Samantha Fish – Kill or be Kind.

La mancanza di tempo la odio, devo scoprire solo adesso che una dei miei artisti preferiti esce con un nuovo disco e che quest’anno verrà addorottura in tour al Pistoia Blues.

Seguo Samantha Fish dal suo disco d’esordio con la Ruf Records “Girls with Guitar” nel 2011, una scoperta avvenuta su Youtube ascoltando la sua “Runaways” e “Bitch on the Run” e devo dire che sono rimasto impressionato  dallo stile di questa chitarrista e dalle sue performances nei video su Youtube.

Questo album esce dopo l’uscita dei suoi “Chills and Fever” and “Belle of The West” rispettivamente il quarto e quinto album della sua discografia in studio, quest’album il primo uscito con la casa discografica della Rounder attiva sul mercato da più di oltre quaranta anni e viene prodotto da Scott Billington e Stuart Reynolds ai Royal Memphis Studios di Memphis.

Devo dire che i precedenti dischi mi piacevano, anche se le mie preferenze si indirizzavano più verso “Black Wind Howlin'” e “Wild Heart” sono sempre rimasto soddisfatto dei supi album, questo non farà eccezione già dai primi ascolto e sopratutto l’opener “Bulletproff” dove ritorna a suonare la cigarbox

Qui il link alla pagina di Samantha Fish sul sito dell Rounder.

Samantha Fish

 

 

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010.

Continuiamo a parlare di bassisti che cantano il Blues, sono un rarità già in altri generi musicali figuriamoci nel Blues, forse non è altro che una fissa mia visto che primo  io sono stonato come una campana rotta in due e secondo già faccio una fatica bestia  a suonarlo il Blues..e se mi riuscisse bene almeno quello mi accontenterei.

Scherzi a parte parliamo di uno dei bassisti Blues più “storici”, classe 1930 gente e ancora con tanta voglia di salire sul palco un vero Bluesman, devo dire che ho sempre faticato a trovare informazione sui suoi dischi e potete capire la mia sorpresa nel scoprire l’esistenza di questo live su Amazon.

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010 è il titolo del disco che trovato su Amazon, per me questo bassista è una leggenda vivente del Blues, è l’equivalente di Buddy Guy per la chitarra riportato al basso, una sorta d guida vacante per ogni persona che voglia fare uno shuffle con il ns strumento a quattro corde tra le mani.

Uscito originariamente nel 2010 viene ristampato nel Dicembre del 2018 dalla MJ Group, il live contiene cover di canzoni quali “Blind Man Blues”, “Let the Good Time Roll”, “Sweet Home Chicago”, “Key o The Highway” e pezzi dai dischi di Bob Stroger quali “Bob di Back in Town”.

Contento di aver potuto avere un’altro live di Bob Stroger oltre a “In The House – Live At Lucerne – Vol.1” vi consiglio come sempre l’ascolto.

 

 

 

Willie Kent ‎– Make Room For The Blues.

Nel 1998 tramite la Delmark  Records esce l’album solista di Willie Kent “Make Room For The Blues”.

Da sempre uno dei miei bassisti preferiti perché come pochi suona il basso e canta il Blues esce sul mercato discografico in quell’anno in cui io iniziavo a sentire i mie amati Iron Maiden, mi ci vorranno più anni sulle spalle perché lo possa conoscere ma per apprezzarlo mi ci è voluto davvero un solo ascolto.

Devo dire che forse non è il mio preferito ma di sicuro è un’album che risento sempre volentieri con l’orecchio teso a cercare di farmi entrare nella testa e nelle mani un minimo  del suo groove…con scarsissimi risultati purtroppo per me…ma almeno posso ascoltare il suo Blues.

Voce, Basso – Willie KentBatteria – James Carter
Piano – Ken Saydak (tracks: 4, 9)
Guitar – Billy Flynn (tracce: 2, 3, 4, 5, 8, 9, 11), Jake Dawson (tracce: 1, 6, 7, 10, 12, 13)
Guitar Willie Davis (2) (tracks: 1)
Piano – Kenny Barker
Sax – Hank Ford (tracks: 2, 4, 10)
Tromba – Kenny Anderson (2) (tracks: 2, 4, 10)

E’ sempre ora di fare spazio per un pò di Blues e io spero che quello di questo disco vi piaccia.

 

 

 

 

Big “Mojo” Elem: Mojo Boogie.

Nel 1997 tramite la MCM Blues Records in cd la ristampa dell’unico album solista di Big “Mojo” Elem pubblicato nel 1978 dalla Storyville Records.

Robert Elem non ha mai forse creduto nella musica come molti altri artisti, infatti non ha mai abbandonato il suo lavoro per dedicarsi completamente alla carriera di musicista, di certo non per mancanza di qualità artistiche o canore.

Nella sua carriera di turnista per molti artisti e arrivato comunque all’uscita di questo disco solista che io ho sempre trovato interessante e che vale la pena ascoltare, la formazione della band nel disco è la seguente:

Voce, basso: Robert “Big Mojo” Elem.
Slide guitar, cori: Erik Trauner
Chitarra: Markus Toyfl
Harmonica, cori: Christian Dozzler
Piano: Dani Gugolzx
Batteria: Timothy Taylor.

Ho sempre adorato questo disco, e mi dispiace per la carriera di questo bassista/cantante morto all’età di 69, che ha comunque avuto la fortuna di avere un giovanissimo Freddie King nella sua prima band.

 

 

The Black Keys: Chulahoma – the songs of Junior Kimbrough.

Le stranezze della vita ti mettono davanti certe volte delle novità cheti capitano così come un fulmine a ciel sereno, questa volta per fortuna mi hanno fatto conoscere nel mio percorso educativo verso il Blues l’artista chiamato Junior Kimbrough attraverso un disco tributo del duo rock The Black Keys.

Nelle orecchie di chi segue un pò la Musica internazionale forse “The Lonely Boy” dall’album “El camino” potrà esservi arrivata, ma la venuta conoscenza di questo album dedicato a Junior Kimbrogough attraverso loro mi conferma sempre più che non ci potrebbe essere stato nulla della Musica Rock moderna senza il Blues, ma il fatto più strano è che questa illuminazione arriva da un mio amico che un giorno mi dice “lo conosci  Junior Kimbrough? è un Bluesman..”.

Dopo aver strabuzzato gli occhi incredulo davanti a tale persona che ho cercato per anni di plagiare musicalmente con i dischi di Steve Ray Vaughan, Albert King e tanto Chicago Blues, fino ad arrivare a  stressarlo al punto che se avesse sentito ancora uno shuffle avrebbe fatto come il protagonista di Arancia Meccanica in fondo al film ovvero si sarebbe buttato dalla finestra……ma se era anni che mi prendeva in giro per il Blues..

Cioè ti chiedi come è capitato tutto questo…la risposta arriva da questo album dei The Black Keys che omaggiano questo Bluesman che ho potuto scoprire grazie a questo disco, un lavoro fatto veramente bene da un gran gruppo per chi ama il Rock, commovente l’ultima traccia un messaggio telefonico della moglie che apprezza il lavoro effettuato dai due artisti elogiando il loro stile affermando che sono gli unici a suonare nella stesso modo con cui lo faceva Junior Kimbrough.

Veramente un bel disco..

 

T-Model Ford: Pee Wee get my gun.

Adoro i mercatini dell’usato spesso li frequento con un mio caro amico alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire e sentire, così mentre il mio amico appassionato di vinile rovista tra i vari dischi io mi sposto nella bancarella accanto che vende non solo vinili, ma anche i cd ed è cosa assai gradita per me sopratutto quando dai questa bancarella emerge un titolo come quest’album di T-Model Ford.

La copertina è assai d’impatto in questo disco che prodotto dalla Fat Possum Records nel 1997, e mi ha fatto conoscere questo particolare artista dal nome all’anagrafe è James Lewis Carter ford alias t-Model Ford, un bluesman che ha saputo ben mischiare la durezza del Delta Blues a quello di Chicago e dei Juke joints e a mio avviso per un neofita del Blues come il sottoscritto rappresenta un’ascolto davvero interessante e molto gradito.

Quando riesci a prendere dischi così è sempre bello rovistare tra i mercatini..chissà cosa porterà di buono la prossima volta.

 

Samantha Fish – Belle of The West.

l’ultima volta che avevo condiviso la mia esperienza circa l’album di Samantha Fish era successo con l’uscita di “Wild Heart” nel 2015, ho passato volutamente sopra il successivo “Chills and Fever” che mi era piaciuto ma che non mi aveva entusiasmato come ad esempio il precedente “Black Howlin’ Wolf” del 2011.

Ora mi ritrovo davanti a Belle of The West, ultima fatica della cantante nata a Kansas City, sempre per la Rufus Records con la quale ho iniziato a conoscerla con il disco “Girls With Guitars” nel 2011, da un primo ascolto questo disco mi sembra più adeguato ai miei gusti, convincendomi molto di più del precedente album.

Questo disco dalla vena mista tra un southern blues e un ottimo country, mi è davvero piaciuto sopratutto in canzoni quali la titletrack “Belle of The West”, oppure “Daughters” ma anche “American Dream”, “No Angels” e “Don’ t Say You Love Me”, ricordandomi ogni volta perché aspetto sempre a gloria l’uscita dei suoi dischi.

Peccato che forse, on potrò mai avere l’occasione di vederla dal vivo..ma chissà dicevo lo stesso di Ana Povovic, poi alla fine inaspettatamente ho potuto ammirarla al Serravezza Blues Festival perciò mai dire mai nella vita.

The Original Blues Brothers Band: The Last Shade of Blue Before Black.

Fecero la loro prima apparizione al Saturday Night Life il 28 aprile del 1978, si esibirono con il brano “Hey Bartender” durante lo show dove si era pensato di farli apparire come un sipario comico/musicale,  da allora questa band di revival Blues e Soul non si sono mai più fermati rimanendo nel mondo della Musica e continuando a sfornare dischi.

Penso che ancora molti non realizzino che i membri della band del film di John Landis del 1980 non erano attori a cui era stato dato in mano uno strumento ma musicisti veri, gente che già prima di allora aveva una carriera musicale lunghissima come ad esempio i vecchi membri della former Booker T & the M.G.’s quali Steve “The Colonel” Cropper e Donald “Duck” Dunn, Willie “Too Big” Hall ex batterista dei  Bar-Kays e di  Isaac Hayes, il pianista e attuale band leader Paul “The Shiv” Shaffer, oppure Alan “Mr. Fabulous” Rubin per non dimenticare Lou “Blue” Marini o Matt “Guitar” Murphy e così via.

Questo “The Last Shade of Blue Before Black” è il 16 album della band, è dedicato a quelli che non sono più presenti quali Donald “Duck” Dunn, Alain Rubin, così come il bassista Eric “The Red” Udel che ha sostituito Dunn, queste 14 tracce per un totale di 62 minuti usciti per la Seven Records sono l’ennesimo viaggio di una band che rimane fedele al suo stile e al suo suono che come dimostrato in questi anni continua ad appassionare i propri fan, ed io mi includo tra questi a pieno titolo.

 

Brunning Sunflower Blues Band. – I wish you would.

Adoro le mostre del disco, non ho il giradischi e non ho un vinile in casa, ma ogni volta che torno da una di queste spaziando tra i vari album arrivano alle orecchie nuovi ascolti interessanti.

Ieri ho fatto la conoscenza della Brunning Sunflower Blues Band del basstista Bob Brunning di cui ovviamente ho intenzione di parlarvi a presto, comunque l’albumuscito nel 1970 contiene 12 tracce per una durata di poco più di 34 minuti, altra band Blues Rock britannica di cui non avevo mai sentito parlare e che sono contento di aver conosciuto e di invitarvi ad ascoltare.

 

Little Whitt & Big Bo – Moody Swamp Blues.

In questa era dove è possibile scaricare illegalmente quasi qualsiasi software o album dal web, più che mai ritrovo ancora più importanti le mostre del disco perché mi rendo conto che chi veramente ama la musica e’ disposto a pagare, collezionare le opere dei suoi idoli e poi perché certi album come così per le persone la vita te le presenta davanti.

E’ stato così con quest’album di Little Whitt all’anagrafe Jolly Wells classe 1931 e Big Bo alias Bo McGee classe 1928, due figure storiche della scena Blues dell’Alabama che dopo quasi oltre 4 decenni passati a fare lavori quali ad esempio gli l’autisti e rifiutando di lavorare per nomi importanti della scena Blues, decidono nel 1995 in breve di far uscire questo disco Moody Swamp Blues nel 1995, disco che li porterà anche ad un tour di 50 concerti tra Scozia, Lussemburgo, Germania, Belgio e Inghilterra.

Nel 2002 la vita e ovviamente la carriera di Big Bo viene tragicamente uccisa dal figliastro nel 2002 poco dopo aver vinto il riconoscimento dell’Alabama Folk Heritage, quest’album mi è veramente piaciuto uno di quei tanti dischi acquistati alle mostre del disco che ti spingerebbero a comprarne altri non appena hai finito di ascoltarlo.

Gran Bel disco e contentissimo di averlo comprato.

 

Ten Years after – Cricklewood Green. (1970)

Uscito nell’Aprile del 1970 per la Deram e l Chrysalis, registrato nel 1969 presso gli Olimpus Studio di Londra e prodotto dallo stesso Alvin Lee l’album è noto per contenere uno delle loro hit “Love me like a man”.

Le canzoni sono scritte tutte da Alvin Lee pe un totale di quasi 40 minuti di Blues Rcok phychedelico, anceh questo discreto disco di questa band pioniera del British blues Rock.

Buon ascolto.

Ten Years After – SSSh

Nell’agosto del 1969 esce il terzo albumd dei Ten Years after dopo il successo di Stonedhenge registrato ai Morgano Studios a Londra nell giugno dello stesso anno, l’album vine prodottoda Chris Whright cofondatore delle Crysalis Record.

L’album che si piazzerà al 20 posto nella classifica Billboard Usa e al quarto in quella inglese contiene otto trace tra cui la cover di Sonny Boy Williamson “Come On little School Girl” per un totale di 35 minuti, io l’ho ascoltato in successione rispetto al precedente e devo dire che preferisco di gran lunga Stonedhenege.

Questione di gusti …

Ten Years After. – Stonedhenge. (1969)

Secondo Album dei Ten Years After è affermazione sul mercato del loro successo, l’album sempre pubblicato dalla Deram esce appunto nel 1969 anno di Woodstock, grazie a questo album che ebbe un discreto successo in Inghilterra che vennero prima invitati al Newport Jazz Festival.

L’album contiene le canzoni Hear me Calling primo singolo dell’album e I’m going Home che ebbe un discreto clamore nella loro esibizione di Woodstock, l’abum registrato  a  settmebre del 1968 sempre presso gli Studi Decca e prodotto questa volta dal solo Mike Vernon esce sul mercato nel febbraio del 1969, con du diverse copertine per il mercato inglese (quella con Stonededge) e quella per il mercato ngeli USA uguale poi alla ristampa deluxe del 2002.

La copertina del disco inglese.

Ten Years After album. (1967)

Album di debutto per la formazione dei Ten Years After, forse storicamente il primo Blues rock Album uscito in Inghilterra, la formazione vedeva Alvin Lee chitarra/voce , Leo Lyons al basso, il batterista Rick Lee insieme a Chick Churchill all’organo.

Il gruppo prima di prendere questo nome sostituendo quello proposto dal manager Chris Wright “Blues Yards” con il quale si esibirono al Marquee Club come spalla dei Bonzo Dog Doo-Dah Band, l’album contiene otto canzoni tra cui la cover di Spoonful scritta da Willie Dixon per Howlin’ Wolf.

L’album prodotto da Mike Vernon (Eric Clapton, John Mayhall, Fleetwood Mac, Peter Green) e  Gus Dudgeon Eelton John) esce per la Deram Recors, sussidiaria della Decca records presso i quali studio l’album viene registrato nel settembre del 1967 e uscirà nel mese di ottobre.

Album di inizio di uno dei miei gruppi Blues Rock preferiti a cui consiglio a tutti l’ascolto.

 

Porcupine Meat – Bobby Rush.

Premiato con un grammy nella categoria Best traditional Blues Album questo nuovo album di Bobby Rush mi ha sinceramente più convinto dell’unico suo album che avevo ascoltato Down in Lousiana uscito nel 2013, non ero tanto interessato a nuovi ascolti di questo cantante ma non perché non lo reputi bravo ma solamente che il mio orecchio musicalmente parlando preferisce altri artisti.

La mia decisione ad ascoltarlo è nata dal fatto che stava cercando  altro materiale di Vasti Jackson e ho scoperto che era presente come guest in questo disco e di preciso nella traccia che da il titolo all’album, le canzoni dell’album dodici sono scritte da Rush per la maggior parte tranne alcune che vedono la collaborazione del produttore del disco Scott Billington, sempre a proposito di guest stars abbiamo Joe Bonamassa in “Me, Myself and I” , Keb Mo in “Nighttime Gardner”.

L’album merita il grammy che ha ricevuto naturalmente, ma io non so per quale motivo non riesco a farmi coinvolgere dalla musica di Bobby Rush come succede con altri artisti, nella vita ci si può sempre ricredere e questo disco mi ha fatto muovere un passo nella strada verso il suo stile..chissà cosa succederà con il prossimo.