Cinque minuti due volte al giorno. Marco di Grazia – Cristiano Soldatich.

Lo scorso venerdì 27 ho avuto la possibilità di poter partecipare ad un piacevole evento, quello della presentazione del libro/fumetto di Marco di Grazia e Cristiano Soldatich presso  L’Edicola di Igor a Pistoia della loro ultima creatura “Cinque minuti due volte al giorno” uscita tramite al’editore Shockdown.

Ho avuto modo di apprezzare il loro lavoro insieme già nel precedente “L’uomo che custodiva la Musica” uscito tramite Marchetti  Editore nel novembre del 2017 se la memoria non mi tradisce, di solito non è abituata a farlo…. tranne nel fatto che mi sono scordato di acquistare anche  “Le curve della Memoria” uscito quest’anno, ma questo è un errore a cui rimedierò presto.

La presentazione dell’opera evidenzia l’accurato ricerca che è avvenuta dietro la realizzazione dell’opera che parte da un fatto realmente accaduto nella storia della vita di Chet Baker, quello relativo al suo periodo detentivo presso il carcere di Lucca e dalla particolare concessione del giudice che permise all’artista di poter suonare la sua tromba per cinque minuti due volte al giorno.

Il fumetto per essere chiari si riferisce a quel preciso periodo dell’artista, a differenza di altri prodotti ad esempio  BD Rock che ripercorrono brevemente più periodi della vita nei vari capitoli di  Jimi Hendrix, James Belushi e Janis Joplin pubblicati, devo dire che conoscendo lo stile di Marco di Grazia nei lavori che ho letto precedentemente mi aspettavo proprio una narrazione di questo stile ..ovvero fluida semplice ed intrigante come negli altri libri.

Il lato grafico mi ha molto colpito le tavole nello stile combinate alla narrazione identificano molto bene i demoni con cui Chet Baker doveva abitualmente convivere, per  saperne di più sulla vita del jazzista vi consiglio come feci già a suo tempo la lettura del libro “Come se avessi le ali” uscito tramite la Minimum Fax, fatevi una lettura sulla sua vita e troverete piccole chicche nello sfogliare questo fumetto che portate alla luce dalla veste grafica vi rimanderanno alla vita dell’artista.

Vi cito la mia preferita, senza anticipare nulla a chi spero voglia comprare questo fumetto, che è la donna nel vestito blu …altro non è che un sentito omaggio alla versione di “Almost Blue” cover del brano originale inciso d Elvis Costello nel suo album “Imperial bedroom” e riproposta dal Jazzista proprio prima della sua morte e ripresa nell’album postumo “Chet Baker in Tokyo”.

Ho molto gradito il fumetto e mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti dei comics e di musica, magari chissà forse scoprirete una passione per Chet Baker e il cool jazz dopo questa lettura.

(I can’t get no) satisfaction. Storia di un riff leggendario. Francesco Ughi.

Non ci devo andare in libreria…o almeno devo lasciare il portafoglio fuori, è come un negozio di musica è un pusher che qualcosa che mi vende sempre..

Devi partire per le vacanze, devi stare ore in autobus che fai oltre a dormire, leggi o ascolti musica e allora compralo un libro sulla Musica tanto per cambiare, trovalo l’ennesimo libro che ti insegnerà quella mezza verità su una canzone, un gruppo album o artista che sia….

Ho trovato a metà prezzo com molta fortuna questo bellissimo libro scritto da Francesco Ughi giornalista napoletano descrive la nascita e sopratutto l’importanza che può esserci nel messaggio dietro una canzone, il libro scritto nel 2015 e uscito per Arcana non racconta la mera storia della nascita della canzone che forse come a tanti potrebbe essere ben nota.

Troverete riferimenti ad aspetti sociali riconducibili alla filosofia di Herbert Marcuse, riferimenti alla storia della Chess Records, alle varie cover rifatte in tributo all’originale, la descrizione di ciò che musicalmente esegue la band, dalla batteria al basso  e ovviamente la chitarra di Keith Richard.

Descrivere il libro così è riduttivo nei confronti della sua bellezza sia nella narrazione che nell’analisi di uno dei capolavori più noti del Rock, le 189 pagine uscite tramite Arcana Edizione esprimono molto di più che la mera cronologia di una stesura di un brano ed esprimono una ricerca di un’autore che magistralmente segna l’impatto sociale e generazionale del capolavoro degli Stones.

Per quei pochi che non conoscano la storia del gruppo, difficile da immaginare,può anche essere un ottimo inizio per un imparare qualcosa sulla leggenda degli Stones, del Rock e del Blues e su quell’eterno mito che sarà Satisfaction.

Libro eccezionale 100% Rock Puro.

 

Steve Harris. The man behind the Iron mask – Gianluca Faziotti.

Quanti libri sono stati scritti sugli Iron Maiden? quanti ne hanno raccontato la storia in tutti questi anni? tantissimi e tradotti in tutte le lingue..ma quanti dedicati alla figura del suo fondatore e bassista l’unico e inimitabile Steve Harris?

Queste domande per quanto che me ne concerne ad oggi trovavano risposta solo nel libro “Steve Harris: The Clairvoyant”, scritto da Stjepan Juras e pubblicizzato sul sito Maiden Croatia ormai ben otto anni fa se non ricordo male e di solito non lo faccio, oggi per fortuna ho la possibilità di leggere un libro dedicato al mio bassista preferito grazie a Gianluca Faziotti e al suo  “Steve Harris. The man behind the Iron mask”  uscito sotto Arcana Edizioni.

Immaginate una di quelle giornate in cui hai mezzo pomeriggio libero dal lavoro, e finalmente puoi portare a sistemare il basso dal liutaio e casualmente allunghi la strada in centro per passare davanti alla libreria, perché tanto lo sai che non appena entri dentro un qualcosa  che ti piace o ti interessa lo trovi di sicuro perché senza leggere non puoi stare..e ti appare davanti questa chicca di libro.

Gianluca Faziotti classe 1990 ha messo su carta la vita di Sergent Steve narrando con lo spirito di un puro “maideniano”…se così si può dire… quello che la figura di questo bassista ha rappresentato per tutti coloro che amano come il sottoscritto questo gruppo sparsi in tutto il globo.

Il bello di tutto è che nonostante ci separino tredici anni di differenza nelle pagine del libro scorgo la stessa passione che mi accompagna proprio dal quel 1990, anno in cui io avevo tredici e mi capito tra le mani The Number of The Beast l’album che mi avrebbe sconvolto la vita per sempre, questo è l’esempio che la musica di un gruppo valido può raggiungere tutte le generazioni, affermazione che mi è confermata quando l’ ultima volta che li ho visto ho trovato ragazzi di 20 anni più giovani di me che magari sono cresciuti con “A Matter Of Life of Death” invece che “Piece of Mind” come il sottoscritto ma la passione per la Vergine di Ferro è sempre forte in tutti noi fedelissimi.

Accusati quasi di essere addetti di un culto i fan dei Maiden sono semplicemente così, li amiamo, li adoriamo e li seguiamo perché sono sempre loro ed ogni volta sul palco ce lo ricordano, ma sopratutto lui non ce lo farà mai dimenticare l’unico e inimitabile Steve Harris.

Un libro scritto da un fan per i fans, bello e scorrevole che ci regala oltre a qualche dettaglio forse ancora poco conosciuto ai pochi una lettura che ci presenta come la figura di Steve abbia condizionato o cambiato il nostro modo di vedere la Musica e la vita.

Forever Up The Irons…ma senza mai dimenticare il Blues nell’anima, e state certi che scavando bene ne troverete  anche nei dischi dei ns amati Iron Maiden.

Grande Gianluca Faziotti.

Questo è il link del libro sul sito dell’Arcana Edizioni

Strana Officina: Law of the Jungle.

Penso che ognuno di noi abbia in testa una canzone, oppure artista, nel mio caso un gruppo  che ascoltava da ragazzo che l’ha talmente colpito che non lo riesce mai a stancarlo di ascoltarlo o vederlo live?

A dire la verità scommetto che ne sono molti per ognuno di noi, ma per il sottoscritto loro rimangono un’icona inossidabile nel tempo, una certezza che qualsiasi suono esca da quella band mi piacerà a prescindere, una sensazione che nell’ambito Metal della mia gioventù solo due gruppi mi hanno sempre trasmesso i miei adorati Maiden e i Motorhead di quel Dio del Rock chiamato Lemmy Kilmister.

Il mio approccio alla band arriva in maniera quasi comico, me li ritrovo in un musicassetta a quattordici anni di quelle che tra amici ci doppiavamo per scambiarci i vari ascolti, e in queste compilation mi ritrovo “Autostrada dei Sogni” e “Viaggio in Inghilterra”, ora a quell’epoca io ascoltavo rigorosamente Metal cantato in inglese tanto che con la mente molto chiusa quando vidi l nome della band e i titoli stavo per decidere di saltare gli ascolti, se credessi che esista un Dio lo ringrazierei per non avermelo fatto fare.

Ho adorato quelle due canzoni da subito così come poi la band, e il tragico epilogo di Fabio e Roberto quel 25 Luglio del 1983 e il successivo scioglimento della band nel 1995 non hanno mai fatto crollare la mia fede nella Strana, e ho passato anni ad ascoltare l’acquisto postumo del cd “Una vita per il Rock”per anni,  in attesa della Riunione nel 2006 al Gods of Metal ..concerto che ovviamente mi sono perso ..e mi fermo per non lanciarmi in un turpiloquio di blasfemia consolidata in forma scritta.

Dopo l’uscita di “The Faith” nel 2007, non ho mai perso un concerto dove non possano essere stati a suonare su zona, così come l’anno scorso per l’uscita di “Non finirà mai” accantono nella mia mente la mia parte Blues e libero  l’animo del Metallaro sfegatato per ritrovarmi al Santomato Live  per non so quale volta ad aspettare di ascoltare i pezzi storici e quelli del nuovo album di cui mi godo già in anteprima l’acquisto del cd al banco insieme alla relativa T-shirt… ….. e del concerto che dire?

Quando si parla della Strana non ha bisogno di dire niente lo spettacolo è sempre all’altezza delle aspettative, l’affetto meritato verso di loro da parte di noi fan è continuo e comprovato negli anni omaggiando un band dall’attività quarantennale ma che ancora oggi raccoglie sotto il loro palco generazioni diversi di Metallari.

Il disco mi piace molto, lo trovo migliore come canzoni del precedente “Rising The Call” che trovo sempre bello ma questo lo preferisco, forse sarà che nelle orecchi mi girava da tempo ancora i video di “Snowbound” e “The Wolf Whitin” che ho ascoltato nei mesi precedenti all’uscita dell’album, e comunque i miei preferiti restano sempre i brani cantati in italiano tra cui in assoluto “Difendi la Fede”.

Sotto la copertina del disco, accendete il camion e volate a comprare il disco ..consiglio di un fan sfegatato.

 

Phil Campbell And the Bastard Sons (EP).

Andiamo un momento indietro negli anni fino al 1984, Brian Robertson lascia i Motorhead dopo essere entrato da appena un’anno in sostituzione di Fast Eddie  Clark e Lemmy apre l’audizioni per un nuovo chitarrista la scelta ricade su due persone Philip Anthony Campbell “Wizzo” e un’altro tale Michael “Wurzel” Burston.

Quest’anno è l’uscita di No Remorse una delle raccolte più belle di tutta la band, dopo il successivo tour Phil rimarrà accanto a Lemmy per più tempo di chiunque altro tanto, da vero fan so che i Motorhead non potevano mai esistere senza Lemmy Kilmister ma immaginarli negli anni senza Phil Campbell sarebbe stato davvero brutto, per fortuna tutto questo non è successo e il chitarrista di Pontypridd nel Galles ha continuato a suonare nei Motorhead fino alla fine.

Phil Campbell, quel ragazzino che all’età di 12 anni riceve l’autografo dello stesso Lemmy ai tempi degli Hawkwind all’età di 61 anni riparte con un progetto che tira dentro i tre figli Todd alla chitarra, Tyla al basso e Dane alla batteria e Neil Starr alla voce, con i suoi “figli bastardi” esce sul mercato nel 2016 con un ep contenente cinque canzoni che ho apprezzato veramente.

Phill Campbell and th Bastard Sons sono già venuti in Italia e mi spiace averli persi visto che la loro esistenza è quello che più di vicino mi è rimasto dopo il 28 Dicembre del 2015, ho visto la scaletta e come logico aspettarsi includeva pezzi dei Motorhead, spero che con l’uscita dell’album possa ascoltarli finalmente con altre canzoni dal vivo..senza però mai sicuramente dimenticare di omaggiare Lemmy visti i 32 anni passati insieme a suonare e comporre.

The Story of Anvil – Documentario.

Ho appena passato i quaranta..da neanche una settimana è la prima cosa che mi viene veramente da chiedermi è:

“Quando ti accorgi che sei diventato veramente vecchio?”

Un buona risposta sarebbe stata questa: “Semplice quando viene un gruppo storico del Metal a suonare a due passi da te, e tu co*****ne dopo una giornata di lavoro invece di andare a vederli te ne stai a casa…”

Errore già commesso l’anno  scorso con i Loudness, e quasi ripetuto con gli Anvil quest’anno se con un’impeto del tipo cavolo non sono mai  stato un loro fan ma un concerto è un concerto e il Metal è il Metal…………. perciò con solo nelle orecchie e nella testa i primi ascolti di “Metal on Metal” e “Thirthteen is Thirteen” di tanti anni fa…troppi mi sono trascinato all’Exenzia e devo dire che cazzo ho assistito ad uno show che mi ha fatto divertire da matti…

L’attuale formazione Steve “Lips” Kudlow e Robb “Robbo” Reiner insieme al nuovo bassista Chris Robertson, ha fatto una performance che mi ha fatto venire di fare quello che adoro fare in questi casi, tornarmene indietro piano piano e sparami la discografia di questo gruppo made in Canada, devo essere onesto quando  ero ragazzo non mi hanno mai appassionato più di tanto anche se comunque li conoscevo, la mera curiosità nell’andarli a vedere nasce proprio dalla visione l’anno scorso del documentario sulla loro storia che parte proprio dal concerto del Super Rock Festival in Japan 1984.

Parliamo del lontano 1984…. e anche se io sono arrivato a quegli ascolti qualche anno più tardi per la precisione dal 1989, a quei tempi sono usciti dischi quali “Defenders of the Faith” dei Judas Priest, “Powerslave” dei Maiden, “Rising Force” di Malmsteen, “Hail to England” dei Manowar, “Gates of Purgatory” dei Running Wild, “Love at first sting” degli Scorpions, “Don’t break the Oath” dei Mercyful Fate, l’omonimo dei Van Halen, “Crusader”dei Saxon ecc, ecc così per citare tanti altri..tutti album validi che hanno consacrato molte band ma sfortunatamente non gli Anvil ..almeno non nella maniera e nei modi dovuti.

L’altra sera quando Steve ha chiesto se qualcuno aveva visto questo documentario si sono alzate una marea di mani, neanche quando si era bambini a scuola, e quando ha detto che finalmente non deve far più consegne ma che  a 60 è un musicista a tempo pieno con stampato in viso l’ entusiasmo di quel ragazzino  mi ricorda sempre perché adori la Musica al di sopra di qualsiasi altra altra forma d’arte,   vi consiglio di guardarlo il documentario perché sono sicuro che vi spingeranno a conoscere questa band o riscoprirla come è successo a me.

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Italian metal legion: 1980-1991. I giorni del sogno. – Gianni della Cioppa.

Ognuno di noi ha i suoi gusti personali in tutte le cose e  per la Musica è lo stesso, penso che tutti noi bene o male ci possiamo identificare in un periodo musicale ben preciso che bene o male ci definisce, il Metal degli anni 80 mi ha musicalmente influenzato forse come nessun’altro..forse anche troppo in quanto, infatti  anche ora che sento quasi esclusivamente Blues ogni tanto il vecchio metallaro riesce fuori..

Gianni dell Cioppa in questo bellissimo libro ci racconta proprio quel periodo così ricco davvero di sogni, di band che sulla scia dei grandi dell’epoca cercavano la gloria nel cosiddetto “Paese del Bel Canto”, il quale però non ha mai offerto grande opportunità ad altri generi musicali figurati poi al metal degli anni ottanta dove se andavi a girò con una t-shirt dei  Maiden o di qualsiasi altra band l’appellativo “drogato” era il minimo che potevi raccattare.

Nelle sue 485 pagine passa in rassegna tra testimonianze dei personaggi dell’epoca, interviste, analisi di concerti e sopratutto discografie dettagliate e informazioni sulla stragrande varietà di quei gruppi che hanno popolato la scena musicale italiana dell’Heavy Metal in un tempo in cui non esistevano quali Lacuna Coil, Rapshody of Fire, Eldritch, Labyrinth, Ancient Bards, e moltissimi validissimi gruppi presenti ora nella nostra scena italiana.

Il libro è un’opera magna di un fenomeno musicale importante, Il Metal degli anni ottanta  ha gettato le basi per molte generazioni future, il titolo contiene non ha caso le parole “i giorni del sogno” …perché per molti quel sogno è finito nella realizzazione di un demo magari oggi divenuto cult nelle varie mostre del disco, molti di quei gruppi cult quali Vanadium, Vanexa, Steel Crown, Strana Officina, Bulldozer, Death SS, Paul Chain, Hocculta, Royal Air Force, Skanners, Domine,  Dark Quarterer, Crystal Phoenix, Rosae Crucis ancora oggi è un piacere riascoltarli e sopratutto dove è possibile vederli on stage.

Due parole sull’autore..davvero sono necessarie se si parla di Metal? vi ricordo il nome Gianni della Cioppa… giornalista musicale e scrittore autore e coautore dei due atlanti Giunti “Heavy Metal: I contemporanei” e “Heavy Metal: i moderni”, nonché di “Hm. Il grande libro dell’Heavy Metal” sempre per Giunti, e del recente “Va pensiero. 30 anni di rock e metal in italiano” e di “Il negromante del rock. Le origini dei Death SS ” usciti per l’editore Crack coautore insieme a Steve Silvestri.

Quella che vedete sotto è la copertina della seconda edizione del libro, perché la prima è esaurita ovviamente meno aggiornata..

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Acts of Sabotage. – Nino Parente.

I Sabotage altra grande realtà musicale del Metal italiano made in Tuscany, di quello che viene dagli anni 80 e che tra le sue file annovera altri nomi quali  Strana Officina, Death SS tutti, un gruppo che ho adorato e ascoltato da ragazzo insieme ad altri più blasonati gruppi della scena musical metal mondiale.

L’autore Nino Parente giornalista autore di libri quali: Antologia di un urlo (UniversItalia, 2013), L’Esorcista quarant’anni dopo (Il Foglio, 2014), Mare blu, morte bianca – guida ragionata al cinema degli squali (Il Foglio, 2015), ci racconta il viaggio iniziato dai fratelli Cairoli, del lontanissimo “Behind The Lines” a quel capolavoro di “Rumore Nel Vento” bellissima opera trasudante liriche metal tutte in Italiano, a “Hoka Key”, al bruttissimo “Demon Ariser”, passando dalla formazione della band con Andy Fois, Giancarlo Fontani favoloso in “Rumore Nel Vento” e il più ben mitico Morby, tutto nelle 110 pagine uscite per l’Edizioni Crac.

Un libro che racconta questa grande band toscana, quando li ho scoperti io il demo di “Rumore del Vento” era uscito da qualche anno e per me era già un cult, grazie mille alla Jolly Roger Records che l’ha ristampato in cd e all’Edzioni Crac e Nino Parente per quest’altro delizioso libro sul Metal Made in Italy.

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Running Wild: Rapid Foray.

Yoh Oh Oh and a bottle of rum!

Under Jolly Rogers !

The Pirates are back …for real this time \m/ \m/ m/ \m/

Era dal 1998 che non sentivo un’album come questo da parte del signor Rolf Kasparek e dei suoi Running Wild, dopo il concerto d’abbandono al Wacken del 2009 ho sempre pensato che mi sarebbe mancata la chitarra di Rolf, e penso come molti sono stato felice della successiva riunione del 2012.

Dopo essermi sciroppato in questi ultimi anni diciotto anni, album come “Victory”, “The Brotherhood” e dal mio punto di vista quello schifo di “Rogues on Vouge”, aver ascoltato “Shadowshunter” e “Resilient” questo “Rapid Foray” è una bomba per i miei orecchi..tutto mi piace a partire dall’artwork che devo aver letto è una foto di Kasparek sui pirati adattata a cover del disco, ma sopratutto musicalmente parlando questo è un album dei Running Wild.

Pezzi come l’opener “Black Skies Red Flag” e la titletrack “Rapid Foray” sono incentrate sui temi dei pirati come ovviamente “Black Bart” in onore di Bartholomew Roberts famoso pirata gallese che morirà in battaglia sulla sua nave la Royal Fortune al largo del Gabon, in questi giorni avevo già ascoltato anche “Warmongers”, ma anche “Stick it to Your Guns” e “Hellestrified”.

I temi del west e degli indiani presenti nelle canzoni “Into the West” e “Last of the Mohicans” con riferimento al libro o all’altrettanto famoso film, mi riportano in mente le ben amate “Little Big Horn”, “Running free”, “Uaschitschun”, insomma dire che mi è piaciuto l’album sarebbe dire poco…dopo tutti i dischi dal 1998 in poi con questo mi sono divertito alla stessa maniera di quando ascoltati il mio trittico preferito “Pile of Skulls”, “Black Hand Inn”, “Masquerade”.

Il lavoro di Kasparek mi piace sopratutto perché arriva dopo i vari problemi di salute che ha avuto prima del Wacken, si riconosce il suono identificativo di Kasparek alla chitarra e alla voce ..ma anche sulle parti di basso curate da lui,…già il basso che si torna a sentire…

Senza ipocrisie ovviamente l’album è in streaming su Youtube da ieri ..e in loop nelle mie orecchie dallo stesso tempo, spero di riuscire in quello che non ho mai potuto fare..vedermeli dal vivo \m/ \m/ \m/

 

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AC/DC FAQ: All That’s Left to Know about the World’s True Rock ‘n’ Roll Band. – Susan Masino.

Il più recente dei lavori di Susan Masino sugli AC/DC, il precedente uscito in Italia grazie all’ottimo lavoro della Tsunami Edizioni e di cui ho già parlato mesi prima si chiama “Let There be Rock”, l’autrice ancora una volta ci proietta la storia del gruppo dagli esordi in Australia fino ai primi grandi concerti in America e Inghilterra, altro libro che racconta la ben lunga carriera artistica dei fratelli Young, del compianto Bon Scott, ecc, ecc.

Quarant’anni nella musica sono veramente tanti e gli AC/DC hanno lasciato la loro impronta in maniera indelebile, forse senza tanti complimenti si potrebbe affermare che il concetto di Hard Rock non esisterebbe senza loro, ovviamente il libro ancora non è disponibile in italiano, perciò  per chi lo capisce male come il sottoscritto si consiglia di  ripiegare naturalmente sul precedente “Let Therebe Rock” uscito nel 2009 divenuto un best-seller tradotto in oltre 11 lingue.

Il libro in 330 pagine copre fino al “Black Ice Tour”, perciò anche se la data d’uscita dell’editore risulta 2015 vi sono escluse tutte le vicessitudini legate all’allontanamento di Brian Johnson dal gruppo per i problemi legati alla perdita dell’udito, all’arresto di Philipp Rudd e la sua successiva condanna a 8 mesi di carcere per possesso di droga e minacce di morte al suo assistente, l’abbandono nel 2014 da parte di Malcom Young per problemi legati alla demenza,alla presenza di Axel Rose come sostituto di Brian nelle rimanenti tappe del tour, e l’abbandono di Cliff Williams alla musica alla fine del tour di “Rock or Bust”.

Tutto questo sarà riportato nel prossimo libro di Susan Marino?, esisteranno ancora gli ACDC dopo 17 album in studio e quaranta anni di musica? speriamo di poterli ascoltare ancora e leggere di loro….altrimenti  un grazie in anticipo da un vero fan per tutti questi anni insieme.

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Il settimo figlio. Iron Maiden in Italia 1988-2013. Herry Ruggery.

Come spesso mi piace ricordare il mio parere e fortemente schierato in base alle mie preferenze, non scrivo sul blog per fare il critico ma per condividere le mie passioni con altri, quando mi trovo a parlare di loro poi non ci sono ca**i quello che mi piace mi piace..punto ..è questo libro mi piace.

Questo bel libro uscito per l’Arcana Editore che vede come autore Henry Ruggeri storico fotografo di Raro, con l’aiuto in veste di curatore di Marco Gamba ci regala questo libro di 144 illustrato che racconta due tra le più grandi esibizioni degli Iron Maiden ovvero quella a Modena il 10 settembre del 1988 concerto (che io ho perso perché se sei un tredicenne nella mia famiglia e ascolti gli Iron Maiden  i tua non ti mandano a vedere i tuoi idoli) e quello del giorno 8 giugno de 2013 a Rho in occasione del Sonicsphere (e qui non ho mancato \m/) per il Maiden England World Tour  commemorativo del tour originario di Seventh Son.

Questa è una chicca, il duo Gamba e Ruggeri è favoloso nella stesura e cura del libro anche se ho letto su internet qualcosa di denigratorio sulla parte riguardante lo show di modena, a me è piaciuto senza troppo girarci intorno anche perché mi ha ricordato quel concerto con quasi 40.000 fan..

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Iron Maiden. Le origini del mito. Mick Wall.

Mick Wall è indubbiamente uno dei maggiori autorevoli autori e scrittori in ambito Metal, uno dei miei preferiti insieme a Joel McIver tanto che ogni volta che esce una biografia su un gruppo scritta da entrambi non so mai decidere quali dei due autori scegliere e mi tocca comprarle tutte e due alla fine.

Autore anche di “AC/Dc L’inferno non è così male” uscito nel 2013 , di “Enter Night- la storia dei Metallica ” nel 2012 sui Metallica, e di “Bon Jovi. Momenti di gloria” nel lontano 1996 tutti con l’editore BD e dell’imminente nuova biografia su Lemmy in inglese , ma nel 201o ci racconta la storia della Vergine di Ferro attraverso gli occhi dei protagonisti partendo da Steve Harris fino al capitolo con l’arrivo di Janick e l’abbandono di Smith, il libro non riporta pochi  riferimenti o notizia riguardo Blaze Baley  e la successiva riunione con Dickinson, ma di sicuro definisce gli Iron Maiden come quello che sono sempre stai il sogno di un ragazzo nato Leytonstone nel 1956 e dei suoi sforzi per rendere questo progetto una delle più famose realtà musicali di tutti i tempi.

Il mio libro preferito perché racconta il mio periodo migliore con loro anche se poi ho continuato a seguirli per tutti questi 28 anni e l’ennesima prova del concerto di ieri mi ha convinto per l’ennesima volta che loro per me sono e saranno “La mia Musica”, amo il Rock, Il Metal e il Blues che oggi mi fa divertire allo stesso modo di quando li ho ascoltati per la prima volta… ma una spanna sopratutto ci saranno sempre e unicamente loro.

Negli anni come qualsiasi band sono cambiati alcuni elementi, altri sono tornati, un pò come tutte le storie delle grandi band che si rispettino, chi li ascoltava da prima potrà non apprezzarli adesso come un tempo, i ragazzi più giovani sono più affezionati ad album come “”Brave New World” o “A Mattter of Life and Death” che a “The Number of The Beast” o “Piece of Mind” per non parlare di Seventh Son”, ma in fin dei conti sono solo gusti magari chi li ha conosciuti con “Killers” o con “The Soundhouse Tapes” potrebbe pensarla diversamente, ma una cosa è certa se attraversi oltre 3 decenni di musica e ai concerti vedi donne e uomini di tutte l’età e ragazzi giovani vuol dire una cosa sola che il tuo sound è vincente e tutto il resto sono gusti personali.

Quando avevo tredici/quattordici anni ero pieno di rabbia metal anni 80, a vent’anni mi sono sentito  e non dico sopportato, Blaze Bayley e anche se a differenza di quando ero piccolo non avevo il desiderio di vederli dal vivo con lui , ho rivisto ritornare Bruce e Adrian e ascoltato nuovi dischi con sonorità differenti da quelle con cui gli ho conosciuti ma in tutti i modi di sono sempre stati nella mia vita con la loro musica perché gli alti e i bassi ci sono in tutte le cose, certo non torneranno penso a fare dischi come negli anni 80 ma nemmeno io sono lo stesso di allora, anche io sono cresciuto e maturato con un’altra visione della vita e della musica…ma loro ci sono ancora da 28 lunghi anni pronto a farne altrettanti se la Sita, Dio, l’Universo o il Destino o chiunque altro sia mi permetteranno di farlo.

Forever Up The Iron.

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The Clash. Death or Glory. – Pat Gilbert.

Torno dalle Clinics del Blues a Pistoia contentissimo di aver passato tre giorni di vacanza da tutto e da tutti, la cosa più logica sarebbe stata quella di scrivere di Blues… ovviamente io e la logica siamo come cane e gatto, se é vero che l’intelligenza e la bellezza siano doni allora qualcuno con me è stato avaro ..ma non poco….

Capita che nel parlare di musica e di gusti musicali vengano fuori gusti comuni, vorrei ringraziare Francesco che mi ha suggerito questo libro sulla vita dei Clash scritto da Pat Gilbert nato a  Portsmouth classe 1965 giornalista e scrittore musicale da oltre 25 anni e anche autore del documentario Before I Get Old: The Story Of Pete Townshend.

Il libro esce nella versione italiana per l’Arcana Edizioni nel giugno del 2011, l’autore vende oltre 50.000 copie della versione originale del libro, recentemente ristampato in’occasione del 30 anniversario di fondazione della band avvenuto nel lontano 1976 da un’idea di Mick Jones, lo stesso che insegno a Paul Simonon a suonare il basso elettrico dopo averlo visionato ad un provino come cantate vedendo in lui il  physique du role perfetto da rock/punk, che riuscì a convincere Joe Strummer a lasciare il  suo precedente gruppo di cui non ricordo il nome per unirsi a loro due, e per concludere il tutto  i due batteristi Terry Chimes e Topper successivamente allontanato per i problemi con l’eroina.

Dieci anni d’attività dagli inizi a “Combat Rock” con gli ovvi successi dei singoli “Rock the Casbak” e “Should I stay should I go”, di sicuro le canzoni più note fino allo scioglimento dopo 10 d’attività, l’unica cosa che non riuscirò mai a capire e il perché il titolo originale “Passion is a fashion: the real story of the Clash” sia sta adottato con questo titolo ….tanto valeva utilizzare quello originale…

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Lemmy – The Definitive Bioghraphy. Mick Wall.

Mick Wall vanta il titolo di essere lo scrittore e autore di libri sul rock e metal per antonomasia, io sono anche un grande fan di Joel McIver, comunque la sua bravura è ovviamente indiscutibile e io dopo aver letto il libro  sui Maiden capisco il suo successo.

Wall inizia giovanissimo a scrivere per la rivista Sound nel 1977, per poi arrivare alla rivista Metal Kerrang nel 1983 diventandone l’autore di punta anche grazie all’uscita del suo libro “Diary Of A Madman” su Ozzy Osbourne, il suo show settimanale Monster of Rock condotto da lui diviene un grande successo.

Autore, conduttore radio, scrittore e anche collaboratore per vari documentari come ade esempio quello sugli ACDC uscito nel 2013, l’ultima sua fatica di cui sono venuto a conoscenza è un libro sulla vita di Lemmy Kilmister frontman dei Motorhead e ultimo vero rocker esistente sulla terra.

Un’altro libro su Lemmy e sono dannatamente entusiasta,  dopo la “Sottile Linea Bianca”, “Parola di Lemmy”, e “Motorhead” mi toccherà aspettare la traduzione di questa sua ultima fatica per capire scoprire qualcosa di più di Lemmy, della sua figura e della sua vita, quella stessa vita dedicata l’unica sua vera passione il Rock e che ha infiammato l’animo di molti fedelissimi nel corso degli anni.

L’autore da quello che ho letto dalle recensioni ha centrato nel segno lo spirito di Lemmy, certo come altre biografie dei Motorhead si parlerà degli Hackwind, dei passati membri, eccetera, eccetera..ma il modo di come si fa incide molto, vorrei comprarmi il libro ma sono  combattuto tra il fatto che ho tutti gli altri libri in italiano su Lemmy  e perciò sarebbe meglio continuare così .. e dall’altro la voglia di leggerlo subito in inglese.

Spero di rimanere contento da questa mia nuova lettura indipendentemente da quando avverrà, ma visto… e letto ….l’autore penso non ci siano problemi.

lemmy book

Venom. Metallo Nero (1979-1982). – Andrea Valentini.

“lay down your soul to the gods rock `n’ roll
metal ten fold through the deadly black hole”

Queste parole sono tratte dalla titletrack del famoso album dei Venom “Black Metal”, storico gruppo Metal Inglese affacciatosi sulla scena musicale nel 1980 con un’album “Welcome to Hell” durante il fiorire del new wave of British heavy metal.

Caratterizzati da un suono aggressivo ed estremo anche per la rivoluzione musicale di quel periodo, sono considerati i precursori e ispiratori di moltissimi generi futuri tra cui è impensabile non escludere la loro influenza sulla scena Black Metal Norgese, capeggiati dal bassista e cantante Conrad “Cronos” Lant hanno all’attivo quattordici album di cui l’ultimo uscito nel 2015 per la Spinefarm nel gennaio del 2015.

Andrea Vaketini è nato a d  Alessandria nel 1970,  ha pubblicato la biografia Iggy Pop, cuore di Napalm (Stampa Alternativa, 2008) e si occupa del webmagazine Black Milk, per la Ttsunami ha scritto “3. 7. 69. Brian Jones: morte di un Rolling Stone.” prima di questo libro sui Venom uscito nel 2015, questo libro di 224 racconta gli anni dal 79 al 82 descrivendo gli anni dove avvengono l’uscita dei primi loro due dischi che avranno un’importanza enorme nelle generazioni future per quel che riguardi la nascita del Death e del Black Metal.

Io li ho conosciuti con Blck Metal nel 198 la cui copertina era sta disegnata da Kronos in persona, sono particolarmente legato ai primi due dischi che rappresentano tra i primi ascolti sul Metal, il libro descrive i vari cambi di formazione così come la voglio di fare musica abbinata alla sconsideratezza di un gruppo alla ricerca del loro suono.

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