Blind Willie McTell

William Samuel McTie nasce Thompson in Geoegia il cinque maggio del 1898, nasce cieco da un occhio e perderà la vista completamente nell’adolescenza, si avvicina alla chitarra sin dai primissimi anni mostrando una dicsreta attitudine alla musica.

Figlio di arte in famiglia sia il padre che lo zio suonano la chitarra e sono loro a passaegli i primi insegnamenti, intanto lui impara a scrivere e leggere la musica tramite il braille e si diletta ad imparare anche la fisarmonica.

Il padre lascia la famiglia quando lui è ancora piccolo e dopo la morte della madre avvenuta nel 1920 inizia a girovare per le città esibendosi per vivere, sarà solo nel 1927 che inizierà la sua carriera artistica con l’etichetta discografica della Victor Records di Atlanta.

Negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, registrerà per molte case discografiche quali la Decca e la Columbia sotto svariati pseudonimi, uno di questi “The Pig and Whistle” in riferimento ad una catena di ristoranti di Atlanta presso i quali era abituato a suonare nel parcheggio di uno di essi per raccimolare qualche mancia.

Come molti suoi colleghi nel 1940 viene intervistato dall’etnomusicologo Alan Lomax, in quell’occasione viene accompagnato dalla moglie, l’intervista e le registrazioni di Lomax si basano su vari classici del Piedmont Blues, vari spirituals e altri canti, nell’intervista Lomax chiede a McTell delle performances riguardo le cosidette protest song (canti di protesta) ma il bluesman evitò questa richiesta in modo molto eloquente.

McTell registrò per Atlantic Records circa quindici canzoni nel 1949, ma queste registrazioni incontrarono un successo commerciale minore rispetto ai suoi lavori precedenti.

Un anno dopo, tuttavia, è tornato in studio, questa volta con il suo partner di lunga data Curley Weaver, incidendo le canzoni per l’etichetta Regal, nessuno di questi dischi vendette particolarmente bene, tuttavia, e mentre McTell continuava a suonare per chiunque volesse ascoltare, in questo perido inizia per lui il suo periodo buio con l’alcolismo.

Ha continuato a esibirsi nei dintorni di Atlanta, ma la sua carriera è stata interrotta da cattive condizioni di salute, principalmente a causa del diabete e dell’alcolismo.

Nel 1956, un direttore del negozio di dischi di Atlanta, Edward Rhodes, scoprì che McTell suonava per strada per un po ‘e lo attirò con una bottiglia di liquore di mais nel suo negozio, dove catturò alcune esibizioni finali su un registratore, queste registrazioni sono state rilasciate postumo da Prestige / Bluesville Records con il titolo di “Last Session”.

Si risvegliò dal quel perido nel 1956, giusto in tempo per registrare un’altra sessione storica su nastro, poco dopo lasciò la musica, per diventare pastore di una chiesa locale la Mt. Zion Baptist Church di Atlanta.

McTell morì di una emoraggia cerebrale a Milledgeville, in Georgia, nel 1959. venne sepolto nella Jones Grove Church, vicino a Thomson, in Georgia, vicina alla sua città natale.

Un fan ha pagato per far erigere una lapide nel suo luogo di riposo, è stato inserito nella Blues Hall of Fame della Blues Foundation nel 1981e nella Georgia Music Hall of Fame nel 1990.

Blind Blake

Le origini di Blind Blake pseudonimo di Arthur Blake sono incerte, cieco dalla nascita nato da Winter e Alice Blke sembra nell’area di Jacksonville, in Florida, alcune fonti indicano che plotrebbe essere potrebbe invece cresciuto in Georgia.

Sul certificato di morte viene indicata come città di nascita Newport News in Virginia, Le informazioni che abbiamo sulla vita di Blind Blake sono a dir poco irregolari.

Cieco sin dalla nascita, Blake iniziò presto a guadagnarsi da vivere suonando la chitarra agli angoli delle strade, nei vari locali e addirittura nei vari medicine show, si è subito fatto un nome a livello regionale ed è stato in effetti uno dei musicisti itineranti più noti infatti trascorrendo un lungo periodo ad Atlanta nei primi anni ’20, fu quando si diresse a Chicago nei primi anni 1920 che Blake divenne una figura chiave nella scena del blues.

Mayo Williams, un imprenditore nero con un occhio attento per i talenti del Sud, agiva ufficiosamente come scout per la Paramount Records, quando un commerciante di Jacksonville attirò la sua attenzione su Blind Blake, Williams non perse tempo nel fargli firmare un contratto discografico per la Paramount nel 1926.

La prima uscita di Blake per l’etichetta con sede nel Wisconsin, il celebre singolo Early Morning Blues / West Coast Blues, fu un successo istantaneo, Blake fu visto per la prima volta a Chicago a metà degli anni 1920. Si presume che la sua data di nascita sia tra il 1895 e il 1897, poiché l’unica foto esistente di Blind Blake, scattata alla sua prima sessione della Paramount nell’agosto 1926, mostra un uomo di circa trenta anni.

Il successo con la Paramount lo porta ad incidere circa una ottantinca di pezzi con l’etichetta, molte delle registrazioni fatte da Blind Blake furono scelte come esecuzioni classiche di primi blues, troppe per essere elencate in dettaglio, tra i brani che spiccano si includono “Early Morning Blues”, “Too Tight”, “Skeedle Loo Doo Blues”,  “Southern Rag”, “Diddie Wa Diddie”, “Police Dog Blues”.

Oltre ai suoi dischi, Blake suonava anche la chitarra con altri artisti della Paramount, nomi del calibro di Papa Charlie Jackson e Gus Cannon, i cantanti Ma Rainey e Ida Cox e il pianista Charlie Spand.

La caratteristica più schiacciante degli oltre 80 registrazioni con la Paramount sono la sua diversità, classici del Piedmont Blues, brani skiffle e ragtime, molte delle melodie originali di Blind Blake sono ormai standard country-blues.

Blake andò in tournée con lo spettacolo vaudeville “Happy-Go-Lucky” tra il 1930 e il 1931 prima di tornare negli studi della Paramount a Grafton per la sua ultima sessione di registrazione nel 1932, questa si rivelò la fine della carriera.

E’ difficile trovare informazioni attendibili sulla vita di Blind Blake, si sa poco o nulla della sua morte, nessuno ha mai saputo cosa veramente successe dopo l’ultima sessione della Paramount, ci sono voci sul fatto che Blake sia stato assassinato o che sia caduto vittima del alcolismo. che sembrano aver imperfetto le sue registrazioni successive.

Nell’aprile del 1933 fu ricoverato in ospedale con polmonite e non si riprese mai completamente, Il primo dicembre del 1934, dopo tre settimane di sofferenza si spegne a causa di un’emorragia polmonare, morendo per strada sull’ambulanza chiamata dalla moglie Beatrice.

C’era una volta lo skiffle.

La Musica ha la capacità di unire le persone come non mai, anche nelle situazioni più disagiate quali ad esempio quella di essere uno dei tanti braccianti o dei vari scaricatori di porti inglesi che cercava di passare la faticosa giornata riducendone la pesantezza attraverso dei canti durante il giorno, da questo si può notare la similitudine dei braccianti bianchi con la manovalanza nera sfruttata nei campi di cotone nel sud degli Stati Uniti.
La somiglianza finisce qui anche perché, i braccianti avevano a differenza degli afromaericani la capacità piena di tutti i diritti sociali e delle condizioni sociopolitiche che questi ultimi otterranno negli anni solo attraverso dure batttaglie.
Lo Skiffle comunque nasce negli States nei campi di cotone verso gli anni venti, come il Blues rappresenta lo struggente lamento dei lavoratori agricoli dei campi di cotone, questo musica viene acquisita come propria anche dagli scaricatori di porto inglesi, tra i suoi suonatori questi il nome del suo maggior esponenente è quello di Lonnie Donegan.
Lo skiffle era originariamente suonato con strumenti fatti in casa, o con attrezzi casalinghi usati per fare musica, proprio come in un jug band potevano benissimo ritrovare pentole, brocche, assi per lavare, o figure quali il “tea-chest bass” un rudimentale basso formato da una cesta per portare il tè ed un manico di scopa per tastiera, altro strumento della famiglia dei bidofoni a cui associamo anche il wash-tube bass delle varie jug band di Memphis.
L’evolversi dello stile musicale e la sua successiva notorietà nel tempo vide introdurre i classici strumenti quale le chitarre e ovviamente le percussioni, in modo da dare maggiore espressività ad i suoi interpreti ma senza dimenticare il messaggio di base che questo genere musicale proponeva.
L’etimologia della parola Skiffle deriva da “to make a Skiffle”, espressione coniata nello slang americano che intendeva significare l’atto che di colui che riusciva a fare un disastro di un’attività commerciale o di un affare.
La scena jazz del dopoguerra in Gran Bretagna vide un allontanamento dalla musica swing delle Big Band che avevano spopolato prima e durante il secondo conflitto bellico mondiale.
Le tendenze culturali tendono a cambiare a seguito di una guerra, questo perché le persone vogliono iniziare una nuova vita lasciandosi dietro di sé l’orrore, le difficoltà patite in guerra.
Con le Big Band mandate fuori dai gusti e dalle preferenze delle persone, i gruppi più piccoli iniziarono a riempire quello spazio che una volta era di dominio pubblico delle grandi band o orchestre.
Tra queste band emerse durante gli anni ’50 vi era quella del Jazzmen Ken Colyer, una band jazz di stampo tradizionale al cui interno vi era un suonatore di banjo e polistrumentista che avrebbe scritto la storia di questo stile nella Gran Bretagna, il suo nome era quello di Anthony James “Lonnie” Donegan.
Parte della bellezza di questa musica era che non richiedeva strumenti costosi né un alto livello di musicalità, risultava divertente, ballabile e soprattutto era un qualcosa di nuovo che serviva a recidere i tempi passati della guerra e il ricordo di tutto il dolore che questa aveva portato.

Jerry Knight.

Jerry Ernest Knight 17 aprile 1952 a Los Angeles è stato un cantante e bassista R&B americano che raggiunse la notorietà verso la fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
Insieme a Ray Parker Jr. è stato uno dei membri fondatori del gruppo Raydio, cantando nel loro primo successo “Jack and Jill” contenuto nel loro primo disco dal titolo omonimo.
Dopo questo periodo con i Raydio inizia la sua carriera solista pubblicando tre album ottenendo un discreto successo iniziale con le canzoni “Overnight Sensation”, “Perfect Fit” e “Turn It Out”.
Ho conosciuto questo bassista grazie alla sua collaborazione con Bill Withers nel suo disco “Mengarie” del 1977 uscito per la Columbia Records.
Morirà alla solo età di 44 anni per cancro a Los Angeles e verrà seppelito nel cimitero di Inglewood Park, dove riposano varie celebrità,   tra gli altri musicisti possiamo menzionare i nomi di Ella Fitzgerald, Ray Charles e Lowell Fulson e Big Mama Thorthon.

Melvin Dunlap.

Si avvicina al basso elettrico da ragazzo quando era obbligato a stare a letto in quanto malato, i genitori  comprano in un negozio di pegni locale, a Cleveland in Ohio, un basso elettrico Fender usato.
Si dedica con passione allo strumento e anni dopo inizia la sua carriera musicale incidendo insieme a Charles Wright e i suoi White Sounds l’hit di successo “Express Yourself” presente nell’omonimo singolo uscito per la Warner Bros nel 1970.
Nel corso degli anni 70 inciderà molteplici dischi di r&b e soul, ma la sua partecipazione più famosa sarà con l’artista Billy Whiters, con il quale collaborerà in alcuni dei suoi successi più noti quali “Lean On Me,” “Use Me,” and “Another Day to Run.”

Bill “Namesake” Willis.

Nato nel 1931 a Louisville, Kentucky, Willis acquistò il suo primo basso in un banco dei pegni dopo essersi congedato dai   Marines nel 1954.

Un musicista autodidatta che appena due anni dopo si esibisce  come artista professionista  allo Zanzibar di Buffalo, accompagnando Billie Holiday , fu la cantante che gli affibbiò il il soprannome di “Namesake”. Bill si  un’ così al quartetto che suonava con Holiday, esibendosi nella parte occidentale delle città di New York e Toronto.

Questa preziosa esperienza ha aiutato Willis ad affinare le sue linee di basso, tanto che quando è atterrato a Cincinnati nel 1957, era pronto per emergere come bassista dello staff degli studi King Records, ha contribuito a molte delle registrazioni di Freddie King,” comparendo in alcuni dei suoi grandi classici quali “Have You Ever Loved a Woman,” “Hide Away,” “See See Baby,” “I’m Tore Down.”

Bill ha suonato su molti altri brani tra cui “Sleep” di Little Willie John, “Let’s Go” di Hank Ballard, “Tossing and   Turning” di Bobby Turner e “This Old House” di James Brown,  abbandonerà i King Studios nel 1963 e dopo questo  trascorse sei mesi a suonare il basso e la tuba al New York World’s Fair.

La sua carriera lo porterà a suonare  con Jake Porter, il chitarrista Roy Gaines e LaVerne Baker, sotto la guida informale di Bill Doggett ha imparatoa suonare  l’organo, ed è stato con questo strumento che ha suonato sia in Europa che negli Stati Uniti nei  tour di  LaVerne Baker e Floyd Dixon.

Dopo un’apparizione ad Antone ad Austin, in Texas, gli viene  chiesto di unirsi alla band Tilt-a-Whirl di Jimmie Vaughan, i cui membri erano stati influenzati dalle registrazioni di Bill con le star dei King Records di 40 anni prima. Accettò l’ingaggio e parti in  tour e registrò in studio con Jimmie Vaughan, nella sua carriera arriverà anceh a suonare con B.B. King, Eric Clapton, Bonnie Raitt, Dr. John, Billy Gibbons, Buddy Guy e molte altre leggende del Blues.

Morirà il 9 Febbraio del 2010.

The Black Keys: Chulahoma – the songs of Junior Kimbrough.

Le stranezze della vita ti mettono davanti certe volte delle novità cheti capitano così come un fulmine a ciel sereno, questa volta per fortuna mi hanno fatto conoscere nel mio percorso educativo verso il Blues l’artista chiamato Junior Kimbrough attraverso un disco tributo del duo rock The Black Keys.

Nelle orecchie di chi segue un pò la Musica internazionale forse “The Lonely Boy” dall’album “El camino” potrà esservi arrivata, ma la venuta conoscenza di questo album dedicato a Junior Kimbrogough attraverso loro mi conferma sempre più che non ci potrebbe essere stato nulla della Musica Rock moderna senza il Blues, ma il fatto più strano è che questa illuminazione arriva da un mio amico che un giorno mi dice “lo conosci  Junior Kimbrough? è un Bluesman..”.

Dopo aver strabuzzato gli occhi incredulo davanti a tale persona che ho cercato per anni di plagiare musicalmente con i dischi di Steve Ray Vaughan, Albert King e tanto Chicago Blues, fino ad arrivare a  stressarlo al punto che se avesse sentito ancora uno shuffle avrebbe fatto come il protagonista di Arancia Meccanica in fondo al film ovvero si sarebbe buttato dalla finestra……ma se era anni che mi prendeva in giro per il Blues..

Cioè ti chiedi come è capitato tutto questo…la risposta arriva da questo album dei The Black Keys che omaggiano questo Bluesman che ho potuto scoprire grazie a questo disco, un lavoro fatto veramente bene da un gran gruppo per chi ama il Rock, commovente l’ultima traccia un messaggio telefonico della moglie che apprezza il lavoro effettuato dai due artisti elogiando il loro stile affermando che sono gli unici a suonare nella stesso modo con cui lo faceva Junior Kimbrough.

Veramente un bel disco..

 

Otis Rush: The King of The Hill is gone.

Sabato 29 Settembre del 2018 all’età di 84 anni si è spento Otis Rush pere complicazioni in seguito all’ictus che lo aveva colpito nel 2003, tra i creatori e ideatori del Wes Sound il suo modo di suonare sarà di ispirazione per   chitarristi non solo del Blues, tra cui ricordare Eric Clapton, Buddy Guy, BB King, Carlos Santana, Mike Bloomfield, Jimmy Page, Billie Joe Armstrong dei Green Day, Stevie Ray Vaughan, e omaggiato da artisti quali Gary Moore, Jimi Hendrix, Johnny Winter e Duane Allman con cui ha anche suonato nel suo disco “Right Place, Wrong Time”.

Nasceva a Philadelphia il 29 Settembre del 1934, uno dei sette figli di una coppia di mezzadri che lo mandava a lavorare nei campi facendogli saltare regolarmente la scuola, ma nel tempo libero si dilettava all’armonica prima che cominciasse da autodidatta i primi rudimenti della chitarra all’età di 8 anni sulla chitarra del fratello Leroy quando era assente da casa,  all’età di appena quindici anni si  trasferisce a Chicago nel 1949, dopo aver visitato una delle sue sorelle là e aver visto dal vivo artisti del calibro di Muddy Waters e Little Walter esibirsi in club South Side decide di dedicarsi alla Musica,  nel mentre lavora nelle varie acciaierie locali, come guardiano nei  recinti per il bestiame e anche come camionista ed  inizia a prendere lezioni di chitarra da un musicista locale tale Reggie Boyd.

Nel 1953 suonando nei club viene scoperto da Willie Dixon che lavorava come Talent Scout per Eli Toscano, proprietario della famosa ma sfortunata etichetta Cobra che finirà in bancarotta causa dei molti debiti di gioco contratti da Toscano, ma tra queste sfortune Otis Rush incide per questa etichetta il suo primo singolo “I can’ t quit you baby” e alcuni tra i suoi successi più noti come “All your love (I miss lovin)” e “Double Trouble” , questa canzone verrà presa da Stevie Ray Vaughan per dare il nome alla sua band come molti sapranno.

Dopo il fallimento della Cobra si sposta alla Chess Records per la quale registra anche la compilation “Doors to Doors” con Albert King altro genio della chitarra con cui condivideva una caratteristica particolare legata al fatto che entrambi erano mancini come molti altri quali Jimi Hendrix, Paul McCartney e Tony Iommi, ma le loro chitarre avevano le corde invertite ovvero il Mi cantino era in alto e il grave era in basso.

Con la sua Epiphone Riviera invertita, lo stetson in testa e un paio di occhiali scuri, nella sua carriera registrerà per etichette come la Delmark, la  Chess e la Duke, nel 1969 arriverà alla Collittion Records una sussidiara dell’Atlantic Records con cui pubblicherà “Mourning in the Morning” considerato da molti il suo primo vero disco…. con Jerry Jemmot al basso, così tanto per farlo sapere a chi lo ignorasse visto che è il blog di un bassista.

Durante gli anni 60/70 si esibisce nei vari tour, è stato un’artista molto spesso non considerato dalle case discografiche un esempio è il suo disco del 1976 “Right Place, Wrong Time” che esce per la Bullfrog, pubblicato cinque dopo che era stato inciso, solamente  quando lo stesso Rush si presenta all’etichetta con il nastro comprato dalla Capitol Records attuale proprietaria e che a suo tempo aveva rifiutato di pubblicarlo, commercialmente si

Si ritirò dal esibirsi alla fine degli anni settanta, anche insoddisfatto dai mancati successi commerciali ma rientrerà nel mercato  negli anni ’80 e, anche se ha registrato solo sporadicamente alcuni album tra cui “Ain’ enough comin’ in” nel 1994 primo album sedici anni dopo l’ultimo, arriverà a vincere un un Grammy Award per il miglior album di  Blues tradizionale con “Any Place I’m going” nel 1999, nello stesso anno viene inserito nella Blues Hall of Fame, la rivista Rolling Stones lo inserirà al n° 53 nella classifica dei chitarristi più influenti di tutti.

Veniva soprannominato King of The Hill e al pari di Magic Sam e Buddy Guy viene considerato tra i creatori del West Side Sound, non ha mai avuto però la stessa  attenzione nazionale e internazionale di altri musicisti Blues perché non era un grande promoter di se stesso, non era molto interessato al mondo del business e per quello che riguardava la Musica era il tipo che usciva e andava a suonare ed una volta finito rimetteva la chitarra nella custodia e rientrava a casa, questo a detta delle parole del suo storico manager Rick Bates.

Nel 2016 al Chicago Blues festival si presente sul palco sulla sedia a rotelle, dove vi era finito nel 2003 a causa di un’ictus, per ricevere l’ultimo omaggio dei fan a un chitarrista che ha condizionato con il suo stile molte generazioni di Bluesman e artisti.

Samantha Fish – Belle of The West.

l’ultima volta che avevo condiviso la mia esperienza circa l’album di Samantha Fish era successo con l’uscita di “Wild Heart” nel 2015, ho passato volutamente sopra il successivo “Chills and Fever” che mi era piaciuto ma che non mi aveva entusiasmato come ad esempio il precedente “Black Howlin’ Wolf” del 2011.

Ora mi ritrovo davanti a Belle of The West, ultima fatica della cantante nata a Kansas City, sempre per la Rufus Records con la quale ho iniziato a conoscerla con il disco “Girls With Guitars” nel 2011, da un primo ascolto questo disco mi sembra più adeguato ai miei gusti, convincendomi molto di più del precedente album.

Questo disco dalla vena mista tra un southern blues e un ottimo country, mi è davvero piaciuto sopratutto in canzoni quali la titletrack “Belle of The West”, oppure “Daughters” ma anche “American Dream”, “No Angels” e “Don’ t Say You Love Me”, ricordandomi ogni volta perché aspetto sempre a gloria l’uscita dei suoi dischi.

Peccato che forse, on potrò mai avere l’occasione di vederla dal vivo..ma chissà dicevo lo stesso di Ana Povovic, poi alla fine inaspettatamente ho potuto ammirarla al Serravezza Blues Festival perciò mai dire mai nella vita.

Polly O’Keary.

Polly O’Keary talentuosa bassista e leader dei suoi Rhythm Method un power trio che vede alla batteria suo marito Tommy Cook e alla chitarra Dave Miller, prima di essere una premiata e apprezzata artista a della scena musicale della Stato di Washington il Blues lo ha davvero vissuto.

Da ragazza interrompe gli studi scolastici a quello che in America è l’8th grade, ovvero all’età compresa tra i 13 e 14 anni, a diciotto anni si ritrova già sposata con un detenuto in prigione che andava regolarmente a trovare, a 21 anni aveva già calcato molti palchi con uomini più grandi lei che erano diventati ben presto suoi compagni di bevute.

La musica comunque è sempre presente nella sua vita e continuamente alla ricerca del suo stile che per qualche motivo sembra non arrivare mai, fino ad un giorno in cui con un’amico assiste ad un concerto del Bluesman canadese Jeff Healey venendo ammaliata dal Blues.

Dopo aver visto la luce in pieno stile Jack “Joiliet” Blues all’età di 28 anni, la sua carriera artista prende la svolta necessaria a cambiare la sua vita, le ore praticate sullo strumento la portano a scrivere canzoni e ben presto salta agli occhi nella scena Blues nello stato di Washington, viene nominata sei volte “Washington Blues Society Best Female Vocalist” e quattro volte  “Best Blues Songwriter”.

Oggi è sposata il batterista e i suoi Rhythm Method sono un’esempio di Blues moderno fuso ad elementi di zydeco, rockabilly,  country e moltissimi altri generi che Polly ha avuto la possibilità di suonare, quest’ anno è uscito il suo secondo album a marzo chiamato”Black Crow Callin'” che io ho per caso conosciuto da un’intervista sul sito greco Blues.Gr.

Un’artista che in gioventù il Blues l’ha conosciuto davvero sulla sua pelle, ma che forse proprio grazie a questo che è riuscita a reimpostare la sua vita e a emergere come artista.

Charles Calmese.

Nasce a Chicago nel 1953, inizia a farsi conoscere suonando con James Cotton e Matt “Guitar” Murphy.
Ha suonato in due dei miei dischi Blues preferiti di sempre, rispettivamente “Hard again” con Muddy Waters, “Nothing but the Blues” con Johnny Winter, ha suonato anche negli album della Steve Miller Band, “Like an Eagle”, “Book of Dreams”.
La sua vita e la sua carriera musicale vengono interrotte nell’ottobre del 1988 a Hartford in Connecticut in seguito ad un incidente d’auto nel quale perderà la vita.

Ascolti consigliati:

Muddy Waters: Hard Again.
Etichetta: Blue Sky.
Uscita: 1977.

Johnny Winter: Nothing But The Blues.
Etichetta: Blue Sky.
Uscita: 1977.

Johnny Winter: King Bee.
Etichetta: Blue Sky.
Uscita: 1981.

Dave Myers.

Nato il 30 ottobre del 1926 a Byhalia in Mississippi ed insieme al fratello Louis Meyers è stato uno dei membri fondatori della Blues Band di Chicago nota come gli “Aces”.

Il Bluesman Lonnie Johnson è stato il mentore dei due fratelli, essendo loro vicino di casa da lui hanno conosciuto la passione per il Blues e appreso i primi rudimenti musicali.

Ben presto la loro carriere partono e già nella piena età adolescenziale diventano musicisti ben richiesti alle varie feste al pari di altri altisonanti nomi quali Sonny Boy Williamson, Robert Nighthawk, Memphis Minnie.

Nel 1941 decidono di spostarsi a Chicago in cerca di fortuna, e qui formano inizialmente la loro band “Little Boys” rinominata the “Three Deuces” con l’arrivo come armonicista di un giovane Junior Wells.

Dopo aversi fatto un nome come band nei locali di Chicago quali il Checkerboard Lounge e il Teresa nel 1950 cambiano ulteriormente nome diventando i “Four Aces” con l’introduzione alla batteria di Fred Below, alla fine decisero di semplificare ulteriormente il nome in “The Aces”.

La band diventa nuovamente un trio dopo che Junior Wells volle unirsi alla Muddy Waters Band per sostituire il vuoto lasciato da Little Walter.

Nel 1950 passo dalla chitarra al basso elettrico quando era ancora negli Aces, divenne il primo artista che utilizzo la recente creatura di Leo Fender come sostituto del contrabbasso in una band, divenne turnista per molti artisti quali Earl Hooker e Otis Rush.

Nel 1970 forma i suoi “The New Aces” con Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds, Robert Jr. Lockwood alla chitarra, Kenny Smith alla batteria continuando sempre ad interpretare ruoli di turnista per altri artisti.

Nel 1988 con l’etichetta Black Top Label rilascia il suo primo album solista intitolato “You can’ t Do That”.

Nonostante l’amputazione di una gamba a causa del diabete, non smise mai suonare, morirà all’età di 74 anni il 3 settembre del 2001.

 

Ascolti consigliati:

 

Junior Wells and The Aces: Live in Boston.

Etichetta: Delmark Records.

Uscita: 1966.

 

The Aces: Chicago Beat.

Etichetta: Black and Blue Records.

Uscita: 1796.

 

The Aces: The Aces with their guests.

Etichetta: MCM Blues Records.

Uscita: 1976.

 

Dave Meyers: You Can’t Do That.

Etichetta: Black To Label.

Uscita: 1998.


					

Little Whitt & Big Bo – Moody Swamp Blues.

In questa era dove è possibile scaricare illegalmente quasi qualsiasi software o album dal web, più che mai ritrovo ancora più importanti le mostre del disco perché mi rendo conto che chi veramente ama la musica e’ disposto a pagare, collezionare le opere dei suoi idoli e poi perché certi album come così per le persone la vita te le presenta davanti.

E’ stato così con quest’album di Little Whitt all’anagrafe Jolly Wells classe 1931 e Big Bo alias Bo McGee classe 1928, due figure storiche della scena Blues dell’Alabama che dopo quasi oltre 4 decenni passati a fare lavori quali ad esempio gli l’autisti e rifiutando di lavorare per nomi importanti della scena Blues, decidono nel 1995 in breve di far uscire questo disco Moody Swamp Blues nel 1995, disco che li porterà anche ad un tour di 50 concerti tra Scozia, Lussemburgo, Germania, Belgio e Inghilterra.

Nel 2002 la vita e ovviamente la carriera di Big Bo viene tragicamente uccisa dal figliastro nel 2002 poco dopo aver vinto il riconoscimento dell’Alabama Folk Heritage, quest’album mi è veramente piaciuto uno di quei tanti dischi acquistati alle mostre del disco che ti spingerebbero a comprarne altri non appena hai finito di ascoltarlo.

Gran Bel disco e contentissimo di averlo comprato.

 

Thomas Clark Cogbill.

Nasce a Johnson Groove in Tennessee l’8 Aprile del 1932, chitarrista, bassista e produttore nel settore dell R&B, della Soul Music ma anche del Country.

Era una session man  molto ricercato e apparve su molte registrazioni in studio di vari classici degli anni ’60 e ’70, specialmente quelle registrate a Nashville, Memphis e Muscle Shoals, verso la fine degli anni Sessanta e nei primi anni ’70, Cogbill lavorò come produttore di dischi  per l’American Sound Studio  situato al 827 Thomas Street di Menphis, posto nel quale registrarono pezzi da novanta quali Elvis Presley, Merrilee Rush, Aretha Franklin, Neil Diamond, Dusty Springfield, B. J. Thomas, Petula Clark, Joe Tex, Roy Hamilton, come parte anche della sessione ritmica chiamata Menphis Boys.

La linea di basso più famosa è quella della canzone “Son of a Preacher Man” per Dusty Springfield uscita nel 1969, forse insieme a quella di “Memphis Soul Stew” il singolo di King ‘s Curtis, la sua carriera interrotta alla sola età di 50 anni a cause di un’infarto il 7 Dicembre del 1972 è stata correlata partecipazioni con molti artisti sia della black music che del country.

James Brown – Nero e fiero. Eddy Cilia.

The King of Soul, e come c’è scritto sul sito dell’editore Volo Libero nella pagina di descrizione del libro James Brown fu veramente il primo Black President degli USA, l’uomo che con il suo talento e carisma ha conosciuto e ottenuto di tutto, passando dalla povertà alla ricchezza, dalla galera alla gloria nell’innato stile che non poteva essere che unico in un personaggio così eclettico come James Brown.

The Godfather of Soul, forse il suo soprannome più conosciuto, naque a Barnwell vicino Atlanta nel 1933, inserito al settimo posto tra i migliori artisti del mondo dalla rivista Rolling Stone, nella mia piccola opinione è stato per il Soul e il Funk quello che Miles Davis è stato per il Jazz e in questa equazione di talenti le mie preferenze mi spostano verso l’unico Mr Dynamite.

Impegnatissimo nel sociale come moltissimi artisti di colore, era attivo per la difesa e tutela dei diritti degli afroamericani d’America, se date un’occhiata al titolo vedrete per chi lo conosce che Nero e Fiero sono due parole prese dal titolo della sua canzone  Say It Loud – I’m Black and I’m Proud,  che insieme a America Is My Home saranno due canzoni di protesta sociale ma anche come una forma di omaggio agli USA dove a sua detta l’unico posto dove un lustrascarpe può arrivare a stringere la mano al Presidente.

Un artista che vanta il maggior numero di singoli entrati nella Billbaord 100 secondo solo ad Presley, il presunto inventore del funk, artista che inspiro la carriera artistica di Michael Jackson e nello stesso tempo fomentava la sua rivalità con un’altro artista ovvero Prince, personaggio inarrestabile dello show business nonostante la malattia non perdeva mai l’occasione di suonare e fu così fino alla fine dei suoi giorni.

Padre di cinque figli e marito di tre mogli, dalle cui relazioni sembrò uscire però il lato oscuro della violenza domestica nella vita di James Brown che lo porto ad essere arrestato svariate volte forse dovute dalla dipendenza sviluppata per la polvere d’Angelo, nonché la vita di Brown fu costellata solo di questi episodi ebbe svariati problemi con la legge dall’età di sedici anni, sconto tre anni di galera per detenzione illecita di armi, inseguimento da parte della polizia, aggressioni a pubblico ufficiale, ma non è strano pensare che Brown fosse anche questo, il lato oscuro come mi piace dire da buon fan di Star Wars è presente in ognuno di noi e non poteva che non essere così intenso in uno come James Brown.

L’autore del libro Eddy Cilia lo conosco già e ho parlato di lui su quest’altro articolo, perciò cliccate qui se volete sapere informazioni ulteriori sull’autore e sulle sue altre pubblicazioni, il libro il volume numero 8 della serie Soul Books ovvero le classiche 128 pagine dedicate ad un’altro grande artista della Black Music disponibili in tutte le librerie o gli online store.