Lonnie Donegan: il Re dello Skiffle.

Ogni re indossa la sua corona, così nella vita così come nella Musica, e proprio nella Musica di esempi ne abbiamo parecchi.
Basti pensare ad Elvis che è stato il Re del Rock ‘N’ Roll, al triumvirato dei tre Re del Blues che sono B.B. King, Freddie King e Albert King, e Lonnie Donegan più di ogni altro è stato il maggiore esponente delle Skiffle diffondendolo nel Regno Unito a suon di canzoni.
Anthony James Donegano nasce a Glasgow il ventinove aprile del 1932, figlio d’arte in quanto il padre di origini scozzesi suonava nella Scottish National Orchestra mentre la madre era di origini irlandesi.
Da bambino si dedica agli ascolti dello Swing e del Jazz, innamorandosi della chitarra Blues e Country tra i suoi ascolti preferiti vi sono il cantante compositore Josh White e il compositore Frank Crumit.
Si compra una chitarra all’età di quattordici anni ed inizia i suoi studi musicali, le sue capacitò di strumentista lo portarono già verso la fine degli anni quaranta a frequentare vai jazz club di Londra.
La sua prima frequenza presso una vera band avviene con quella di Chris Barber, futuro organizzatore dei tour inglesi dei Bluemen Big Bill Bronzy ma soprattutto di quello di Muddy Waters, a Barber era giunto all’orecchio delle capacità di Donegan come suonatore di banjo, ma a doverla dire tutta Lonnie non era ancora in grado di suonar il banjo e la sua assunzione nella band di Barber avvenne più in virtù delle sue qualità da sviluppare ed alla sua personalità che per virtù tecniche sullo strumento.
Barber non si era sbagliato e Donnie divenne un eccellente suonatore di banjo oltre che di chitarra, la sua permanenza all’interno della jazz band si protrasse fino all’obbligo del servizio di leva che svolse a Southampton, ma anche in questo periodo il suo talento lo porto a suonare come batterista per la Ken Grinyer’s Wolverines Jazz Band presso un pub locale.
In onore a Lonnie Johnson, Donegan cambio il suo nome, apri pee Lonnie Johsnon alla Royal Albert Hall nel 1952 con i suoi Tony Donegan Jazzband.
Nel 1954 Chris Barber chiede a Ken Colyer noto trombettista di ricoprire questo ruolo nella sua band, Colyer era appena uscito di galera per problemi riguardanti l’immigrazione, accettò di buon grado e rinominarono il gruppo in Ken Colyer’s Jazzmen
Mentre era nei Kenmen di Jazz Colyer con Chris Barber, Donegan cantava e suonava la chitarra e il banjo, iniziò a suonare con altri due membri della band durante gli intervalli, questi intervalli verranno nominati ” skiffle break”, nome suggerito dal fratello di Ken Colyer, Bill.
Donegan suonava canzoni folk e blues di artisti come Lead Belly e Woody Guthrie, questa pausa divenne popolare all’epoca tanto che decise di registraere “Rock Island Line” brano di Leadbelly, a cui seguì anche la creazione di un album completo intitolato “An Englishman Sings American Folk Songs”.
Pubblicato in America sull’etichetta Mercury nei primi anni ’60, questo fù il primo disco inglese a raggiungere la Top Ten negli Stati Uniti, il disco rimarrà un catalizzatore per moltissimi futuri artisti di questo stile e del rock.
Dopo aver lasciato la band di Barber esce con Il suo prossimo singolo tramite la Decca, intitolato “Diggin ‘My Potatoes” fu registrato in un concerto alla Royal Festival Hall il 30 ottobre 1954, la sua collaborazione però con la casa discografica durò relativamente poco e venne abbandonato dall’etichetta
Nel giro di un mese fu agli Abbey Road Studios di Londra a registrare per l’etichetta EMI, ed il suo nuovo singolo Il suo prossimo singolo “Lost John” raggiunse la posizione 2 nella UK Singles Chart.
Donegan ha continuato a sfornare successi come “Cumberland Gap” e “Does Your Chewing Gum Lose Its Flavour” ed il seguente “My Old Man’s a Dustman” non fu ben accolto dai fan della skiffle in America ma raggiunse posizione numero uno nel Regno Unito.
La sua influenza nella scena musicale inglese fù evidente, come esempio prendiamo il primo progetto che è stato il precursore dei Beatles aveva il nome di The Quarry Men e fù fondato nel 1956 da Lennon.
Originariamente composto da Lennon e diversi compagni di scuola, i Quarry Men hanno preso il loro nome da una frase nella canzone della loro scuola, la Quarry Bank High School.
Originariamente chiamanta Blackjack con questo nome non hanno mai fatto nessuna esibizione pubblica, invece come the Querry Men il gruppo suonò a feste, balli scolastici, cinema e gare di skiffle amatoriali prima che Paul McCartney si unisse nell’ottobre del 1957, il resto poi c’è la storia dei Beatles che molti sicuramente già conosceranno.
Donegan ha continuato a scalare le classifiche britanniche fino al 1962, prima di soccombere ai Beatles e alla nascita della Beat Music.
La sua carriera come artista entro in una fase di declino, ma si tenne attivo grazie alla sua attività di produttore musicale, si riunì anche a Barber per un tour di revival dello skiffle in Germania.
Lonnie Donegan morirà il tre novembre del 1992 a causa di problemi cardiaci, da sempre nel corso della sua vita ha avuto questi problemi il suo primo attacco di cuore avvenne nel 1976, il suo retaggio è stato omaggiato nel corso degli anni da svariati artisti della scena mondiale quali ad esempio Mark Knopfler e Brian May.

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Il Diavolo suona il Blues. Enrico Cetta.

Il Blues è pieno di storie, aneddoti e leggende, e la più conosciuta da tutti nel mondo del Blues o della Musica in generale è quella del chitarrista Robert Johnson e del sul patto con il Diavolo avvenuto la notte a Clarksdale dove la Highway 49 e la Highway 61 si incontrano.

Sulla basi di questa parte il racconto di Enrico Cetta e del suo libro “Il Diavolo suona il Blues” uscito per Scatole Parlanti, romanzo breve e avvincente che ripercorre il viaggio del protagonista Eric che recentemente scopre di essere segnato da un tumore incurabile al cervello per arrivare al Robert Johnson Festival, e del suo compagno di viaggio lo strano Mike che lo accompagna durante questa sua meta da raggiungere.

L’autore  è nato a Faenza nel 1979, batterista, appassionato di cultura americana e musica rock , oltre quest’opera ha pubblicato  “Election Day” (2015) ,  “L’occhio del demone” (nel 2016), “L’ombra crudele del passato (2017), mentre nel 2018 vince con il racconto “1965” il concorso  “Andiamo in Ucronia!”, “Il Diavolo suona il Blues” è il suo primo romanzo con Scatole Parlanti uscito nello stesso anno.

Il libro mi è piaciuto molto, scritto da un musicista che sa quel che scrive, gli aneddoti e le descrizioni della chitarra del protagonista si capisce che sono farina di chi la Musica e il mondo che la circonda lo conosce, un gran bel libro per una lettura veloce e appassionante.

Consigliato a chi ama il Blues e i racconti intorno al Blues, 94 pagine e 12 euro spesi bene.

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James Brown – Nero e fiero. Eddy Cilia.

The King of Soul, e come c’è scritto sul sito dell’editore Volo Libero nella pagina di descrizione del libro James Brown fu veramente il primo Black President degli USA, l’uomo che con il suo talento e carisma ha conosciuto e ottenuto di tutto, passando dalla povertà alla ricchezza, dalla galera alla gloria nell’innato stile che non poteva essere che unico in un personaggio così eclettico come James Brown.

The Godfather of Soul, forse il suo soprannome più conosciuto, naque a Barnwell vicino Atlanta nel 1933, inserito al settimo posto tra i migliori artisti del mondo dalla rivista Rolling Stone, nella mia piccola opinione è stato per il Soul e il Funk quello che Miles Davis è stato per il Jazz e in questa equazione di talenti le mie preferenze mi spostano verso l’unico Mr Dynamite.

Impegnatissimo nel sociale come moltissimi artisti di colore, era attivo per la difesa e tutela dei diritti degli afroamericani d’America, se date un’occhiata al titolo vedrete per chi lo conosce che Nero e Fiero sono due parole prese dal titolo della sua canzone  Say It Loud – I’m Black and I’m Proud,  che insieme a America Is My Home saranno due canzoni di protesta sociale ma anche come una forma di omaggio agli USA dove a sua detta l’unico posto dove un lustrascarpe può arrivare a stringere la mano al Presidente.

Un artista che vanta il maggior numero di singoli entrati nella Billbaord 100 secondo solo ad Presley, il presunto inventore del funk, artista che inspiro la carriera artistica di Michael Jackson e nello stesso tempo fomentava la sua rivalità con un’altro artista ovvero Prince, personaggio inarrestabile dello show business nonostante la malattia non perdeva mai l’occasione di suonare e fu così fino alla fine dei suoi giorni.

Padre di cinque figli e marito di tre mogli, dalle cui relazioni sembrò uscire però il lato oscuro della violenza domestica nella vita di James Brown che lo porto ad essere arrestato svariate volte forse dovute dalla dipendenza sviluppata per la polvere d’Angelo, nonché la vita di Brown fu costellata solo di questi episodi ebbe svariati problemi con la legge dall’età di sedici anni, sconto tre anni di galera per detenzione illecita di armi, inseguimento da parte della polizia, aggressioni a pubblico ufficiale, ma non è strano pensare che Brown fosse anche questo, il lato oscuro come mi piace dire da buon fan di Star Wars è presente in ognuno di noi e non poteva che non essere così intenso in uno come James Brown.

L’autore del libro Eddy Cilia lo conosco già e ho parlato di lui su quest’altro articolo, perciò cliccate qui se volete sapere informazioni ulteriori sull’autore e sulle sue altre pubblicazioni, il libro il volume numero 8 della serie Soul Books ovvero le classiche 128 pagine dedicate ad un’altro grande artista della Black Music disponibili in tutte le librerie o gli online store.

Leo Lyons (Ten Years After & Hundred Seventy Split).

In occasione del suo 73 compleanno una bella interivista ad un grande esponente del Blues Rock Inglese Leo Lyons, classe 1943 Mansfiled un nome che per me nel genere ha la stessa importanza di  Mayall o Clapton nell’ambiente…ma ovviamente questa è una mia opinione.

Un’intervista presso la Warwickin occasione del suo 73 compleanno il 30 novembre del 1943,  da ascoltare per qualsiasi amante del genere e del basso.

Alfred Elkins.

Nasce il 16 Agosto del 1910 in Arkansas, è stato un bassista blues per lungo tempo, attivo  dai primi anni 1930 alla fine degli anni ’50, Ha trascorso gran parte della sua carriera a Chicago e ha suonato e registrato per  Memphis Slim, Howlin ‘Wolf,  Sonny Boy Williamson, Memphis Minnie, Big Maceo e Tampa Red. Come molti dei più grandi musicisti di blues in città durante gli anni ’30 e ’40, ha lavorato molto attraverso le attività produttive di Lester Melrose e si è trasferito alle sessioni di Chess Records una volta che quest’ultima etichetta è nata.

Il suo lavoro più sentito oggi è costituito dalle registrazioni con Wolf di Howlin con il quale ha partecipato alla seconda metà degli anni ’50, compresa la classica versione dello studio del 1957 di “Sittin ‘On top of the World”, viene spesso utilizzato specialmente da Howlin’ Wolf come alterantiva a Willie Dixon quelle volte che Dixon non era disponibile,  è stato insieme a Leonard Castone e Ollie Crawford membro dei “The Rhythm Rascals Trio” che rimangono attivi nei primi anni 40.

La mia sfortuna e che non sono riuscito a trovare alcune fotografie di questo bassista,..se le avete mandatemele !!!

 

Porcupine Meat – Bobby Rush.

Premiato con un grammy nella categoria Best traditional Blues Album questo nuovo album di Bobby Rush mi ha sinceramente più convinto dell’unico suo album che avevo ascoltato Down in Lousiana uscito nel 2013, non ero tanto interessato a nuovi ascolti di questo cantante ma non perché non lo reputi bravo ma solamente che il mio orecchio musicalmente parlando preferisce altri artisti.

La mia decisione ad ascoltarlo è nata dal fatto che stava cercando  altro materiale di Vasti Jackson e ho scoperto che era presente come guest in questo disco e di preciso nella traccia che da il titolo all’album, le canzoni dell’album dodici sono scritte da Rush per la maggior parte tranne alcune che vedono la collaborazione del produttore del disco Scott Billington, sempre a proposito di guest stars abbiamo Joe Bonamassa in “Me, Myself and I” , Keb Mo in “Nighttime Gardner”.

L’album merita il grammy che ha ricevuto naturalmente, ma io non so per quale motivo non riesco a farmi coinvolgere dalla musica di Bobby Rush come succede con altri artisti, nella vita ci si può sempre ricredere e questo disco mi ha fatto muovere un passo nella strada verso il suo stile..chissà cosa succederà con il prossimo.

Otis Redding. La musica è viva. – Alfredo Castelli.

La sua voce e la sua fama sono noti a tutti sicuramente per il suo singolo postumo alla sua tragedia (Sittin’ on) the Dock of the Bay, ma l’artista originario di Dawson in Georgia era già ai suoi tempi un pilastro dell’etichetta Stax Records, sparito nel tragico incidente in aereo nel lago Monona nel Wisconsin nel dicembre del 1967.

Alberto Castelli scrittore per varie testate quali “Il Mucchio Selvaggio”, “Fare Musica”, “Rockstar”, “Blow Up”, consulente per l’Espresso, autore del precedente e esaurito Soul People (2004) e Africa Unite (2005), lavora in Rai per programmi quali Stereonotte, I Concerti di Suoni & Ultrasuoni, Radio 1 Musica, Battiti, Fuochi, File Urbani, ripercorre la vita dell’artista che si può definire più di ogni altro il simbolo del Menphis Sound, tanto originale e influente e che scompare tre giorni dopo la registrazione della sua canzone più famosa che si dica sia venuta d’ispirazione a Otis durante una gita in barca mentre era in giro a promuovere un duetto con un’altra icona della Stax Records Carla Thomas.

Redding era abituato a collaborare per la scrittura dei suoi testi con Steve Cropper il quale propose di rinominare il pezzo (Sittin’ on) The Dock of the Bay, aggiungendo le due parole iniziali all’idea originale di Otis, relegare però questo cantante solo al suo disco postumo è minimizzare il suo contributo alla Black Music come non ricordare brani come Mr. Pitiful, I Can’t Turn You Loose, Try a Little Tenderness, Respect immortalata dalla versione di Aretha Franklin, (I can’t get no) Satisfaction resa ancora più famosa dagli Stones.

Il libro è il numero quattro nella cronologia delle uscite per la collana Soulbooks dell’editore Vololibero, 156 pagine su un’altro artista Soul da scoprire o riscoprire attraverso le pagine di questo libro.

Kind of blue. New York, 1959. Storia e fortuna del capolavoro di Miles Davis. – Ashley Kahn.

Ashley Kahn è uno storico americano di musica, giornalista e produttore, professore di visita all’Università di New York (NYU),  ha svolto numerosi ruoli nel settore musicale, tra cui il deejay, produttore di video, scrittore freelance, road manager, produttore di concerti e editor di musica televisiva (per VH1), i suoi contributi come giornalista sono apparsi in giornali e riviste quali il New York Times, Down Beat, Jazz Times, Rolling Stone, Mojo e New Statesman nel Regno Unito e GQ in Giappone.

Autore anche di “A love supreme. Storia del capolavoro di John Coltrane” dedicato al capolavoro di Coltrane e coautore dell’autobiografia di Carlos Santana, per l’editore Il Saggiatore è autore di questo libro dedicato alla creazione di una vera pietra miliare della musica jazz, non sono un grande fan del jazz anzi quasi il contrario tra Blues, Soul e R&B è forse lo stile che preferisco di meno nella Black Music, ma prima di tutto sono un’appassionato di Musica e un capolavoro non si può negare indipendentemente da chi lo scrive o dello stile musicale a cui appartiene.

Questo libro parla proprio di quel capolavoro nato nel lontano 1959 negli studi della Columbia Records dove Davis e il suo sestetto tra cui ricordo lo stesso Coltrane e ovviamente Paul Chambers al contrabbasso diedero vita forse al primo disco di modal jazz, l’autore nel libro racconta il processo di creazione di quel capolavoro attraverso uno studio accurato che comprende l’ascolto e l’interviste ai personaggi dell’epoca, il libro dovrebbe era già uscito sempre per il Saggiatore nel 2007.

Il libro di 292 pagine  ovviamente è acquistabile in tutte l librerie anche online, da quel poco che ho letto su google books mi è piaciuto e penso di programmarne l’acquisto una volta finito Soul City sul Porretta Festival che sto ancora aspettando, mi interessano molto i libri che parlano della nascita di un disco sono tra i più interessanti e poi può essere interessante spostare ogni tanto il centro dal Blues al Jazz anche se come ripeto caratterialmente è un genere che non mi si addice.

Uno come me che è cresciuto con il rock e il metal certamente immerso nei vari stili jazzistici si trova leggermente spaesato, capisco benissimo ed ammiro in quanto strimpello (molto male) uno strumento anche io la difficoltà, la conoscenza e l’abilità di poter suonare quel genere di musica, vuoi che sia bepop, hard pop, modal jazz o nel peggior dei casi free jazz, ma la musica fornisce emozioni e io mi diverto di più ascoltando il Blues, nonostante questo come amo ripetere sempre nulla toglie ad un’album di essere un capolavoro e con Kind of Blue mi piace e lo considerò davvero un disco da sentire in loop senza mai stancarsi perciò sarò felice di scoprirne di più sulla sua nascita attraverso le pagine di questo libro.

 

Soul City – Porretta Terme, il festival e la musica- Edoardo Fassio.

Quest’anno ricorreva il trentennale del Porretta Soul Festival evento al quale non avevo mai partecipato, figuriamoci se in giovane età un metallaro incazzato come me poteva minimamente
pensare di partecipare ad un’evento del genere, poi la vita cambia i gusti musicali anche e mi ritrovo over 40 a mezzogiorno sotto un caldo terribile ad ascoltare la prima delle band che
suonano gratis nella via del centro.

Una volta arrivati qui capisci veramente perché questo Festival dal 1988 attira le persone ad ascoltare il Soul,ero già stato a Porretta e conoscevo quanto era graziosa la città, allora combinatela
alla qualità degli artisti, un’organizzazione degli stand e del Festival che ho gradito molto e un atmosfera che traspira Black Music..la somma di tutto questo è il suo successo che da quest’anno a guadagnato un’altro accolito.
Dovevo rimanere a sentire solo le band gratis, ma dopo aver ascoltato le prove pomeridiane della band nel Rufus Thomas Park non ci sono state più motivi perché i soldi del concerto dovessero stare nel mio portafoglio e vi garantisco che ne sono valsi tutti dal primo all’ultimo, ovviamente a fine concerto dopo l’usuale T-shirt del Festival sul banco del merchandising ho notato il mio futuro acquisto cartaceo, il libro Soulcity di Edoardo Fassio.

Sono già possessore del suo libro  “Blues” uscito nel 2006 per l’edizioni Laterza, sono perciò sicuro di  aspettarmi  la stessa qualità anche su questo piccolo tomo dedicato alla storia di come è nata la manifestazione, storia che sarò ben felice di scoprire in quanto neofita di come Graziano Uliani riuscirà a creare un’evento che sarà la vetrina italiana del Soul rinomata in tutto il mondo, tutto questo attraverso le pagine del libro di 288 pagine pubblicato dall’editore Volo Libero che già avevo conosciuto per le sue pubblicazioni nella collana SoulBooks su Aretha Franklin e Al Green.

In attesa dell’arrivo del corriere con il libro, mi diverto ad ascoltare i vari album degli artisti che hanno partecipato alla manifestazione di quest’anno così tanto per non levarsi dalla testa quel sound che mi ha accompagnato durante tutta la giornata di sabato 22 luglio nel mentre come tutti aspetto la successiva edizione che verrà.

Rock in camera. Storie di un fotografo in blues. – Luciano Viti.

Luciano Viti il fotografo ufficiale di Pino Daniele, Claudio Baglioni, ma anche dei Tour Italiani di Lou Reed, B.B. King, artista che durante al sua carriera ha immortalato i più grandi della musica italiana e straniera passando  dal rock al blues ma non sollo tramite l’editore Postcard esce con questo bel libro fotografico donandoci alcuni degli scatti che l’hanno resto famoso.

L’autore nella sua vita ha immortalato nei suo  scatti  nomi del calibro di B.B. King, Eric Clapton,  Jeff Beck, Neil Young, Miles Davis tanto per restare in ambito della musica che mi piace, ma anche i grandi artisti del panorama italiano quali ad esempio Renato Zero, Riccardo Cocciante, Roberto Vecchioni, Fabrizio De Andrè, Laura Pausini, , Gianni Morandi,  Francesco Guccini, Liguabue,  oltre a quelli già citati menzionati prima e molti altri.

Ha prestato i suoi servizi per le grandi case discografiche quali Emi, Virgin, Polygram, Sony ad esempio, collaborato con grandi riviste e giornali interazionali e non quali ime, The Guardian, The Times, New York Times, , Panorama, L’Espresso, Rolling Stone, , Rock & Folk, Musician, Guitar Played, ma io l’ho conosciuto per la sua collaborazione con la rivista il Mucchio Selvaggio.

Il suo libro racconta i suoi incontri tra i vari grandi della musica, accompagnato dai suoi scatti l’autore ci racconta la sua lunga carriera di artista e fotografo intorno alla musica, ogni artista immortalato in uno  scatto viene colto nella sua essenza la quale ci viene infarcita dai vari commenti dell’autore sulla sua opera durante le 204 pagine che formano il libro.

Un altro bel libro fotografico che illustra l’esperienza di un professionista della fotografia nell’ambito musicale, un bel libro da tenere sullo scaffale e vi consiglio di dare un’occhiata anche al successivo libro”CHET & MILES” uscito nel 2014 sulle leggende del Jazz che l’autore ha avuto modo di immortalare 02Miles Davis e Chet Baker.

Remembering Greg Lake….

Il 5 Dicembre del 2012 stavo entrando al Viper presso Firenze per assistere al suo concerto, passati quattro anni sapendolo morto vengo assalito dal quel misto di dispiacere e puro giramento di co*****ni che mi prende ogni volta che un grande artista lascia questo mondo.

Perché è d’obbligo ricordare che Greg Lake era un grandissimo artista, e mi viene quasi da ridere ricordando il poster appeso fuori dalla porta dove sotto sotto il nome in piccolo era scritto se non ricordo male “il bassista e voce degli Emerson Lake and Palmer”..come se per la gente che  andava a vederlo ci fosse stato il bisogno di ricordalo, artista completo e protagonista della scena musicale degli anni 70  e non solo….certo Waters non ne avrebbe avuto bisogno della scritta sotto “il bassista dei Pink Floyd” ma penso che anche per Greg Lake non fosse necessario , è stata l’unica cosa che non ho gradito quella sera..

Greg Lake era in Tour per il suo “Songs Of A Lifetime Tour”, chi mi conosce sa che tranne alcune eccezioni non sono un grande amane del prog/rock, ma lui era una di queste e poi perdermi un artista che non riappariva in Italia dal 1997, sarebbe stato come perdersi un pezzo di storia….sicuramente quella del supergruppo dei Emerson Lake and Palmer.

Il concerto fu veramente bello, il libro che ho acquistato a fine serata “Greg Lake Word Sculptures” uscito fuori da un ‘idea di Max Marchini sarà il ricordo di quella bellissima serata che ha percorso 40 anni di storia della musica un grande (bassista) artista.

Farewell Greg and Thanks for everything.

greg-lake.

Born to Run. l’autobiografia di Bruce Springsteen.

Il il 6 settembre 1956 a Frehold nella contea di Monmouth,  Stato del New Jersey l’allora settenne Bruce Frederick Joseph Springsteen assiste in tv alla prima esibizione di Elvis Presley durante il famoso The Ed Sullivan Show, la sua passione per la musica nasce lì come la sua idea di diventare come il cantante appena ascoltato iniziando a strimpellare sulla sua prima chitarra di plastica.

Springsteen non diventerà “The  King” in futuro ma il ben altrettanto famoso “The Boss”, la cui lunghissima carriera lo porterà alla realizzazione di album quali  “Born to Run”, “Darkness on the Edge of Town”, “The River” e “Born in the U.S.A”, famoso per le sue lunghissime esibizioni live Springsteen ha realizzato ben oltre 31 album, vinto un oscar e ben oltre cinque Grammy Awards.

L’idea di questa autobiografia nasce poco dopo la sua esibizione ad un Super Bowl del 2009, e in questi sette passati il Boss ha a pensato su come raccontare la propria storia dal punto dal suo punto di vista personale, il libro uscito il 27 settembre viene accompagnato quattro giorni prima di pari passo dall’uscita del suo nuovo “Chapter and Verse” contente 18 brani, di cui 5 inediti, che i capitoli del libro partendo addirittura con i brani dei Castiles fino a arrivare a Wrecking Ball del 2012.

Sul mito del Boss penso che sia poco da dire, ma penso molto dal leggere e penso che questa biografia sia l’ideale per chi volesse scoprire o riscoprire Springsteen, fatevi un bel regalo di Natale libro o ebook, combinato al cd oppure mp3 legalmente scaricati …mi raccomando.

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Sammy Walker- Mysfit Scarecrow.

Ci sono artisti il cui successo molte volte non è rapportato al talento artistico, si potrebbe dire di molte band o artisti che a discapito del loro suono e valore artistico non raggiungono il meritato successo per varie ragioni, certe volte conoscerne uno pagando il suo cd solo 5 euro ti fa capire quanto questo sia proprio vero…questo è stato il caso per me con Sammy Walker.

Domenica cercando tra i vari cd blues a offerta mi sono imbattuto tra le offerte della sezione folk/country/southern rock in questo Mysfit Scarecrow uscito nel 2008, il proverbiale aiuto di Youtube combinato all’irrisoria cifra richiesta mi ha convinto ad acquistare l’ album in questione sebbene il folk/country sia ben lontano da i miei gusti.

Sammy Walker, Atlanta. Georgia classe 1952 fortemente influenzato da Bob Dylan, Woody Guthrie e Hank Williams, , si affaccia sul mercato discografico nella prima metà degli anni 70 vedendo pubblicato i suoi primi due album dalla Folkways label e i successivi due dalla Warner Brothers, la pubblicazione dei successivi studia album si interrompe però nel 1979 per poi riprendere una decina di anni dopo con l’album “Sammy Walker in concert”.

Penso che cercherò anche il più recente “Brown Eyed Georgia Darlin'” uscito sempre per la Ramseur Records quest’anno.

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Blues in Black and White: The Landmark Ann Arbor Blues Festivals. – Michael Erlewine.

Tra il  1969 il 1970, L’ Ann Arbor Blues Festival ha riunito  in assoluto la più grande selezione di artisti Blues dell’epoca, l’evento è stato proprio questo: una festa per la celebrazione del blues , il quale ha contribuito a segnare la scoperta della blues modern e ovviamente dei musicisti che hanno fatto la storia di questo “genere” musicale facendolo conoscere ad  un pubblico molto più ampio.

Il festival tuttavia era qualcosa di più rappresentava la scoperta della cultura nera introdotta  alla popolazione tramite il veicolo sonoro della sua musicalità, mai prima di quell’evento si è potuto riunire un’insieme di artisti che partivano dal country blues del sud per arrivare al suono elettrico di Chicago, tradizione che poi negli anni  è continuata nelle varie edizioni del Ann Arbor Blues e Jazz Festival il quale ha visto esibirsi nomi quali: Luther Allison, John Lee Hooker, Howlin ‘ wolf, BB king, Muddy Waters, Otis Rush, Hound Dog Taylor, Big Mama Thornton, T-Bone Walker, Sippie Wallace, Junior Wells, e Mighty Joe Young, e molti altri.

Stanley Livingston,  fotografo professionista da Ann Arbor, ha catturato queste performance leggendarie sul palco nei suoi scatti, così come quello che successe dietro le quinte, queste fotografie sono poi finite in questo bel  libro pubblicato dalla University Michigan Press a cura di Michael Erlewine autore del libro.

Spendiamo alcune parole sull’autore, classe 1941, nato a Lancaster in Pennsylvania è un musicista, astrologo, fotografo e intrattenitore, forse conosciuto ai più per essere il creatore di All Music Guide nel 1991 che adesso risponde al nome di AllMusic, negli anni 50 e 60 e stato attivissimo nella scena folk musicale del Michigan, insieme al fratello Dan e ai vari Dan  Robert Sheff (tastiere), Robert Vinopal (basso), e Michael “Spider” Wynn (batteria), forma i Prime Movers una blues band attiva dal 1965 al 1970 che contribui attivamente ad ospitare l’Ann HArbor Festival dei quegli anni appunto tra il 1969 e il 1970…una curiosità sulla band ed uno dei  suoi componenti, un tale James Newell Osterberg, Jr sostituì Michael Winn alla batteria, tale persona poi sarà poi conosciuto nel tempo con il nome di Iggy Pop.

Un bel libro che racconta attraverso le foto e l’esperienza diretta dei protagonisti dell’epoca un’importante evento Blues, il libro nelle sue 144 pagine uscito ormai nel 2010 può risultare interessante se la finalità è quella di sapere cosa successe nei retroscena di uno  dei primi Blues Festival di sempre, l’autore non è nuovo sull’argomento ha scritto anche  altri libri sull’evento e sul Blues.

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