C’era una volta lo skiffle.

La Musica ha la capacità di unire le persone come non mai, anche nelle situazioni più disagiate quali ad esempio quella di essere uno dei tanti braccianti o dei vari scaricatori di porti inglesi che cercava di passare la faticosa giornata riducendone la pesantezza attraverso dei canti durante il giorno, da questo si può notare la similitudine dei braccianti bianchi con la manovalanza nera sfruttata nei campi di cotone nel sud degli Stati Uniti.
La somiglianza finisce qui anche perché, i braccianti avevano a differenza degli afromaericani la capacità piena di tutti i diritti sociali e delle condizioni sociopolitiche che questi ultimi otterranno negli anni solo attraverso dure batttaglie.
Lo Skiffle comunque nasce negli States nei campi di cotone verso gli anni venti, come il Blues rappresenta lo struggente lamento dei lavoratori agricoli dei campi di cotone, questo musica viene acquisita come propria anche dagli scaricatori di porto inglesi, tra i suoi suonatori questi il nome del suo maggior esponenente è quello di Lonnie Donegan.
Lo skiffle era originariamente suonato con strumenti fatti in casa, o con attrezzi casalinghi usati per fare musica, proprio come in un jug band potevano benissimo ritrovare pentole, brocche, assi per lavare, o figure quali il “tea-chest bass” un rudimentale basso formato da una cesta per portare il tè ed un manico di scopa per tastiera, altro strumento della famiglia dei bidofoni a cui associamo anche il wash-tube bass delle varie jug band di Memphis.
L’evolversi dello stile musicale e la sua successiva notorietà nel tempo vide introdurre i classici strumenti quale le chitarre e ovviamente le percussioni, in modo da dare maggiore espressività ad i suoi interpreti ma senza dimenticare il messaggio di base che questo genere musicale proponeva.
L’etimologia della parola Skiffle deriva da “to make a Skiffle”, espressione coniata nello slang americano che intendeva significare l’atto che di colui che riusciva a fare un disastro di un’attività commerciale o di un affare.
La scena jazz del dopoguerra in Gran Bretagna vide un allontanamento dalla musica swing delle Big Band che avevano spopolato prima e durante il secondo conflitto bellico mondiale.
Le tendenze culturali tendono a cambiare a seguito di una guerra, questo perché le persone vogliono iniziare una nuova vita lasciandosi dietro di sé l’orrore, le difficoltà patite in guerra.
Con le Big Band mandate fuori dai gusti e dalle preferenze delle persone, i gruppi più piccoli iniziarono a riempire quello spazio che una volta era di dominio pubblico delle grandi band o orchestre.
Tra queste band emerse durante gli anni ’50 vi era quella del Jazzmen Ken Colyer, una band jazz di stampo tradizionale al cui interno vi era un suonatore di banjo e polistrumentista che avrebbe scritto la storia di questo stile nella Gran Bretagna, il suo nome era quello di Anthony James “Lonnie” Donegan.
Parte della bellezza di questa musica era che non richiedeva strumenti costosi né un alto livello di musicalità, risultava divertente, ballabile e soprattutto era un qualcosa di nuovo che serviva a recidere i tempi passati della guerra e il ricordo di tutto il dolore che questa aveva portato.

Holly Hyatt

Figlia di un musicista professionista inizia a conoscere la musica si da piccola alla sola età di seri anni.

Cantante, songwriter e naturalmente bassista spende gli ultimi quattordici anni della sua carriera musicale esibendosi con il suo duo  Holly and Jon, con cui pubblica quattro album di cui l’ultimo “Shufflin’ The Blues” del 2016.

Nella primavera del 2019 intraprende la carriera solista uscendo sul mercato con il disco “Wild Heart,  si è esibita sui palchi del Kaslo Jazz Festival, Unity Music Festival, Central Music Festival, Starbelly Jam, Idlewild Festival, Arts Wells, Arts On The Edge, Whatshan Lake Festival.

Holly è attualmente in tournée nel Canada occidentale con la sua band di cinque brani, con Hyatt alla voce e al basso, alla chitarra Jon Burden, tastiere Jack Taforo, sax e flauto Clinton Swanson e alla batteria  Steve Wilson.

Il link al suo sito web Holly Hyatt

 

 

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Jerry Knight.

Jerry Ernest Knight 17 aprile 1952 a Los Angeles è stato un cantante e bassista R&B americano che raggiunse la notorietà verso la fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
Insieme a Ray Parker Jr. è stato uno dei membri fondatori del gruppo Raydio, cantando nel loro primo successo “Jack and Jill” contenuto nel loro primo disco dal titolo omonimo.
Dopo questo periodo con i Raydio inizia la sua carriera solista pubblicando tre album ottenendo un discreto successo iniziale con le canzoni “Overnight Sensation”, “Perfect Fit” e “Turn It Out”.
Ho conosciuto questo bassista grazie alla sua collaborazione con Bill Withers nel suo disco “Mengarie” del 1977 uscito per la Columbia Records.
Morirà alla solo età di 44 anni per cancro a Los Angeles e verrà seppelito nel cimitero di Inglewood Park, dove riposano varie celebrità,   tra gli altri musicisti possiamo menzionare i nomi di Ella Fitzgerald, Ray Charles e Lowell Fulson e Big Mama Thorthon.

Bill “Namesake” Willis.

Nato nel 1931 a Louisville, Kentucky, Willis acquistò il suo primo basso in un banco dei pegni dopo essersi congedato dai   Marines nel 1954.

Un musicista autodidatta che appena due anni dopo si esibisce  come artista professionista  allo Zanzibar di Buffalo, accompagnando Billie Holiday , fu la cantante che gli affibbiò il il soprannome di “Namesake”. Bill si  un’ così al quartetto che suonava con Holiday, esibendosi nella parte occidentale delle città di New York e Toronto.

Questa preziosa esperienza ha aiutato Willis ad affinare le sue linee di basso, tanto che quando è atterrato a Cincinnati nel 1957, era pronto per emergere come bassista dello staff degli studi King Records, ha contribuito a molte delle registrazioni di Freddie King,” comparendo in alcuni dei suoi grandi classici quali “Have You Ever Loved a Woman,” “Hide Away,” “See See Baby,” “I’m Tore Down.”

Bill ha suonato su molti altri brani tra cui “Sleep” di Little Willie John, “Let’s Go” di Hank Ballard, “Tossing and   Turning” di Bobby Turner e “This Old House” di James Brown,  abbandonerà i King Studios nel 1963 e dopo questo  trascorse sei mesi a suonare il basso e la tuba al New York World’s Fair.

La sua carriera lo porterà a suonare  con Jake Porter, il chitarrista Roy Gaines e LaVerne Baker, sotto la guida informale di Bill Doggett ha imparatoa suonare  l’organo, ed è stato con questo strumento che ha suonato sia in Europa che negli Stati Uniti nei  tour di  LaVerne Baker e Floyd Dixon.

Dopo un’apparizione ad Antone ad Austin, in Texas, gli viene  chiesto di unirsi alla band Tilt-a-Whirl di Jimmie Vaughan, i cui membri erano stati influenzati dalle registrazioni di Bill con le star dei King Records di 40 anni prima. Accettò l’ingaggio e parti in  tour e registrò in studio con Jimmie Vaughan, nella sua carriera arriverà anceh a suonare con B.B. King, Eric Clapton, Bonnie Raitt, Dr. John, Billy Gibbons, Buddy Guy e molte altre leggende del Blues.

Morirà il 9 Febbraio del 2010.

Tim Drummond.

Timothy Lee Drummond nasce a Canton in Illinois il 20 aprile del 1940,  nella sua carriera di bassista lo ha visto collaborare con moltissimi artisti ed in particolare modo con James Brown, Bob Dylan, Neil Young ed Eric Clapton.

Drummond arriva a collaborare con James Brown quando era in una band di Cincinnati chiamata “The Dapps”, in quel periodo Brown si avvalse si una band di bianchi dell’Ohio per registrare “I Can’t Stand Myself”, questa collaborazione si interromperà dopo che Tim contrasse l’epatite in Vietnam e sarà sostituito da Charles “Sweet” Sherrel.

Finito il suo periodo con James Brown si sposta a Nashville dove parteciperà al capolavoro di Neil Young “Harvest” del 1972 e la loro collaborazione durerà fino al 1980 quando uscirà  l’album “Hawks & Doves”, dopo questo periodo con l’artista canadese arriverà a lavorare con Bob Dylan.

Insieme al cantautore lavorerà a quella che è conosciuta come la “Gospel Trilogy” ovvero i dischi “Slow Train Coming”, lo stesso album “Saved” e “Shot of Love”, nell’album “Saved” è anche coautore della title track dell’album.

La sua carriera come session man durerà quasi cinquanta anni, collaborerà anche a “Harvest Moon” del 1992 seguito dell’album del 1972 di Neil Young, nella sua lunga carriera collaborerà con artisti quali Crosby & Nash, Crosby, Stills, Nash & Young, Ry Cooder, J. J. Cale, Mother Earth, Lonnie Mack, Miles Davis, B.B. King, Joe Cocker, Albert Collins, Joe Henry, Jewel, Essra Mohawk.

Morirà all’età di 74 a St.Louis nel Missouri.

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010.

Continuiamo a parlare di bassisti che cantano il Blues, sono un rarità già in altri generi musicali figuriamoci nel Blues, forse non è altro che una fissa mia visto che primo  io sono stonato come una campana rotta in due e secondo già faccio una fatica bestia  a suonarlo il Blues..e se mi riuscisse bene almeno quello mi accontenterei.

Scherzi a parte parliamo di uno dei bassisti Blues più “storici”, classe 1930 gente e ancora con tanta voglia di salire sul palco un vero Bluesman, devo dire che ho sempre faticato a trovare informazione sui suoi dischi e potete capire la mia sorpresa nel scoprire l’esistenza di questo live su Amazon.

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010 è il titolo del disco che trovato su Amazon, per me questo bassista è una leggenda vivente del Blues, è l’equivalente di Buddy Guy per la chitarra riportato al basso, una sorta d guida vacante per ogni persona che voglia fare uno shuffle con il ns strumento a quattro corde tra le mani.

Uscito originariamente nel 2010 viene ristampato nel Dicembre del 2018 dalla MJ Group, il live contiene cover di canzoni quali “Blind Man Blues”, “Let the Good Time Roll”, “Sweet Home Chicago”, “Key o The Highway” e pezzi dai dischi di Bob Stroger quali “Bob di Back in Town”.

Contento di aver potuto avere un’altro live di Bob Stroger oltre a “In The House – Live At Lucerne – Vol.1” vi consiglio come sempre l’ascolto.

 

 

 

Willie Kent ‎– Make Room For The Blues.

Nel 1998 tramite la Delmark  Records esce l’album solista di Willie Kent “Make Room For The Blues”.

Da sempre uno dei miei bassisti preferiti perché come pochi suona il basso e canta il Blues esce sul mercato discografico in quell’anno in cui io iniziavo a sentire i mie amati Iron Maiden, mi ci vorranno più anni sulle spalle perché lo possa conoscere ma per apprezzarlo mi ci è voluto davvero un solo ascolto.

Devo dire che forse non è il mio preferito ma di sicuro è un’album che risento sempre volentieri con l’orecchio teso a cercare di farmi entrare nella testa e nelle mani un minimo  del suo groove…con scarsissimi risultati purtroppo per me…ma almeno posso ascoltare il suo Blues.

Voce, Basso – Willie KentBatteria – James Carter
Piano – Ken Saydak (tracks: 4, 9)
Guitar – Billy Flynn (tracce: 2, 3, 4, 5, 8, 9, 11), Jake Dawson (tracce: 1, 6, 7, 10, 12, 13)
Guitar Willie Davis (2) (tracks: 1)
Piano – Kenny Barker
Sax – Hank Ford (tracks: 2, 4, 10)
Tromba – Kenny Anderson (2) (tracks: 2, 4, 10)

E’ sempre ora di fare spazio per un pò di Blues e io spero che quello di questo disco vi piaccia.

 

 

 

 

Big “Mojo” Elem: Mojo Boogie.

Nel 1997 tramite la MCM Blues Records in cd la ristampa dell’unico album solista di Big “Mojo” Elem pubblicato nel 1978 dalla Storyville Records.

Robert Elem non ha mai forse creduto nella musica come molti altri artisti, infatti non ha mai abbandonato il suo lavoro per dedicarsi completamente alla carriera di musicista, di certo non per mancanza di qualità artistiche o canore.

Nella sua carriera di turnista per molti artisti e arrivato comunque all’uscita di questo disco solista che io ho sempre trovato interessante e che vale la pena ascoltare, la formazione della band nel disco è la seguente:

Voce, basso: Robert “Big Mojo” Elem.
Slide guitar, cori: Erik Trauner
Chitarra: Markus Toyfl
Harmonica, cori: Christian Dozzler
Piano: Dani Gugolzx
Batteria: Timothy Taylor.

Ho sempre adorato questo disco, e mi dispiace per la carriera di questo bassista/cantante morto all’età di 69, che ha comunque avuto la fortuna di avere un giovanissimo Freddie King nella sua prima band.

 

 

Kinga Gluk.

Kinga Gluk giovane bassista di origine polacca è cresciuta insieme alla Musica  e all’età di soli 12 anni ha il suo primo concerto come professionista entrando  a far parte del Gluk PIK Trio con il padre Irek e il fratello Patrick alla batteria, a discapito della sua giovane età come musicista ha all’attivo ben oltre 100 concerti e vantando collaborazioni com molti musicisti della scena Jazz/Bues in Polonia tra cui menzionare i seguenti Robinson Jnr, Bernard Maseli, Ruth Waldron, Natalia Niemen, Jorgos Skolias, Apostolis Anthimos, Leszek Winder, Paweł Tomaszewski, Grzegorz Kopolka, Joachim Mencel, Arek Skolik, Mateusz Otremba (Mate.o), Marek Dykta, aPiotr Wyleżoł.

Sono arrivato a conoscere quest giovane e talentuosa bassista rimanendo colpito dalla sua esecuzione di Tears in Heaven di Eric Clapton su Youtube, ennesimo video che ribadisce a mio avviso il concetto che uno strumento lo possono suonare tutti per divertimento, ma il talento è un qualcosa con cui si nasce è quello non si può replicare.

E’ di talento che parliamo in questa giovane ragazza che ad oggi ha all’attivo ben tre dischi pubblicati con la GAD Records, “Rejestracja” (2014), ‘Happy Birthday – Live’ (2016) e la sua ultima creazione Dream (2017), nei suoi arrangiamenti di canzoni quali “Gotta Serve Somebody” di Bob Dylan, o “Donna Lee” di Charlie Parker o la stessa versione di Tears in Heaven.

Questa ragazza per affinità mi ha ricordato Tal Wilkenfeld sul palco del Crossroad Festival del 2007 che suona con Jeff Beck  “Cause we ended up as lovers” in uno dei solo al basso più belli che abbia mai sentito a mio avviso, ma più che altro mi ricorda di come la Musica può appassionare nel tempo generazioni diverse e con Kinga e il Blues ne abbiamo un’altro lampante esempio.

Il sito ufficiale di Kinga Gluck è raggiungibile qui.

Qui invece la sua versione di Tears in Heaven.

 

Nick Charles.

Charles ha suonato con alcuni degli artisti più riconoscibili nel pantheon musicale del Blues, tra i quali rammentiamo i ben noti Muddy Waters, Howling Wolf, Magic Sam, Earl Hooker, Buddy Guy e Son Seals.
Durante la sua esistenza solidamente borghese, Charles non avrebbe mai potuto immaginare quando era un povero giovane che raccoglieva cotone a Vicksburg, nel Mississippi.che suonare il basso lo avrebbe ad esibirsi in tournée intorno all’ Europa, Asia e Africa in una carriera che è durata ben cinquant’anni.
Charles è stato attratto dalla musica e si è dimostrato naturalmente portato, ha preso per la prima volta un basso verso i 15 anni e ha iniziato a imparare a suonare ad orecchio, osservando i movimenti della mano di un amico che è stato il suo primo insegnante.
Venne poi notato una volta da Eddie Shaw che l’invito a suonare nella sua band, ma per quanto vibrante fosse la scena musicale di Vicksburg, il passo logico successivo per Charles era dirigersi verso nord per suonare nei club migliori.
Eddie Shaw l’invito a spostarsi a Chicago, ma fu dietro l’insistenza di Howlin’ Wolf che nel 1962 decise di spostarsi nella città del vento, lo stesso Wolf gli regala il suo primo basso e amplificatore, una volta deciso all’inizio era ospite presso Eddie Shaw mentre si guadagnava da vivere nei clubs.
Le differenze climatiche erano un problema per Nick il quale non riusciva ad abituarsi, fino al 1964 anno in cui rimase in pianta stabile e iniziò la sua carriera professionale che lo porterà a suonare con anche con B.B. King, Buddy Guy, Tina Turner, Muddy Waters e i Rolling Stones, e come bassista dei Sons Of Blues di Billy Branch.
Morirà il dopo aver perso la sua lotta contro il cancro il 2l luglio del 2014.

Ascolti consigliati:

Johnny Dollar: My Soul is Blue.
Etichetta: Isabell Records.
Uscita: 1980.

Buddy Guy: Breaking Out.
Etichetta: JSP Records.
Uscita: 1980.

Motown. Il sound della giovane America. Adam White.

Adam White, nato a Bristol in Inghilterra amante della Musica Soul sin dai tempi in cui suonava la batteria per la band chiamata Atlantic Rollers al Bamboo Club, da ragazzo lavoro presso un negozio di dischi per il quale gestisce una lista gli ordini via posta per i clienti che voglio acquistare i dischi della Motown.

Lavora poi come freelance per le riviste New Musical Express e Melody Maker, ma  nel 1978 si sposta a New York per unirsi a Billboard per ricoprire il suolo di caporedattore e redattore capo.

Nel 1983, ha scritto The Motown Story: The First Twenty-Five Years, una retrospettiva sugli album più identificativi della label,  questo libro riceverà una nomina per i  Grammy, la storia viene affiancata da personaggi Smokey Robinson e Lionel Richie, tra i molti artisti, autori di canzoni, musicisti che Adam ha intervistato vi sono Al Bell, Ahmet Ertegun, Marvin Gaye, Berry Gordy, Andre Harrell, Olanda / Dozier / Olanda, Michael Jackson, Jay Lasker, Arif Mardin, Curtis Mayfield, Lionel Richie, Smokey Robinson, Nile Rodgers, Diana Ross, Henry Stone, Earl Van Dyke, Jerry Wexler, Maurice White e Stevie Wonder.

Le sue pubblicazioni appaiono su riviste quali Rolling Stone, The New York Post, Black Echoes, Radio & Records, The Independent and The Times,  e tra i suoi lavori riguardo alla Musica Nera possiamo citare il suo  The Billboard Book Of Number One Rhythm & Blues scritto insieme al giornalista Fred Bronson.

Questo suo Motown. Il sound della giovane America scritto con Barney Ales ex vicepresidente della Motown, è un viaggio scritto e illustrato nell’epopa muiscale che la mitica casa di Detroit riuscì a creare durante gli anni 60/70/80 portando sul mercato nomi quali The Temptantions, Jackson 5, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Diana Ross e tantissimi altri.

Queste 400 pagine con copertina rigida pubblicate dall’editore Ippocampo, attraverso anche  il materiale fotografico ci porterà alla scoperta dei meccanismi che regolavano la vita della più grande label gestita da un  afroamericano, Berry Gordy, mai esistita dove un team di bianchi e neri lavoravano a stretto contatto day by day per fornire tutto il Soul che l’America e il mondo avesse bisogno di ascoltare.

Un’altro libro da aggiungere alla collezione dei libri sul Soul e sulla Musica Nera, per scoprire oppure approfondire tutto quello che c’è da sapere sul Soul dell Motown di Detroit e sugli artisti e le persone che l’hanno resa grande.

Nathan Watts.

Nato a Detroit il 25 Marzo del 1954 inizia a suonare la tromba alle scuole elementari ispirato dal grande jazzista Morgan Lee, insieme a Ray Parker, Jr. al  clarinetto e ad Ollie Brown alla batteria formano un trio  frequenterà gli studi della Motown per registrare insieme ai The Funk Brothers, la band principale della Motown.

Quando Ray Parker si sposta a suonare la chitarra convince Watts a spostarsi al basso elettrico, qui inizia a studiare le linee di basso dei più noti bassisti soul quali James Jamerson, Chuck Rainey, Bob Babbitt, si unirà poi alla band chiamato The Final Decision quando Ray Parker Jr. si unirà alla band di  Marvin Gaye.

Nel 1974 Watts riceve una chiamata per lavorare con Stevie Wonder per rimpiazzare Reggie McBride che si era unito ai Rare Earth., con solo due anni di basso nelle mani diviene parte ufficiale della band di Stevie Wonder partecipando al Tour giapponese del 1975,  per poi arrivare a registrare l’album “Songs in The Key of Life”.

Da  quel momento la carriera di Nathan Watts inizia a decollare suonando accanto a Stevie Wonder ma anche ad altri musicisti quali ad esempio, Harvey Mason, Lenny Williams, Lamont Dozier, Stephen Bishop, The jackson,The Mighty Clouds of Joy, Lionel Richie, The Temptations, The Pointer Sisters, Webster Lewis e moltissimi altri.

Mac Thompson.

Nasce il 28 gennaio del 1934, a Holly Springs, Mississippi, sin da piccolo viene incoraggiato allo studio del basso da un suo vicino di nome Magic Sam, nella sua famiglia non è il solo artista, suo fratello minore Syl diventerà un cantante Gospel, mentre il maggiore Jimmy Johnson diverrà chitarrista e cantante.
Negli anni arriverà a suonare con artisti Blues tra i cui nomi ricordiamo, la Magic Sam Blues Band, la Easy Baby and His Houserockers, Cousin Joe, Billy Boy Arnold, Mighty Joe Young and His Band, Eddie Shaw, Eddie Clearwater, la sua attività sarà legata alla zona di Chicago dove la sua famiglia arrivò verso gli anni 40.
Morirà a Chicago, il 10 ottobre del 1991.

Ascolti consigliati:

Magic Sam: West Side Soul.
Etichetta: Delmarks Records.
Uscita: 1967.

Magic Sam: Black Magic.
Etichetta: Delmarks Records.
Uscita: 1969.

Robert “Big Mojo” Elem.

Nasce il 22 gennaio del 1920 a Itta Bena nel Mississippi da ragazzo si avvicina alla chitarra studiando lo stile di Robert Nighthawk e Ike Turner, arriverà a Chicago nel 1948 in cerca di lavoro dove trascorrerà il resto della sua vita.
Inizia la sua carriera da musicista accompagnando artisti quali Arthur “Big Boy” Spires e Lester Davenport, ma vista la grande richiesta di chitarrista ritmici come turnista decide di passare al basso elettrico, strumento che fino al 1956 era ancora una rarità per Chicago.
Dopo aver iniziato a suonarlo decide di fondare la sua band insieme a Earl Pyton all’armonica e ad un allora giovanissimo chitarrista chiamato Freddie King.
Lo stesso anno Freddie King registra il suo primo singolo con la casa discografica El-Bee con John Roockwood Junior alla chitarra e sempre Robert Elem al basso elettrico, il singolo lancia Freddie King come artista.
Robert suonerà come bassista di Freddie King per gli otto anni consecutivi, dopo l’uscita del singolo.
Durante gli anni tra il 1950 e il 1960 si esibirà nei locali del West End di Chicago, dove accompagnerà vari artisti tra cui Magic Sam, Junior Wells, Jimmy Dawkins, Otis Rush, Luther Allison.
Nonostante le sue qualità sia di bassista che di cantante, rimarrà sempre titubante a lasciare il lavoro per proseguire una carriera da musicista a tempo pieno.
Nel 1978 esce il suo primo disco solista “Mojo Boogie” per la Storyville Records, durante tutta la sua carriera si esibirà regolarmente nei club di Chicago.
Morirà nel febbraio del 1997 all’età di 69 anni.

Ascolti consigliati:

Freddie King: That’s What You Think / Country Boy.
Etichetta: El-Bee Records.
Uscita: 1956.

Robert Elem: Mojo Boogie.
Etichetta: Storyville Records.
Uscita: 1978.