Etta Baker

Saunders Teddell nasce a Greensboro in Georgia il ventiquattro ottobre del 1911, figli di un mezzadro il padre da giovanissimo gli insegna a suonare l’armonica purtroppo già da ragazzo manifesta problemi alla vista che perderà completamente intorno ai sedici anni.

Impossibilitato a svolgere lavori agricoli inizia ad esibirsi per guadagnarsi da vivere, inizia ad esibirsi suonando Blues a Shelby nella Carolina del Nord, con il tempo arriverà a far parte del power trio di Blind Boy Fuller.

Alla morte di Fuller rimane in contatto con Browni Mcghee ed insieme iniziano una collaborazione con la quale incideranno molte canzoni, questo loro duo li porterà anche a collaborare con la casa discografica Folways Records.

Durante il revival folk degli anni sessanta entrambi godono di un discreto successo, arriverà addirittura a incidere per la Libreria del Congresso Americano e sarà invitato a suonare alla Carnegie Hall.

Appare nella commedia di Steve Martin del 1979 The Jerk. Terry ha collaborato con Ry Cooder in “Walkin ‘Away Blues”, ha anche eseguito una cover di “Crossroad Blues” di Robert Johnson per il film del 1986 Crossroads.

Terry morì per cause naturali a Mineola, New York, nel marzo 1986, tre giorni prima che Crossroads uscisse nei cinema, sarà introdotto nella Blues Hall of Fame nello stesso anno

Etta Baker

 

Etta Lucille Reid nasce a Cardwell Country nella Carolina del Nord il trentuno marzo del 1913, figlia d’arte il padre Boone Reid era un artista polistrumentista del Piedmont Blues, Etta si appassiona alla musica da giovane, all’età di tre anni e ovviamente il padre era il suo istruttore arriverà a suonare con il tempo sia la chitarra a sei e a dodici corde e il banjo a cinque corde.

La famiglia di Etta si sposta a Keysville in Virginia nel 1916, il padre in quel periodo dal 1920 al 1930 trova lavoro presso le varie fattorie, il resto della famiglia invece lavorava per varie aziende del tabacco, in questi periodi però non smisse mai di esibirsi.

Nel 1936 ridusse le sue apparizioni quando sposo Lee Baker, nel 1956 Etta viene finalmente registrata su disco quando lei e suo padre entrarono in contatto con il cantante Paul Clayton che era in visita a Blowing Rock nel nord Carolina.

Il padre di Etta lo prega di ascoltare la figlia eseguire il suo cavallo da battaglia “One Dime Blues”, Clayton ne rimase entusiasta ed il giorno dopo si presentò alla loro casa pronto a registrarla, da quella sessione vennero fuori cinque brani che finirono nell’album intitolato “Instrumental Music of the Southern Appalachians”.

Dopo questa registrazione torno alla funzione di donna e madre di famiglia a tempo pieno, dal suo matrimonio con il marito ebbe nove figli, di cui uno mori nella guerra del Vietnam lo stesso anno che morì il marito nel 1967.

Dopo la morte del marito, riniziò a dedicarsi alla musica defitinivamente esibendosi nei vari festival, nel 1991 esce con il suo primo disco “One Dime Blues” e poi uscì con altri album postumi alla sua morte.

Etta ha ricevuto numerosi riconoscimenti durante la sua tarda carriera musicale, tra cui il North Carolina Folk Heritage Award dal North Carolina Arts Council nel 1989, il National Endowment for the Arts ‘National Heritage Fellowship nel 1991 e il Nord Carolina Award nel 2003.

Continuò ad esibirsi per tutta la vita e mori all’età di novantatre anni, il ventirre settembre del 2006.

 

John Jackson

Nasce il ventiquattro settembre del 1924 nella città di Woodville in Virginia, cresce in un famiglia di musicisti perciò si dedica allo studio della chitarra sin dalla giovane età.
Si sposta da giovane all’età di venti anni a Fairfax sempre in Virginia all’età di venti anni, qui svolge svariati lavori tra cui anche quello di becchino, la sua carriera musicale inizia per fortuna nel 1960 grazie al folklorista Chuck Purdue.
Nel 1960 le sue prime registrazioni vi sono con la Arhoolie Records, nella sua carriera partecipa a molteplici festival sia in America che in Europa, successivamente registra anche per la Rounder Records e la Alligator Records.
Suonerà anche nei Travelling Blues Workshop, che includedevano Jackson, Archie Edwards, Flora Molton, Mother Scott, Phil Wiggins e John Cephas.
Morirà all’età di 77 anni per un cancro al fegato a Fairfax Station in Virginia.

Eugene “Buddy” Moss

Nasce il 16 gennaio del 1914 a Jewell in Georgia nella contea di Warren,in famiglia era uno dei dodici figli e in giovane età da autlodidatta l’armonica, inizia ad esibirsi alle varie feste ad Augusta dove la famiglia si era spostata quando aveva l’età di quattro anni.

Nel 1928 arriva ad Atlanta dove inizia ad esibirsi per strada, qui viene notato da Curley Weaver eand Robert “Barbecue Bob” Hicks, che lo portano a registrare in studio con la loro band i Georgia Cotton Pickers.

Nel 1933 inizia sempre da autdidatta a imparare lo studio della chitarra, il suo rapporto professionale con Robert Hicks durerà fino alla morte di questo ultimo che avviene nel 1931, dopo quel periodo inizia a trovarsi un partner e lo trova nella figura di Blind Willie McTell.

Sempre quello stesso anno effettua il suo debutto registrando con la America Record Company di New York, da quelle registrazioni usciranno undici pezzi che saranno l’inizio della sua carriera.

In quella sezione verrà accompagnato da Fred McMullen, Curley Weaver e il cantante Ruth Willis, in quella occasione vediamo anceh il ritorno di Moss a suonanre l’armonica su sei pezzi.

Verso la metà del 1934 i suoi successi sorpassano anche quelli di Blind Willie McTell, continua a registrare vari pezzi riscuotendo successi negli stati centrali e del sud e negli stati secessionisti, ma la sua vita nei prossimi anni sta per cambiare nel 1936 viene sentenziato colpevolte dell’omicidio della moglie e viene incarcerato.

Viene rilasciato dietro un accordo legale grazie al suo comportamento da modello in prigione e dietro anche la comparsa di due sponsor, che gli permettano di continuare la sua carriera musicale mentre lavorava all’Elon College come stabilito dall’accordo accettato qui conosce Sonny Terry e Brown McGhee.

Nel 1941 è insieme a loro due a registrare per la Columbia Records, dalle registrazione dei tredici pezzi solo tre arrivarono sul mercato, questa ed una serie di eventi negativi compromisero il suo ritorno sulle scene musicali.

Dopo il secondo conflitto mondiale continua ad esibirsi nelle città di Richmond e Durham nella Carolina del Nord, purtroppo gli introiti sono bassi e con molto rammarico inizierà a lavorare sia in un fabbrica di tabacco che come guidatore di camion o come operatore di ascensore.

Il periodo del revival folk degli anni successivi non riporta in cima la sua carriera questo dovuto perchè il suo periodo di notorietà nell’ambito discografico è legato ai soli due anni che vanno dal 1933 al 1935.

Morirà il 12 ottobre del 1984 dimenticato dal pubblico, una carriera sfortunat non ha dato merito alle sue doti di artista, la sua musica è stata ristampata dalla Biograph Records e dalla Document Records.

Francis Hillman “Scrapper” Blackwell

Nasce il 21 febbario del 1903 uno dei sedici figli di Payton e Elizabeth Blackwell a Syracuse nella Carolina del Sud., cresce però a Indianapolis nell’Indiana dove inizia a studiare la chitarra creandosi da autodidatta la sua primissima chitarra.

Sarà la nonna a sopronnominarlo “scrapper” per colpa del su carattere, da ragazzo inizia a girovagare per le città esibendosi come artista, sarà in uno di questi viaggi aIndianapolis dove incontrerà il pianista originario di Nashville Leroy Carr con cui inizierà un sodalizio che durerà fino alla morte di Carr.

Sotto l’influenza ed il consiglio di Carr, Blackwell inizia a registrare per l’etichetta Vocalation Records, con questa label Blackwell registrò anche vari pezzio da solo tra cui ricordiamo “Kokomo Blues” che verrà poi plasmato sotto il nome di “Sweet Home Chicago” da Robert Johnson.

Insieme a Leroy Carr iniziarono un lungo tour nelle regioni del midwest degli stati uniti e nelle regioni del sud come due vere star del circuito Blues americano, incidono svariati pezzi insieme ed il loro sodalizio sembra girare bene fino al 1935 ultima registrazione eseguita insieme, dove dopo la fine della sessione i due si lasciano la sala alle spalle in un modo molto brutto.

Due mesi dopo la notizia della morte di Carr dovuta ad una nefrite sconvolge Scrapper, il quale vorrà omaggiare il vecchio compagno di palco incidendo con il pianista Dot Rice, ma il risultato è scarso e da lì a poco tempo Blackwell abbandona l’industria della musica.

Il suo ritorno sulle scene avverrà grazia al revival folk verso la fine degli anni cinquanta dove registrerà per la 77 Records nel 1958 e nel 1961 per la Bluesville/Prestige Record, quando sembrava in grado di riprendere la sua carriera artistica viene ucciso in un vicolo da un colpo di pistola all’età di 59 anni il sette ottobre del 1962.

Verrà sepolto al cimitero di New Crown ad Indianapolis, Scrapper Blackwell è stato un importante artista che ha collaborato alla diffusione sia del Piedmont Blues sia del Chicago Blues.

Blind Blake

Le origini di Blind Blake pseudonimo di Arthur Blake sono incerte, cieco dalla nascita nato da Winter e Alice Blke sembra nell’area di Jacksonville, in Florida, alcune fonti indicano che plotrebbe essere potrebbe invece cresciuto in Georgia.

Sul certificato di morte viene indicata come città di nascita Newport News in Virginia, Le informazioni che abbiamo sulla vita di Blind Blake sono a dir poco irregolari.

Cieco sin dalla nascita, Blake iniziò presto a guadagnarsi da vivere suonando la chitarra agli angoli delle strade, nei vari locali e addirittura nei vari medicine show, si è subito fatto un nome a livello regionale ed è stato in effetti uno dei musicisti itineranti più noti infatti trascorrendo un lungo periodo ad Atlanta nei primi anni ’20, fu quando si diresse a Chicago nei primi anni 1920 che Blake divenne una figura chiave nella scena del blues.

Mayo Williams, un imprenditore nero con un occhio attento per i talenti del Sud, agiva ufficiosamente come scout per la Paramount Records, quando un commerciante di Jacksonville attirò la sua attenzione su Blind Blake, Williams non perse tempo nel fargli firmare un contratto discografico per la Paramount nel 1926.

La prima uscita di Blake per l’etichetta con sede nel Wisconsin, il celebre singolo Early Morning Blues / West Coast Blues, fu un successo istantaneo, Blake fu visto per la prima volta a Chicago a metà degli anni 1920. Si presume che la sua data di nascita sia tra il 1895 e il 1897, poiché l’unica foto esistente di Blind Blake, scattata alla sua prima sessione della Paramount nell’agosto 1926, mostra un uomo di circa trenta anni.

Il successo con la Paramount lo porta ad incidere circa una ottantinca di pezzi con l’etichetta, molte delle registrazioni fatte da Blind Blake furono scelte come esecuzioni classiche di primi blues, troppe per essere elencate in dettaglio, tra i brani che spiccano si includono “Early Morning Blues”, “Too Tight”, “Skeedle Loo Doo Blues”,  “Southern Rag”, “Diddie Wa Diddie”, “Police Dog Blues”.

Oltre ai suoi dischi, Blake suonava anche la chitarra con altri artisti della Paramount, nomi del calibro di Papa Charlie Jackson e Gus Cannon, i cantanti Ma Rainey e Ida Cox e il pianista Charlie Spand.

La caratteristica più schiacciante degli oltre 80 registrazioni con la Paramount sono la sua diversità, classici del Piedmont Blues, brani skiffle e ragtime, molte delle melodie originali di Blind Blake sono ormai standard country-blues.

Blake andò in tournée con lo spettacolo vaudeville “Happy-Go-Lucky” tra il 1930 e il 1931 prima di tornare negli studi della Paramount a Grafton per la sua ultima sessione di registrazione nel 1932, questa si rivelò la fine della carriera.

E’ difficile trovare informazioni attendibili sulla vita di Blind Blake, si sa poco o nulla della sua morte, nessuno ha mai saputo cosa veramente successe dopo l’ultima sessione della Paramount, ci sono voci sul fatto che Blake sia stato assassinato o che sia caduto vittima del alcolismo. che sembrano aver imperfetto le sue registrazioni successive.

Nell’aprile del 1933 fu ricoverato in ospedale con polmonite e non si riprese mai completamente, Il primo dicembre del 1934, dopo tre settimane di sofferenza si spegne a causa di un’emorragia polmonare, morendo per strada sull’ambulanza chiamata dalla moglie Beatrice.

Pink Anderson

Nasce il dodici febbraio del 1900 a Laurens nella Caolina del Sud, ma cresce nelle vicine città di Greenville e Spartanburg.

Da giovane si unisce presto al medicine show del dottore William R. Kerr della Indian Remedy Company, intrattenendo il pubblico mentre il dottore cercava di vendere qualche unguento dalla capacità di cura miracolose.

Più tardi si unisce allo show di Leo “Chief Thundercloud” Kahdot, dove incontra il bluesman e armonicista Peg Leg Sam, inizia però la sua carriera dopo che il folklorista Paul Clayton lo scopre.

Grazie a lui incide vari album e partecipa a vari tour, ma la sua attività non sarà molto longeva, a causa di un ictus verso la fine degli anni sessanta si vide costretto ad interrompere il suo girovagare in tour.

Nel frattempo nel 1963 effettua un cameo nel file “The Bluesman”, il suo ultimo tour avviene alla fine del 1970 su pressione di uno dei suoi studenti Roy Book Binder che lo accompagnò nelle tappe di Washington e Boston.

Morirà nell’ottobre del 1974 a causa di un infarto, il suo retaggio arriverà con il tempo ad un artista di nome Syd Barrett che uitlizzerà come omaggio il nome Pink per la sua futura band chiamata Pink Floyd.

 

Le origini del Piedmont Blues.

Lo scrittore Bruce Bastin ha coniato la frase Piedmont Blues per descrivere quel genere di muisca Blues che nasce dalla pianura costiera che si estende delle colline vicino alla catena montuosa degli Appalachiane fino ad arrivare all’Atlantico, dalla Virginia fino alle Carolina, e dalla Georgia fino alla Florida.
Conosciuto anche come East Coast Blues, si caratterizza dall’uso prevalente dell’uso della tecnica finger-style e da ritmi che hanno subito l’influenza musicale di altri generi quali il ragtime e la stessa musica country.
Tutti coloro che sono appassionati di Blues conoscono i lavori e l’opere di Alan Lomax che ha contribuito a registrare, diffondere e conservare la natura folkloristica della musica americana e ovviamente il Blues rientrò in queste sue opere, ma quando parliamo di Piedmont Blues la figura di archivista e divulgatore principale di questo stile è stata quella di Peter B. “Pete” Lowry.
Nato a Montclair, nel New Jersey il primo aprile del 1941, frequenta la Deerfield Academy e poi la Princeton University, dove si specializza in scienze biologiche.
Insegna biologia per alcuni anni dopo aver conseguito un master in zoologia, ha spostato la sua attenzione verso la musica Blues e verso il Jazz.
Scrittore, produttore discografico, etnomusicologo, storico, fotografo, musicologo forense e insegnante si occupò dei vari aspetti della musica popolare, principalmente quella afroamericana.
Lowry ha viaggiato negli Stati Uniti sudorientali per oltre un decennio negli anni ’70 e ’80 facendo registrazioni sul campo e altre ricerche nella regione del Pidemont fino ad arrivare in Virginia, passando dalla Georgia fino alle due Caroline, tramite interviste, fotografie e registrazioni di musicisti blues e gospel tra il 1970 e 1980, ha documentato questo stile di Blues per farlo arrivare alle nostre generazioni.
Dopo un decennio passato a registrare, documentare e archiviare musica, collabora proprio con Alan Lomax per due anni presso la Libreria del Congresso Americano, tutto il suo materiale così come quello di Lomax è ormai parte del patrimonio culturale americano deopositato e registrato presso la sezione American Folklife Center della libreria del Congresso.
Lowry ha scritto di per varie riviste del settore quali le inglesi Blues Unlimited, Blues & Rhythm (UK), Juke Blues (UK) e le americane Cadence, Jazz Times, la sua attività di divulgatore è ancora oggi attiva, la sua collaborazione con il collega Bruce Bastin farà si che entrambi prendano il merito per aver coniato il termine Piedmont Blues.
Questo genere di Blues vanta tra i suoi artisti principali nomi quali Blind Blake, il suo esponente più noto, ma anche Blind Boy Fuller, Gary Davis, Etta Baker, Buddy Moss, Josh White, Scrapper Blackwell, e moltissimi altri.

Solomon Burke: Ho visto un Re. Edoardo Fassio-Graziano Uliani.

Quando un libro ha come autori due nomi come Edoardo Fassio e Graziano Uliani e parla di Soul, non può deludere nessuna aspettativa sia dal lato editoriale che da quello musicale.

Fabio “Catfish” Fassio la voce radio della trasmissione Blues per antonomasia, autore di libri quali “Soul City” sempre per l’editore Vololibero o “Blues” per l’Editore Laterza, insieme a Graziano Uliani l’uomo del Soul organizzatore del Porretta Soul Festival dal lontano 1988, che ha portato in Emilia Romagna i grandi nome di Menphis quali Rufus Thomas a cui è dedicato il parco dove si svolgono i concerti ogni anno ma anche Carla Thomas e lo stesso Solomon Burke a cui è dedicato questo libro.

Solomon Burke nato a Philadelphia il 21 Marzo del 1940 studia come reverendo, si dedica alla Musica da ragazzo indicando nel tempo la nonna come sua influencer principale in campo musicale, sarà lei che gli insegnerà come cantare tutti gli stili musicali del tempo e regalargli la sua prima chitarra.

Passa già dall’età di sette anni molto del suo tempo in Chiesa, predicando e venendo nominato “Boy Wonder Preacher” per le sue innate doti di oratore, durante il liceo forma i Gospel Cavaliers

conducendo uno show radiofonico che lo porterà ad un contratto discografico con l’Atlantic Records.

Nel periodo di collaborazione contrattuale con l’Atlantic vedrà uscirà con canzoni quali
“Cry to Me”, “If You Need Me”, “Got to Get You Off My Mind”, “Down in the Valley” e la già nominata “Everybody Needs Somebody to Love”, sarà appellato come “King of Rock’N’Soul” o anche “Solomon King” per la sua posizione di leader incontrastato del Soul di quegli anni.

Nove euro spesi in un piccolo capolavoro editoriale di due pezzi da novanta quando parliamo di Musica Nera, non potete non comprarlo sarebbe impensabile per ogni amante del genere.

Il Diavolo suona il Blues. Enrico Cetta.

Il Blues è pieno di storie, aneddoti e leggende, e la più conosciuta da tutti nel mondo del Blues o della Musica in generale è quella del chitarrista Robert Johnson e del sul patto con il Diavolo avvenuto la notte a Clarksdale dove la Highway 49 e la Highway 61 si incontrano.

Sulla basi di questa parte il racconto di Enrico Cetta e del suo libro “Il Diavolo suona il Blues” uscito per Scatole Parlanti, romanzo breve e avvincente che ripercorre il viaggio del protagonista Eric che recentemente scopre di essere segnato da un tumore incurabile al cervello per arrivare al Robert Johnson Festival, e del suo compagno di viaggio lo strano Mike che lo accompagna durante questa sua meta da raggiungere.

L’autore  è nato a Faenza nel 1979, batterista, appassionato di cultura americana e musica rock , oltre quest’opera ha pubblicato  “Election Day” (2015) ,  “L’occhio del demone” (nel 2016), “L’ombra crudele del passato (2017), mentre nel 2018 vince con il racconto “1965” il concorso  “Andiamo in Ucronia!”, “Il Diavolo suona il Blues” è il suo primo romanzo con Scatole Parlanti uscito nello stesso anno.

Il libro mi è piaciuto molto, scritto da un musicista che sa quel che scrive, gli aneddoti e le descrizioni della chitarra del protagonista si capisce che sono farina di chi la Musica e il mondo che la circonda lo conosce, un gran bel libro per una lettura veloce e appassionante.

Consigliato a chi ama il Blues e i racconti intorno al Blues, 94 pagine e 12 euro spesi bene.

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Jerry Knight.

Jerry Ernest Knight 17 aprile 1952 a Los Angeles è stato un cantante e bassista R&B americano che raggiunse la notorietà verso la fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
Insieme a Ray Parker Jr. è stato uno dei membri fondatori del gruppo Raydio, cantando nel loro primo successo “Jack and Jill” contenuto nel loro primo disco dal titolo omonimo.
Dopo questo periodo con i Raydio inizia la sua carriera solista pubblicando tre album ottenendo un discreto successo iniziale con le canzoni “Overnight Sensation”, “Perfect Fit” e “Turn It Out”.
Ho conosciuto questo bassista grazie alla sua collaborazione con Bill Withers nel suo disco “Mengarie” del 1977 uscito per la Columbia Records.
Morirà alla solo età di 44 anni per cancro a Los Angeles e verrà seppelito nel cimitero di Inglewood Park, dove riposano varie celebrità,   tra gli altri musicisti possiamo menzionare i nomi di Ella Fitzgerald, Ray Charles e Lowell Fulson e Big Mama Thorthon.

Melvin Dunlap.

Si avvicina al basso elettrico da ragazzo quando era obbligato a stare a letto in quanto malato, i genitori  comprano in un negozio di pegni locale, a Cleveland in Ohio, un basso elettrico Fender usato.
Si dedica con passione allo strumento e anni dopo inizia la sua carriera musicale incidendo insieme a Charles Wright e i suoi White Sounds l’hit di successo “Express Yourself” presente nell’omonimo singolo uscito per la Warner Bros nel 1970.
Nel corso degli anni 70 inciderà molteplici dischi di r&b e soul, ma la sua partecipazione più famosa sarà con l’artista Billy Whiters, con il quale collaborerà in alcuni dei suoi successi più noti quali “Lean On Me,” “Use Me,” and “Another Day to Run.”

Bill “Namesake” Willis.

Nato nel 1931 a Louisville, Kentucky, Willis acquistò il suo primo basso in un banco dei pegni dopo essersi congedato dai   Marines nel 1954.

Un musicista autodidatta che appena due anni dopo si esibisce  come artista professionista  allo Zanzibar di Buffalo, accompagnando Billie Holiday , fu la cantante che gli affibbiò il il soprannome di “Namesake”. Bill si  un’ così al quartetto che suonava con Holiday, esibendosi nella parte occidentale delle città di New York e Toronto.

Questa preziosa esperienza ha aiutato Willis ad affinare le sue linee di basso, tanto che quando è atterrato a Cincinnati nel 1957, era pronto per emergere come bassista dello staff degli studi King Records, ha contribuito a molte delle registrazioni di Freddie King,” comparendo in alcuni dei suoi grandi classici quali “Have You Ever Loved a Woman,” “Hide Away,” “See See Baby,” “I’m Tore Down.”

Bill ha suonato su molti altri brani tra cui “Sleep” di Little Willie John, “Let’s Go” di Hank Ballard, “Tossing and   Turning” di Bobby Turner e “This Old House” di James Brown,  abbandonerà i King Studios nel 1963 e dopo questo  trascorse sei mesi a suonare il basso e la tuba al New York World’s Fair.

La sua carriera lo porterà a suonare  con Jake Porter, il chitarrista Roy Gaines e LaVerne Baker, sotto la guida informale di Bill Doggett ha imparatoa suonare  l’organo, ed è stato con questo strumento che ha suonato sia in Europa che negli Stati Uniti nei  tour di  LaVerne Baker e Floyd Dixon.

Dopo un’apparizione ad Antone ad Austin, in Texas, gli viene  chiesto di unirsi alla band Tilt-a-Whirl di Jimmie Vaughan, i cui membri erano stati influenzati dalle registrazioni di Bill con le star dei King Records di 40 anni prima. Accettò l’ingaggio e parti in  tour e registrò in studio con Jimmie Vaughan, nella sua carriera arriverà anceh a suonare con B.B. King, Eric Clapton, Bonnie Raitt, Dr. John, Billy Gibbons, Buddy Guy e molte altre leggende del Blues.

Morirà il 9 Febbraio del 2010.

Tim Drummond.

Timothy Lee Drummond nasce a Canton in Illinois il 20 aprile del 1940,  nella sua carriera di bassista lo ha visto collaborare con moltissimi artisti ed in particolare modo con James Brown, Bob Dylan, Neil Young ed Eric Clapton.

Drummond arriva a collaborare con James Brown quando era in una band di Cincinnati chiamata “The Dapps”, in quel periodo Brown si avvalse si una band di bianchi dell’Ohio per registrare “I Can’t Stand Myself”, questa collaborazione si interromperà dopo che Tim contrasse l’epatite in Vietnam e sarà sostituito da Charles “Sweet” Sherrel.

Finito il suo periodo con James Brown si sposta a Nashville dove parteciperà al capolavoro di Neil Young “Harvest” del 1972 e la loro collaborazione durerà fino al 1980 quando uscirà  l’album “Hawks & Doves”, dopo questo periodo con l’artista canadese arriverà a lavorare con Bob Dylan.

Insieme al cantautore lavorerà a quella che è conosciuta come la “Gospel Trilogy” ovvero i dischi “Slow Train Coming”, lo stesso album “Saved” e “Shot of Love”, nell’album “Saved” è anche coautore della title track dell’album.

La sua carriera come session man durerà quasi cinquanta anni, collaborerà anche a “Harvest Moon” del 1992 seguito dell’album del 1972 di Neil Young, nella sua lunga carriera collaborerà con artisti quali Crosby & Nash, Crosby, Stills, Nash & Young, Ry Cooder, J. J. Cale, Mother Earth, Lonnie Mack, Miles Davis, B.B. King, Joe Cocker, Albert Collins, Joe Henry, Jewel, Essra Mohawk.

Morirà all’età di 74 a St.Louis nel Missouri.

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010.

Continuiamo a parlare di bassisti che cantano il Blues, sono un rarità già in altri generi musicali figuriamoci nel Blues, forse non è altro che una fissa mia visto che primo  io sono stonato come una campana rotta in due e secondo già faccio una fatica bestia  a suonarlo il Blues..e se mi riuscisse bene almeno quello mi accontenterei.

Scherzi a parte parliamo di uno dei bassisti Blues più “storici”, classe 1930 gente e ancora con tanta voglia di salire sul palco un vero Bluesman, devo dire che ho sempre faticato a trovare informazione sui suoi dischi e potete capire la mia sorpresa nel scoprire l’esistenza di questo live su Amazon.

Bob Stroger & Mr Jones Band Live in Buenos Aires 2010 è il titolo del disco che trovato su Amazon, per me questo bassista è una leggenda vivente del Blues, è l’equivalente di Buddy Guy per la chitarra riportato al basso, una sorta d guida vacante per ogni persona che voglia fare uno shuffle con il ns strumento a quattro corde tra le mani.

Uscito originariamente nel 2010 viene ristampato nel Dicembre del 2018 dalla MJ Group, il live contiene cover di canzoni quali “Blind Man Blues”, “Let the Good Time Roll”, “Sweet Home Chicago”, “Key o The Highway” e pezzi dai dischi di Bob Stroger quali “Bob di Back in Town”.

Contento di aver potuto avere un’altro live di Bob Stroger oltre a “In The House – Live At Lucerne – Vol.1” vi consiglio come sempre l’ascolto.