuto modo di apprezzare il loro lavoro insieme già nel precedente “L’uomo che custodiva la Musica” uscito tramite Marchetti  Editore nel novembre del 2017 se la memoria non mi tradisce, di solito non è abituata a farlo…. tranne nel fatto che mi sono scordato di acquistare anche  “Le curve della Memoria” uscito quest’anno, ma questo è un errore a cui rimedierò presto.

La presentazione dell’opera evidenzia l’accurato ricerca che è avvenuta dietro la realizzazione dell’opera che parte da un fatto realmente accaduto nella storia della vita di Chet Baker, quello relativo al suo periodo detentivo presso il carcere di Lucca e dalla particolare concessione del giudice che permise all’artista di poter suonare la sua tromba per cinque minuti due volte al giorno.

Il fumetto per essere chiari si riferisce a quel preciso periodo dell’artista, a differenza di altri prodotti ad esempio  BD Rock che ripercorrono brevemente più periodi della vita nei vari capitoli di  Jimi Hendrix, James Belushi e Janis Joplin pubblicati, devo dire che conoscendo lo stile di Marco di Grazia nei lavori che ho letto precedentemente mi aspettavo proprio una narrazione di questo stile ..ovvero fluida semplice ed intrigante come negli altri libri.

Il lato grafico mi ha molto colpito le tavole nello stile combinate alla narrazione identificano molto bene i demoni con cui Chet Baker doveva abitualmente convivere, per  saperne di più sulla vita del jazzista vi consiglio come feci già a suo tempo la lettura del libro “Come se avessi le ali” uscito tramite la Minimum Fax, fatevi una lettura sulla sua vita e troverete piccole chicche nello sfogliare questo fumetto che portate alla luce dalla veste grafica vi rimanderanno alla vita dell’artista.

Vi cito la mia preferita, senza anticipare nulla a chi spero voglia comprare questo fumetto, che è la donna nel vestito blu …altro non è che un sentito omaggio alla versione di “Almost Blue” cover del brano originale inciso d Elvis Costello nel suo album “Imperial bedroom” e riproposta dal Jazzista proprio prima della sua morte e ripresa nell’album postumo “Chet Baker in Tokyo”.

Ho molto gradito il fumetto e mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti dei comics e di musica, magari chissà forse scoprirete una passione per Chet Baker e il cool jazz dopo questa lettura.

Jerry Knight.

Jerry Ernest Knight 17 aprile 1952 a Los Angeles è stato un cantante e bassista R&B americano che raggiunse la notorietà verso la fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
Insieme a Ray Parker Jr. è stato uno dei membri fondatori del gruppo Raydio, cantando nel loro primo successo “Jack and Jill” contenuto nel loro primo disco dal titolo omonimo.
Dopo questo periodo con i Raydio inizia la sua carriera solista pubblicando tre album ottenendo un discreto successo iniziale con le canzoni “Overnight Sensation”, “Perfect Fit” e “Turn It Out”.
Ho conosciuto questo bassista grazie alla sua collaborazione con Bill Withers nel suo disco “Mengarie” del 1977 uscito per la Columbia Records.
Morirà alla solo età di 44 anni per cancro a Los Angeles e verrà seppelito nel cimitero di Inglewood Park, dove riposano varie celebrità,   tra gli altri musicisti possiamo menzionare i nomi di Ella Fitzgerald, Ray Charles e Lowell Fulson e Big Mama Thorthon.