Fra la Via Aurelia e il Mississippi – Marco di Grazia.

Nella mia costante di ricerca di vedere del Blues stampato su carta questa volta mi sono imbattuto in un nome che conoscevo per altri motivi quello di Marco di Grazia,  i vari “non giovanissimi” nerd informatici e assidui lettori di comics come me ricorderanno quella serie chiamata Area 51 uscita nel 1997 nelle librerie specializzate, e proprio adesso sul web vengo a conoscenza del suo ultimo libro uscito per l’Editore Augh nella collana Tomahawk.

Nato a Pescia classe 1969, l’autore è uno sceneggiatore e autore non solo attivo nel mondo dei fumetti ma ha all’attivo altri romanzi, questo ultimo suo lavoro è incentrato sulla Musica Blues attraverso sei racconti che ovviamente avendo come tema non può non uscire da argomenti quali il Delta, i viaggi i musicisti, le leggende sui patti al Crocicchio del Diavolo, e  anche se devo ancora comprarlo sono già sicuro che mi piaceranno tutti visto che in parte ho apprezzato lo stile dell’autore nel suo precedente libro “L’uomo che custodiva la Musica”.

Ho trovato giusto questo titolo pochi minuti prima, adesso sono già online ad ordinare il libro nei vari siti quali IBS, Libreria Universitaria, La Feltrinelli, queste 176 pagine di racconti sul Blues non potevo farmeli scappare anche perché ora era davvero qualche tempo che non leggevo di Blues e cominciavano i primi sintomi da assuefazione musico/letteraria ed era giusto facessi il pieno nuovamente.

Gli anni passano e i grandi di questa Musica come è naturale nella vita ci lasciano, le recenti scompare si Aretha Franklin e Otis Rush sono e purtroppo non saranno l’ultime, ma sicuramente il retaggio del Blues volente o nolente rimarrà a tutti coloro che come me appartengano a generazioni più recenti, e di certo non mancherà di appassionare anche quelle future..perché del resto è proprio quello che fa la Musica.

Il sito dell’autore per maggiori informazioni

Marco di Grazia.

 

Otis Rush: The King of The Hill is gone.

Sabato 29 Settembre del 2018 all’età di 84 anni si è spento Otis Rush pere complicazioni in seguito all’ictus che lo aveva colpito nel 2003, tra i creatori e ideatori del Wes Sound il suo modo di suonare sarà di ispirazione per   chitarristi non solo del Blues, tra cui ricordare Eric Clapton, Buddy Guy, BB King, Carlos Santana, Mike Bloomfield, Jimmy Page, Billie Joe Armstrong dei Green Day, Stevie Ray Vaughan, e omaggiato da artisti quali Gary Moore, Jimi Hendrix, Johnny Winter e Duane Allman con cui ha anche suonato nel suo disco “Right Place, Wrong Time”.

Nasceva a Philadelphia il 29 Settembre del 1934, uno dei sette figli di una coppia di mezzadri che lo mandava a lavorare nei campi facendogli saltare regolarmente la scuola, ma nel tempo libero si dilettava all’armonica prima che cominciasse da autodidatta i primi rudimenti della chitarra all’età di 8 anni sulla chitarra del fratello Leroy quando era assente da casa,  all’età di appena quindici anni si  trasferisce a Chicago nel 1949, dopo aver visitato una delle sue sorelle là e aver visto dal vivo artisti del calibro di Muddy Waters e Little Walter esibirsi in club South Side decide di dedicarsi alla Musica,  nel mentre lavora nelle varie acciaierie locali, come guardiano nei  recinti per il bestiame e anche come camionista ed  inizia a prendere lezioni di chitarra da un musicista locale tale Reggie Boyd.

Nel 1953 suonando nei club viene scoperto da Willie Dixon che lavorava come Talent Scout per Eli Toscano, proprietario della famosa ma sfortunata etichetta Cobra che finirà in bancarotta causa dei molti debiti di gioco contratti da Toscano, ma tra queste sfortune Otis Rush incide per questa etichetta il suo primo singolo “I can’ t quit you baby” e alcuni tra i suoi successi più noti come “All your love (I miss lovin)” e “Double Trouble” , questa canzone verrà presa da Stevie Ray Vaughan per dare il nome alla sua band come molti sapranno.

Dopo il fallimento della Cobra si sposta alla Chess Records per la quale registra anche la compilation “Doors to Doors” con Albert King altro genio della chitarra con cui condivideva una caratteristica particolare legata al fatto che entrambi erano mancini come molti altri quali Jimi Hendrix, Paul McCartney e Tony Iommi, ma le loro chitarre avevano le corde invertite ovvero il Mi cantino era in alto e il grave era in basso.

Con la sua Epiphone Riviera invertita, lo stetson in testa e un paio di occhiali scuri, nella sua carriera registrerà per etichette come la Delmark, la  Chess e la Duke, nel 1969 arriverà alla Collittion Records una sussidiara dell’Atlantic Records con cui pubblicherà “Mourning in the Morning” considerato da molti il suo primo vero disco…. con Jerry Jemmot al basso, così tanto per farlo sapere a chi lo ignorasse visto che è il blog di un bassista.

Durante gli anni 60/70 si esibisce nei vari tour, è stato un’artista molto spesso non considerato dalle case discografiche un esempio è il suo disco del 1976 “Right Place, Wrong Time” che esce per la Bullfrog, pubblicato cinque dopo che era stato inciso, solamente  quando lo stesso Rush si presenta all’etichetta con il nastro comprato dalla Capitol Records attuale proprietaria e che a suo tempo aveva rifiutato di pubblicarlo, commercialmente si

Si ritirò dal esibirsi alla fine degli anni settanta, anche insoddisfatto dai mancati successi commerciali ma rientrerà nel mercato  negli anni ’80 e, anche se ha registrato solo sporadicamente alcuni album tra cui “Ain’ enough comin’ in” nel 1994 primo album sedici anni dopo l’ultimo, arriverà a vincere un un Grammy Award per il miglior album di  Blues tradizionale con “Any Place I’m going” nel 1999, nello stesso anno viene inserito nella Blues Hall of Fame, la rivista Rolling Stones lo inserirà al n° 53 nella classifica dei chitarristi più influenti di tutti.

Veniva soprannominato King of The Hill e al pari di Magic Sam e Buddy Guy viene considerato tra i creatori del West Side Sound, non ha mai avuto però la stessa  attenzione nazionale e internazionale di altri musicisti Blues perché non era un grande promoter di se stesso, non era molto interessato al mondo del business e per quello che riguardava la Musica era il tipo che usciva e andava a suonare ed una volta finito rimetteva la chitarra nella custodia e rientrava a casa, questo a detta delle parole del suo storico manager Rick Bates.

Nel 2016 al Chicago Blues festival si presente sul palco sulla sedia a rotelle, dove vi era finito nel 2003 a causa di un’ictus, per ricevere l’ultimo omaggio dei fan a un chitarrista che ha condizionato con il suo stile molte generazioni di Bluesman e artisti.