Etta Baker

 

Etta Lucille Reid nasce a Cardwell Country nella Carolina del Nord il trentuno marzo del 1913, figlia d’arte il padre Boone Reid era un artista polistrumentista del Piedmont Blues, Etta si appassiona alla musica da giovane, all’età di tre anni e ovviamente il padre era il suo istruttore arriverà a suonare con il tempo sia la chitarra a sei e a dodici corde e il banjo a cinque corde.

La famiglia di Etta si sposta a Keysville in Virginia nel 1916, il padre in quel periodo dal 1920 al 1930 trova lavoro presso le varie fattorie, il resto della famiglia invece lavorava per varie aziende del tabacco, in questi periodi però non smisse mai di esibirsi.

Nel 1936 ridusse le sue apparizioni quando sposo Lee Baker, nel 1956 Etta viene finalmente registrata su disco quando lei e suo padre entrarono in contatto con il cantante Paul Clayton che era in visita a Blowing Rock nel nord Carolina.

Il padre di Etta lo prega di ascoltare la figlia eseguire il suo cavallo da battaglia “One Dime Blues”, Clayton ne rimase entusiasta ed il giorno dopo si presentò alla loro casa pronto a registrarla, da quella sessione vennero fuori cinque brani che finirono nell’album intitolato “Instrumental Music of the Southern Appalachians”.

Dopo questa registrazione torno alla funzione di donna e madre di famiglia a tempo pieno, dal suo matrimonio con il marito ebbe nove figli, di cui uno mori nella guerra del Vietnam lo stesso anno che morì il marito nel 1967.

Dopo la morte del marito, riniziò a dedicarsi alla musica defitinivamente esibendosi nei vari festival, nel 1991 esce con il suo primo disco “One Dime Blues” e poi uscì con altri album postumi alla sua morte.

Etta ha ricevuto numerosi riconoscimenti durante la sua tarda carriera musicale, tra cui il North Carolina Folk Heritage Award dal North Carolina Arts Council nel 1989, il National Endowment for the Arts ‘National Heritage Fellowship nel 1991 e il Nord Carolina Award nel 2003.

Continuò ad esibirsi per tutta la vita e mori all’età di novantatre anni, il ventirre settembre del 2006.

 

Floyd Council

Nasce il due settembre del 1911 a Chapel Hill nella Carolina del Nord figlio di Harrie e Lizzie, è stato un musicista del Piedmont suonava sia la chitarra che il mandolino.
Inizia la sua carriera in un gruppo chiamato The Chapter Hillibillies insieme ai fratelli Leo e Thomas Strowd intorno al 1920, negli anni successivi tra il 1920 ed il 1930 si esibisce come artista di strada e registra per la ARC insieme a Blind Boy Fuller.
Intorno agli anni sessanta viene colpito da un ictus che gli blocca le sue capacità vocali e motorie ma non quelle cognitive, non riacquisterà mai le sue capacità vocali.
Morirà nel 1976 a causa di un infarto, e verrà seppellito al cimitero di White Oak AME Zion Cemetery a Sanford nel Nord Carolina.
Syd Barrett creò il nome della band Pink Floyd combinando il nome di Council insieme a quello dell’altro bluesman Pink Anderson.

Blind Boy Fuller

Fulton Aller vero nome di Blind Boy Fuller, nasce a Wadesboro il dieci luglio del 1904, North Carolina, uno dei dieci figli di Calvin Allen and Mary Jane Walker.

Ha imparato la chitarra da ragazzo ascoltando le varie work-songs e gli holler che sentiva intorno a lui ogni giorno, facendo sue le varie melodie ragtime, i vari Blues da musicisti più anziani, a metà dell’adolescenza stava iniziando a perdere la vista e, poiché era già sposato e aveva bisogno di soldi, Fulton iniziò a suonare a tempo pieno per le strade di Rockingham e in seguito nelle città più grandi di Winston Salem e Durham.

Il progresso della malattia, una congiuntivite infantile non curata, lo renderà cieco nel 1928, si era guadagnato la reputazione di musicista versatile con una voce potente grazie anche ad un buon orecchio con cui copiato lo stile dai dischi di Blind Blake.

Suonava abitualmente presso i magazzini di tabacco per raccattare le varie mance, questo lo porto ad essere invitato a suonare alle feste che si organizzavano nei weekend, di solito era accompagnato da Sonny Terry l’armonicista e dal suonatore di washboard Geroge Washington.

Nel 1935, James Baxter Long, direttore di un negozio di dischi e talent scout di Burlington, nella Carolina del Nord, gli assicurò una sessione di registrazione con l’American Recording Company (ARC), qui registrò vari brani tra “Rag, Mama, Rag”.

Nel corso dei prossimi cinque anni “Fuller” ha registrato oltre 135 tracce, brani quali “Step It Up and Go “I Want Some of Your Pie”, “Truckin” My Blues Away “e” Get Your Ya-Yas Out “e ” Steel Hearted Blues “e” Lost Lover Blues “, di solito si univano alle sue registrazioni i suoi amici Gary Davis, Sonny Terry.

Nell’aprile del 1936, Fuller registrò dieci esibizioni come solista e registrò anche con il chitarrista Floyd Council,  l’ anno seguente, dopo aver fatto il provino davanti a J. Mayo Williams, registrò per la Decca Records, ma il connubio con la Decca non era soddisfacente e allora tornò alla ARC.

Nel 1938 Fuller, fu incarcerato per aver sparato contro sua moglie, ferendola a una gamba, la sua prigionia gli ha impedito di esibirsi al “From Spirituals to Swing”, un concerto prodotto da John Hammond a New York City quell’anno, dopo che Fuller fu rilasciato dalla prigione, tenne le sue ultime due sessioni di registrazione, a New York City nel giugno del 1940, ma a quel punto era sempre più debole fisicamente e gran parte del materiale non corrispondeva alla qualità e all’energia delle sue precedenti registrazioni.

Morì nella sua casa di Durham, nella Carolina del Nord, il 13 febbraio 1941, La causa della morte fu piemia, a causa di una infezione della vescica, del tratto gastrointestinale e del perineo, oltre che ad una insufficienza renale, la sua tomba si trova al Grove Hill Cemetery, situato su una proprietà privata a Durham.

Le origini del Piedmont Blues.

Lo scrittore Bruce Bastin ha coniato la frase Piedmont Blues per descrivere quel genere di muisca Blues che nasce dalla pianura costiera che si estende delle colline vicino alla catena montuosa degli Appalachiane fino ad arrivare all’Atlantico, dalla Virginia fino alle Carolina, e dalla Georgia fino alla Florida.
Conosciuto anche come East Coast Blues, si caratterizza dall’uso prevalente dell’uso della tecnica finger-style e da ritmi che hanno subito l’influenza musicale di altri generi quali il ragtime e la stessa musica country.
Tutti coloro che sono appassionati di Blues conoscono i lavori e l’opere di Alan Lomax che ha contribuito a registrare, diffondere e conservare la natura folkloristica della musica americana e ovviamente il Blues rientrò in queste sue opere, ma quando parliamo di Piedmont Blues la figura di archivista e divulgatore principale di questo stile è stata quella di Peter B. “Pete” Lowry.
Nato a Montclair, nel New Jersey il primo aprile del 1941, frequenta la Deerfield Academy e poi la Princeton University, dove si specializza in scienze biologiche.
Insegna biologia per alcuni anni dopo aver conseguito un master in zoologia, ha spostato la sua attenzione verso la musica Blues e verso il Jazz.
Scrittore, produttore discografico, etnomusicologo, storico, fotografo, musicologo forense e insegnante si occupò dei vari aspetti della musica popolare, principalmente quella afroamericana.
Lowry ha viaggiato negli Stati Uniti sudorientali per oltre un decennio negli anni ’70 e ’80 facendo registrazioni sul campo e altre ricerche nella regione del Pidemont fino ad arrivare in Virginia, passando dalla Georgia fino alle due Caroline, tramite interviste, fotografie e registrazioni di musicisti blues e gospel tra il 1970 e 1980, ha documentato questo stile di Blues per farlo arrivare alle nostre generazioni.
Dopo un decennio passato a registrare, documentare e archiviare musica, collabora proprio con Alan Lomax per due anni presso la Libreria del Congresso Americano, tutto il suo materiale così come quello di Lomax è ormai parte del patrimonio culturale americano deopositato e registrato presso la sezione American Folklife Center della libreria del Congresso.
Lowry ha scritto di per varie riviste del settore quali le inglesi Blues Unlimited, Blues & Rhythm (UK), Juke Blues (UK) e le americane Cadence, Jazz Times, la sua attività di divulgatore è ancora oggi attiva, la sua collaborazione con il collega Bruce Bastin farà si che entrambi prendano il merito per aver coniato il termine Piedmont Blues.
Questo genere di Blues vanta tra i suoi artisti principali nomi quali Blind Blake, il suo esponente più noto, ma anche Blind Boy Fuller, Gary Davis, Etta Baker, Buddy Moss, Josh White, Scrapper Blackwell, e moltissimi altri.

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Soul Bass: La Musica Soul e i suoi bassisti.

Dopo Blues Bass, che devo dire ci ho preso gusto e allora perché non continuare…ed è ecco Soul Bass.

Sinossi del libro

Una breve introduzione alla Musica Soul qui rappresentata dalla storia delle più significative case discografiche di quel periodo, prime fra tutte  la Motown di Detroit e la Stax Records di Memphis, che hanno portato i nomi di Otis Redding, Aretha Franklin, Wilson Pickett, James Brown, Ray Charles, Sam Cooke, Stevie Wonder e moltissimi altri nei negozi e nelle case di tutto il mondo. Vengono brevemente descritte le vicissitudini della lotta per il conseguimento dei Diritti Civili da parte degli Afroamericani, tutte affiancate e supportate dalle canzoni degli artisti di questo stile musicale, canzoni quali “A Change is Gonna Come” di Sam Cook, “I am Black and Proud” di James Brown, “People Get Ready” di Curtis Mayfield e i suoi The Impressions, ma soprattutto l’inno Gospel “We Shall Overcame” divenuto il simbolo del manifesto per la libertà per gli Afroamericani. Scritto da un bassista amatoriale appassionato di Blues e Musica Nera, che vuole accennare quel periodo essenziale per l’affermazione dei diritti umanitari degli afroamericani, omaggiando la vita dei principali bassisti che con il loro stile hanno accompagnato in studio e sui palchi dei loro concerti la vita artistica dei più grandi artisti Soul.

Soul Bass

 

Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line.

Ecco un film di cui non avevo visto solo che l’inizio, “Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line” dedicato alla storia di Johnny Cash il celberrimo autore di “Folsom Prison Blues”, cantautore country, folk e di numerosi talkin’ blues.i pu

I titolo originale è semplicemente “Walk The Line”, uscito nel 2005 tramite la Fox 200 Pictures e con alla regia James Mangold sempre regista del film “Logan” dedicato al mutante di casa Marvel Wolwertien, il iflm è postumo alla morte del cantautore scopmapreso due anni prima nel 2003 a pochi mesi dalla dipartito di June Josh Carter sua moglie amore della sua vita.

Il film parla anche proprio di questo amore tra Johnny Cash interpretato da Joaquin Phonix, il Commodo del Gladiatore tanto per capirsi, e June Carter intepretato da Reese Whiterspoon, la bella protagonoista di “La Rivincita delle Bionde” (2001) e “Wild) (2014), tra il cast troviamo anche Ginnifer Goodwin la Biancaneve della serie tv “Once Upon a Time” nel ruolo della prima moglie Vivian Cash e un grande  Robert Patrick..si si nerdofili degli anni 80 come me  proprio il T-1000 di Terminator 2 nel ruolo del padre.

Il film inizia con Cash fisso a guardare una motosega prima di esibirsi sul palco della prigione di Folsom dove registro quel suo grandissimo concerto live che obliterò in fatto di vendite anche alcu i dischi dei Fab Fours a.k.a The Beatles,  e da qui parte il flashback all’infanzia e al tragico episodio della morte del fratello Jack.

Il periodo nell’aviazione i Germania, il matrimonio con la moglie Vivian che aveva conosciuto prima di partire per l’esercito, fino alla registrazione del suo primo singolo “Folsom Prison” e “Cry Cry Cry” proprio in quegli studi della Sun Records di Sam Phillips qui interpretato da Dallas Robert gia apparso in quel “Treno per Yuma” sempre diretto da James Mangold, ovviamente sono presenti anche i Tennesse Three formati iniziamelnte dal duo di contrabasso Marshall Grant, e chitarra Luther Perkins a cui si aggiunse poi W.S. Holland batterista di Carl Perkins.

Nel film vediamo Nash viaggiare in tour per il paese con gli attori che interpretano il meglio del Rock and Roll made in Usa, Elvis Presley interpretato da Terry Hilton e Jerry Lee Lewis da Waylon Jennings, e nel frattempo affrontare il suo periodo con le droghe, il fallimento del suo primo matrimonio, i problemi con la legge, il periodo di ripresa della crisi e la decisione di esibirsi in un carcere idea fortemente rifiutata dalla Columbia che quasi lo impedì..

Con sfondo e lieto fine come successe veramente,  il ragazzo con la chitarra conquista la sua bella dopo svariati alti e bassi sia in campo preofessionale che relazionale, tanto di cappelo agli attori che interpretano i protagonisti che hanno cantato le canzoni del film non affidandosi ad altri.

Un film abbastanza lungo ma che secondo me rende l’idea del personaggio di Johnny Cash, un bel fim che ha conquistato ben tre Golden Globs e ben cinque nomination agli Oscar.

Solomon Burke: Ho visto un Re. Edoardo Fassio-Graziano Uliani.

Quando un libro ha come autori due nomi come Edoardo Fassio e Graziano Uliani e parla di Soul, non può deludere nessuna aspettativa sia dal lato editoriale che da quello musicale.

Fabio “Catfish” Fassio la voce radio della trasmissione Blues per antonomasia, autore di libri quali “Soul City” sempre per l’editore Vololibero o “Blues” per l’Editore Laterza, insieme a Graziano Uliani l’uomo del Soul organizzatore del Porretta Soul Festival dal lontano 1988, che ha portato in Emilia Romagna i grandi nome di Menphis quali Rufus Thomas a cui è dedicato il parco dove si svolgono i concerti ogni anno ma anche Carla Thomas e lo stesso Solomon Burke a cui è dedicato questo libro.

Solomon Burke nato a Philadelphia il 21 Marzo del 1940 studia come reverendo, si dedica alla Musica da ragazzo indicando nel tempo la nonna come sua influencer principale in campo musicale, sarà lei che gli insegnerà come cantare tutti gli stili musicali del tempo e regalargli la sua prima chitarra.

Passa già dall’età di sette anni molto del suo tempo in Chiesa, predicando e venendo nominato “Boy Wonder Preacher” per le sue innate doti di oratore, durante il liceo forma i Gospel Cavaliers

conducendo uno show radiofonico che lo porterà ad un contratto discografico con l’Atlantic Records.

Nel periodo di collaborazione contrattuale con l’Atlantic vedrà uscirà con canzoni quali
“Cry to Me”, “If You Need Me”, “Got to Get You Off My Mind”, “Down in the Valley” e la già nominata “Everybody Needs Somebody to Love”, sarà appellato come “King of Rock’N’Soul” o anche “Solomon King” per la sua posizione di leader incontrastato del Soul di quegli anni.

Nove euro spesi in un piccolo capolavoro editoriale di due pezzi da novanta quando parliamo di Musica Nera, non potete non comprarlo sarebbe impensabile per ogni amante del genere.

La filosofia di Eric Clapton. Il blues come sapere dell’anima – Alberto Rezzi.

Un’altro libro su “Slowhand” questa volta con un’impronta un pò più filosofica, inquadrando la figura di Eric Clapton come ambasciatore del Blues che non  viene rilegato ad un mero genere musicale ma ad una vera filosofia di vita.

L’autore del libro filosofo e anche chirarrista ripercorre la vita del chitarrista Blues raccontandoci le sue dipendenze tra droghe e alcol, la sua immensa passione per la musica e la chitarra ed anche  la sua  fedeltà verso il Blues.

Il libro uscito per l’editore Mimesis nel marzo del 2018 in 132 pagine ci presenta la storia di Clapton da una visione molto interessante, librino molto consigliato per tutti gli appassioanti di Blues e di Slowhand.

Samantha Fish – Kill or be Kind.

La mancanza di tempo la odio, devo scoprire solo adesso che una dei miei artisti preferiti esce con un nuovo disco e che quest’anno verrà addorottura in tour al Pistoia Blues.

Seguo Samantha Fish dal suo disco d’esordio con la Ruf Records “Girls with Guitar” nel 2011, una scoperta avvenuta su Youtube ascoltando la sua “Runaways” e “Bitch on the Run” e devo dire che sono rimasto impressionato  dallo stile di questa chitarrista e dalle sue performances nei video su Youtube.

Questo album esce dopo l’uscita dei suoi “Chills and Fever” and “Belle of The West” rispettivamente il quarto e quinto album della sua discografia in studio, quest’album il primo uscito con la casa discografica della Rounder attiva sul mercato da più di oltre quaranta anni e viene prodotto da Scott Billington e Stuart Reynolds ai Royal Memphis Studios di Memphis.

Devo dire che i precedenti dischi mi piacevano, anche se le mie preferenze si indirizzavano più verso “Black Wind Howlin'” e “Wild Heart” sono sempre rimasto soddisfatto dei supi album, questo non farà eccezione già dai primi ascolto e sopratutto l’opener “Bulletproff” dove ritorna a suonare la cigarbox

Qui il link alla pagina di Samantha Fish sul sito dell Rounder.

Samantha Fish

 

 

Il Diavolo suona il Blues. Enrico Cetta.

Il Blues è pieno di storie, aneddoti e leggende, e la più conosciuta da tutti nel mondo del Blues o della Musica in generale è quella del chitarrista Robert Johnson e del sul patto con il Diavolo avvenuto la notte a Clarksdale dove la Highway 49 e la Highway 61 si incontrano.

Sulla basi di questa parte il racconto di Enrico Cetta e del suo libro “Il Diavolo suona il Blues” uscito per Scatole Parlanti, romanzo breve e avvincente che ripercorre il viaggio del protagonista Eric che recentemente scopre di essere segnato da un tumore incurabile al cervello per arrivare al Robert Johnson Festival, e del suo compagno di viaggio lo strano Mike che lo accompagna durante questa sua meta da raggiungere.

L’autore  è nato a Faenza nel 1979, batterista, appassionato di cultura americana e musica rock , oltre quest’opera ha pubblicato  “Election Day” (2015) ,  “L’occhio del demone” (nel 2016), “L’ombra crudele del passato (2017), mentre nel 2018 vince con il racconto “1965” il concorso  “Andiamo in Ucronia!”, “Il Diavolo suona il Blues” è il suo primo romanzo con Scatole Parlanti uscito nello stesso anno.

Il libro mi è piaciuto molto, scritto da un musicista che sa quel che scrive, gli aneddoti e le descrizioni della chitarra del protagonista si capisce che sono farina di chi la Musica e il mondo che la circonda lo conosce, un gran bel libro per una lettura veloce e appassionante.

Consigliato a chi ama il Blues e i racconti intorno al Blues, 94 pagine e 12 euro spesi bene.

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Bill “Namesake” Willis.

Nato nel 1931 a Louisville, Kentucky, Willis acquistò il suo primo basso in un banco dei pegni dopo essersi congedato dai   Marines nel 1954.

Un musicista autodidatta che appena due anni dopo si esibisce  come artista professionista  allo Zanzibar di Buffalo, accompagnando Billie Holiday , fu la cantante che gli affibbiò il il soprannome di “Namesake”. Bill si  un’ così al quartetto che suonava con Holiday, esibendosi nella parte occidentale delle città di New York e Toronto.

Questa preziosa esperienza ha aiutato Willis ad affinare le sue linee di basso, tanto che quando è atterrato a Cincinnati nel 1957, era pronto per emergere come bassista dello staff degli studi King Records, ha contribuito a molte delle registrazioni di Freddie King,” comparendo in alcuni dei suoi grandi classici quali “Have You Ever Loved a Woman,” “Hide Away,” “See See Baby,” “I’m Tore Down.”

Bill ha suonato su molti altri brani tra cui “Sleep” di Little Willie John, “Let’s Go” di Hank Ballard, “Tossing and   Turning” di Bobby Turner e “This Old House” di James Brown,  abbandonerà i King Studios nel 1963 e dopo questo  trascorse sei mesi a suonare il basso e la tuba al New York World’s Fair.

La sua carriera lo porterà a suonare  con Jake Porter, il chitarrista Roy Gaines e LaVerne Baker, sotto la guida informale di Bill Doggett ha imparatoa suonare  l’organo, ed è stato con questo strumento che ha suonato sia in Europa che negli Stati Uniti nei  tour di  LaVerne Baker e Floyd Dixon.

Dopo un’apparizione ad Antone ad Austin, in Texas, gli viene  chiesto di unirsi alla band Tilt-a-Whirl di Jimmie Vaughan, i cui membri erano stati influenzati dalle registrazioni di Bill con le star dei King Records di 40 anni prima. Accettò l’ingaggio e parti in  tour e registrò in studio con Jimmie Vaughan, nella sua carriera arriverà anceh a suonare con B.B. King, Eric Clapton, Bonnie Raitt, Dr. John, Billy Gibbons, Buddy Guy e molte altre leggende del Blues.

Morirà il 9 Febbraio del 2010.

Tim Drummond.

Timothy Lee Drummond nasce a Canton in Illinois il 20 aprile del 1940,  nella sua carriera di bassista lo ha visto collaborare con moltissimi artisti ed in particolare modo con James Brown, Bob Dylan, Neil Young ed Eric Clapton.

Drummond arriva a collaborare con James Brown quando era in una band di Cincinnati chiamata “The Dapps”, in quel periodo Brown si avvalse si una band di bianchi dell’Ohio per registrare “I Can’t Stand Myself”, questa collaborazione si interromperà dopo che Tim contrasse l’epatite in Vietnam e sarà sostituito da Charles “Sweet” Sherrel.

Finito il suo periodo con James Brown si sposta a Nashville dove parteciperà al capolavoro di Neil Young “Harvest” del 1972 e la loro collaborazione durerà fino al 1980 quando uscirà  l’album “Hawks & Doves”, dopo questo periodo con l’artista canadese arriverà a lavorare con Bob Dylan.

Insieme al cantautore lavorerà a quella che è conosciuta come la “Gospel Trilogy” ovvero i dischi “Slow Train Coming”, lo stesso album “Saved” e “Shot of Love”, nell’album “Saved” è anche coautore della title track dell’album.

La sua carriera come session man durerà quasi cinquanta anni, collaborerà anche a “Harvest Moon” del 1992 seguito dell’album del 1972 di Neil Young, nella sua lunga carriera collaborerà con artisti quali Crosby & Nash, Crosby, Stills, Nash & Young, Ry Cooder, J. J. Cale, Mother Earth, Lonnie Mack, Miles Davis, B.B. King, Joe Cocker, Albert Collins, Joe Henry, Jewel, Essra Mohawk.

Morirà all’età di 74 a St.Louis nel Missouri.

Blues Bass: Breve Storia del Chicago Blues e dei suoi bassisti. – Baldi Francesco.

Nel dicembre del 2015 ho aperto questo blog amatoriale come molti non per scopri di lucro ma solo con l’dea di poter diffondere e coinvolgere altri nella mia passione per il Blues, il basso elettrico ma in fin dei conti sopratutto per la Musica.

In questi anni ho cercato di tenere questo blog come mio diario personale di appunti su tutto quello che potevo imparare, collezionare e documentare nella mia ricerca sul Blues, dischi, documentari e sopratutto libri altra mia grande passione.

L’insana idea di mettere su carta tutto quello che ho potuto cercare sui bassisti che hanno suonato nei dischi che mi hanno appassionato nasce per scherzo, da un’affermazione tipo “Ci potresti scrivere un libro a riguardo”… e allora perché no? cosa avrebbe mai potuto impedirmelo?.

La mia ricerca nel mercato del selfpublishing mi ha portato a visionare vari siti, la scelta più idonea per me è cascata sulla Susil Edizioni, mi hanno veramente aiutato nella mia volontà di mettere su carta il mio omaggio al Chicago Blues e ai suoi bassisti.

Il libro non ha finalità di lucro, non mi aspetto neanche che amici e parenti lo comprino, ma la soddisfazione personale di poter vedere su carta stampata la tua passione per il Blues non ha uguali.

Meritava trovare online o sugli scaffali l’ennesimo libro che parla di Blues e ancora di più sui dei bassisti che l’hanno suonato? la risposta è :

SI!!!

Non perché sono stato tanto folle da scriverlo io,ma perché  oggi diffondere questo stile musicale non ha nulla di anacronistico con i tempi moderni, questo perché in ogni parte di ogni canzone, in un testo oppure solo in fondo all’anima troverete sempre un pizzico di Blues, perché altro non il Blues che questo la musica dell’anima.

Nel ancora lungo viaggio alla ricerca della comprensione del Blues, nel mio piccolo da blogger amatoriale quale sono, posso dire di aver lasciato un piccolo segno anche io, nel frattempo tanto dovrò ancora esercitarmi per suonarlo, tanto dovrò leggere, ascoltare e documentarmi per solo forse alla fine di tutto averne solo un’idea.

Il  mio link sul sito dell’editore Susil.

il link alla pagina del libro.

The Streets of Blues. – Antonio Ciuci.

La mia ricerca di libri che parlano di Blues non ha mai una fine, passo le ore alla ricerca di chi ha voglia di scrivere sul Blues e la sua storia, la sua cultura, la sua musicalità.

Nel mio cercare sono capitato sul sito dell’editore self-publishing Youcanprint, e sono arrivato a scoprire questo “The Streets Of Blues” scritto da Antonio Ciuci musicologo laureato in in Musicologia ad indirizzo Musicologico e in Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica presso il Conservatorio di Musica “ G. Martucci ”di Salerno con votazione 110/110 come indicato sul blog personale dell’autore.

Il libro uscito nel 2017 conta 184 pagine ed un percorso che parte dalle origini del Blues fino alle sue influenze sulla storia culturale americana e sulla scena musicale mondiale, la cosa che mi affascina e che molti sono disposti a pubblicare libri sul Blues anche tramite il self-publishing.

Sono curioso di acquistare questo libro perché non ho mai letto nulla pubblicato dall’editore Youcanprint, intanto inserisco 25sul sito della Youcanprint.