Lonnie Donegan: il Re dello Skiffle.

Ogni re indossa la sua corona, così nella vita così come nella Musica, e proprio nella Musica di esempi ne abbiamo parecchi.
Basti pensare ad Elvis che è stato il Re del Rock ‘N’ Roll, al triumvirato dei tre Re del Blues che sono B.B. King, Freddie King e Albert King, e Lonnie Donegan più di ogni altro è stato il maggiore esponente delle Skiffle diffondendolo nel Regno Unito a suon di canzoni.
Anthony James Donegano nasce a Glasgow il ventinove aprile del 1932, figlio d’arte in quanto il padre di origini scozzesi suonava nella Scottish National Orchestra mentre la madre era di origini irlandesi.
Da bambino si dedica agli ascolti dello Swing e del Jazz, innamorandosi della chitarra Blues e Country tra i suoi ascolti preferiti vi sono il cantante compositore Josh White e il compositore Frank Crumit.
Si compra una chitarra all’età di quattordici anni ed inizia i suoi studi musicali, le sue capacitò di strumentista lo portarono già verso la fine degli anni quaranta a frequentare vai jazz club di Londra.
La sua prima frequenza presso una vera band avviene con quella di Chris Barber, futuro organizzatore dei tour inglesi dei Bluemen Big Bill Bronzy ma soprattutto di quello di Muddy Waters, a Barber era giunto all’orecchio delle capacità di Donegan come suonatore di banjo, ma a doverla dire tutta Lonnie non era ancora in grado di suonar il banjo e la sua assunzione nella band di Barber avvenne più in virtù delle sue qualità da sviluppare ed alla sua personalità che per virtù tecniche sullo strumento.
Barber non si era sbagliato e Donnie divenne un eccellente suonatore di banjo oltre che di chitarra, la sua permanenza all’interno della jazz band si protrasse fino all’obbligo del servizio di leva che svolse a Southampton, ma anche in questo periodo il suo talento lo porto a suonare come batterista per la Ken Grinyer’s Wolverines Jazz Band presso un pub locale.
In onore a Lonnie Johnson, Donegan cambio il suo nome, apri pee Lonnie Johsnon alla Royal Albert Hall nel 1952 con i suoi Tony Donegan Jazzband.
Nel 1954 Chris Barber chiede a Ken Colyer noto trombettista di ricoprire questo ruolo nella sua band, Colyer era appena uscito di galera per problemi riguardanti l’immigrazione, accettò di buon grado e rinominarono il gruppo in Ken Colyer’s Jazzmen
Mentre era nei Kenmen di Jazz Colyer con Chris Barber, Donegan cantava e suonava la chitarra e il banjo, iniziò a suonare con altri due membri della band durante gli intervalli, questi intervalli verranno nominati ” skiffle break”, nome suggerito dal fratello di Ken Colyer, Bill.
Donegan suonava canzoni folk e blues di artisti come Lead Belly e Woody Guthrie, questa pausa divenne popolare all’epoca tanto che decise di registraere “Rock Island Line” brano di Leadbelly, a cui seguì anche la creazione di un album completo intitolato “An Englishman Sings American Folk Songs”.
Pubblicato in America sull’etichetta Mercury nei primi anni ’60, questo fù il primo disco inglese a raggiungere la Top Ten negli Stati Uniti, il disco rimarrà un catalizzatore per moltissimi futuri artisti di questo stile e del rock.
Dopo aver lasciato la band di Barber esce con Il suo prossimo singolo tramite la Decca, intitolato “Diggin ‘My Potatoes” fu registrato in un concerto alla Royal Festival Hall il 30 ottobre 1954, la sua collaborazione però con la casa discografica durò relativamente poco e venne abbandonato dall’etichetta
Nel giro di un mese fu agli Abbey Road Studios di Londra a registrare per l’etichetta EMI, ed il suo nuovo singolo Il suo prossimo singolo “Lost John” raggiunse la posizione 2 nella UK Singles Chart.
Donegan ha continuato a sfornare successi come “Cumberland Gap” e “Does Your Chewing Gum Lose Its Flavour” ed il seguente “My Old Man’s a Dustman” non fu ben accolto dai fan della skiffle in America ma raggiunse posizione numero uno nel Regno Unito.
La sua influenza nella scena musicale inglese fù evidente, come esempio prendiamo il primo progetto che è stato il precursore dei Beatles aveva il nome di The Quarry Men e fù fondato nel 1956 da Lennon.
Originariamente composto da Lennon e diversi compagni di scuola, i Quarry Men hanno preso il loro nome da una frase nella canzone della loro scuola, la Quarry Bank High School.
Originariamente chiamanta Blackjack con questo nome non hanno mai fatto nessuna esibizione pubblica, invece come the Querry Men il gruppo suonò a feste, balli scolastici, cinema e gare di skiffle amatoriali prima che Paul McCartney si unisse nell’ottobre del 1957, il resto poi c’è la storia dei Beatles che molti sicuramente già conosceranno.
Donegan ha continuato a scalare le classifiche britanniche fino al 1962, prima di soccombere ai Beatles e alla nascita della Beat Music.
La sua carriera come artista entro in una fase di declino, ma si tenne attivo grazie alla sua attività di produttore musicale, si riunì anche a Barber per un tour di revival dello skiffle in Germania.
Lonnie Donegan morirà il tre novembre del 1992 a causa di problemi cardiaci, da sempre nel corso della sua vita ha avuto questi problemi il suo primo attacco di cuore avvenne nel 1976, il suo retaggio è stato omaggiato nel corso degli anni da svariati artisti della scena mondiale quali ad esempio Mark Knopfler e Brian May.

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Il Diavolo suona il Blues. Enrico Cetta.

Il Blues è pieno di storie, aneddoti e leggende, e la più conosciuta da tutti nel mondo del Blues o della Musica in generale è quella del chitarrista Robert Johnson e del sul patto con il Diavolo avvenuto la notte a Clarksdale dove la Highway 49 e la Highway 61 si incontrano.

Sulla basi di questa parte il racconto di Enrico Cetta e del suo libro “Il Diavolo suona il Blues” uscito per Scatole Parlanti, romanzo breve e avvincente che ripercorre il viaggio del protagonista Eric che recentemente scopre di essere segnato da un tumore incurabile al cervello per arrivare al Robert Johnson Festival, e del suo compagno di viaggio lo strano Mike che lo accompagna durante questa sua meta da raggiungere.

L’autore  è nato a Faenza nel 1979, batterista, appassionato di cultura americana e musica rock , oltre quest’opera ha pubblicato  “Election Day” (2015) ,  “L’occhio del demone” (nel 2016), “L’ombra crudele del passato (2017), mentre nel 2018 vince con il racconto “1965” il concorso  “Andiamo in Ucronia!”, “Il Diavolo suona il Blues” è il suo primo romanzo con Scatole Parlanti uscito nello stesso anno.

Il libro mi è piaciuto molto, scritto da un musicista che sa quel che scrive, gli aneddoti e le descrizioni della chitarra del protagonista si capisce che sono farina di chi la Musica e il mondo che la circonda lo conosce, un gran bel libro per una lettura veloce e appassionante.

Consigliato a chi ama il Blues e i racconti intorno al Blues, 94 pagine e 12 euro spesi bene.

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Jerry Knight.

Jerry Ernest Knight 17 aprile 1952 a Los Angeles è stato un cantante e bassista R&B americano che raggiunse la notorietà verso la fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
Insieme a Ray Parker Jr. è stato uno dei membri fondatori del gruppo Raydio, cantando nel loro primo successo “Jack and Jill” contenuto nel loro primo disco dal titolo omonimo.
Dopo questo periodo con i Raydio inizia la sua carriera solista pubblicando tre album ottenendo un discreto successo iniziale con le canzoni “Overnight Sensation”, “Perfect Fit” e “Turn It Out”.
Ho conosciuto questo bassista grazie alla sua collaborazione con Bill Withers nel suo disco “Mengarie” del 1977 uscito per la Columbia Records.
Morirà alla solo età di 44 anni per cancro a Los Angeles e verrà seppelito nel cimitero di Inglewood Park, dove riposano varie celebrità,   tra gli altri musicisti possiamo menzionare i nomi di Ella Fitzgerald, Ray Charles e Lowell Fulson e Big Mama Thorthon.

Polly O’Keary.

Polly O’Keary talentuosa bassista e leader dei suoi Rhythm Method un power trio che vede alla batteria suo marito Tommy Cook e alla chitarra Dave Miller, prima di essere una premiata e apprezzata artista a della scena musicale della Stato di Washington il Blues lo ha davvero vissuto.

Da ragazza interrompe gli studi scolastici a quello che in America è l’8th grade, ovvero all’età compresa tra i 13 e 14 anni, a diciotto anni si ritrova già sposata con un detenuto in prigione che andava regolarmente a trovare, a 21 anni aveva già calcato molti palchi con uomini più grandi lei che erano diventati ben presto suoi compagni di bevute.

La musica comunque è sempre presente nella sua vita e continuamente alla ricerca del suo stile che per qualche motivo sembra non arrivare mai, fino ad un giorno in cui con un’amico assiste ad un concerto del Bluesman canadese Jeff Healey venendo ammaliata dal Blues.

Dopo aver visto la luce in pieno stile Jack “Joiliet” Blues all’età di 28 anni, la sua carriera artista prende la svolta necessaria a cambiare la sua vita, le ore praticate sullo strumento la portano a scrivere canzoni e ben presto salta agli occhi nella scena Blues nello stato di Washington, viene nominata sei volte “Washington Blues Society Best Female Vocalist” e quattro volte  “Best Blues Songwriter”.

Oggi è sposata il batterista e i suoi Rhythm Method sono un’esempio di Blues moderno fuso ad elementi di zydeco, rockabilly,  country e moltissimi altri generi che Polly ha avuto la possibilità di suonare, quest’ anno è uscito il suo secondo album a marzo chiamato”Black Crow Callin'” che io ho per caso conosciuto da un’intervista sul sito greco Blues.Gr.

Un’artista che in gioventù il Blues l’ha conosciuto davvero sulla sua pelle, ma che forse proprio grazie a questo che è riuscita a reimpostare la sua vita e a emergere come artista.

James Brown – Nero e fiero. Eddy Cilia.

The King of Soul, e come c’è scritto sul sito dell’editore Volo Libero nella pagina di descrizione del libro James Brown fu veramente il primo Black President degli USA, l’uomo che con il suo talento e carisma ha conosciuto e ottenuto di tutto, passando dalla povertà alla ricchezza, dalla galera alla gloria nell’innato stile che non poteva essere che unico in un personaggio così eclettico come James Brown.

The Godfather of Soul, forse il suo soprannome più conosciuto, naque a Barnwell vicino Atlanta nel 1933, inserito al settimo posto tra i migliori artisti del mondo dalla rivista Rolling Stone, nella mia piccola opinione è stato per il Soul e il Funk quello che Miles Davis è stato per il Jazz e in questa equazione di talenti le mie preferenze mi spostano verso l’unico Mr Dynamite.

Impegnatissimo nel sociale come moltissimi artisti di colore, era attivo per la difesa e tutela dei diritti degli afroamericani d’America, se date un’occhiata al titolo vedrete per chi lo conosce che Nero e Fiero sono due parole prese dal titolo della sua canzone  Say It Loud – I’m Black and I’m Proud,  che insieme a America Is My Home saranno due canzoni di protesta sociale ma anche come una forma di omaggio agli USA dove a sua detta l’unico posto dove un lustrascarpe può arrivare a stringere la mano al Presidente.

Un artista che vanta il maggior numero di singoli entrati nella Billbaord 100 secondo solo ad Presley, il presunto inventore del funk, artista che inspiro la carriera artistica di Michael Jackson e nello stesso tempo fomentava la sua rivalità con un’altro artista ovvero Prince, personaggio inarrestabile dello show business nonostante la malattia non perdeva mai l’occasione di suonare e fu così fino alla fine dei suoi giorni.

Padre di cinque figli e marito di tre mogli, dalle cui relazioni sembrò uscire però il lato oscuro della violenza domestica nella vita di James Brown che lo porto ad essere arrestato svariate volte forse dovute dalla dipendenza sviluppata per la polvere d’Angelo, nonché la vita di Brown fu costellata solo di questi episodi ebbe svariati problemi con la legge dall’età di sedici anni, sconto tre anni di galera per detenzione illecita di armi, inseguimento da parte della polizia, aggressioni a pubblico ufficiale, ma non è strano pensare che Brown fosse anche questo, il lato oscuro come mi piace dire da buon fan di Star Wars è presente in ognuno di noi e non poteva che non essere così intenso in uno come James Brown.

L’autore del libro Eddy Cilia lo conosco già e ho parlato di lui su quest’altro articolo, perciò cliccate qui se volete sapere informazioni ulteriori sull’autore e sulle sue altre pubblicazioni, il libro il volume numero 8 della serie Soul Books ovvero le classiche 128 pagine dedicate ad un’altro grande artista della Black Music disponibili in tutte le librerie o gli online store.

Sam Cook – sono nato vicino al fiume. Alex Righi

Uno dei sette figli del reverendo Charles Cook e di sua moglie Annie Mae nasce a Clarksdale nel 1931, cantante, compositore, produttore e discografico ritenuto da tutti il fondatore della Musica Soul quando ancora questa definizione non esisteva.

Sam Cooke forte attivista nella lotta ai diritti degli Afroamericani negli States, forse  il primo artista nero a dirigere personalmente il proprio business, le attività di produttore e discografico nascono come integrazione alla carriera di cantante, la stessa carriera che gli vedrà piazzare quasi 30 singoli di successo nelle classifiche americane con pezzi quali You Send Me, Chain Gang, Wonderful World, Bring It On Home to Me e A Change Is Gonna Come quest’ultima uscita postma alla sua morte avvenuta a Los Angeles nel Dicembre del 1964 per mano della direttrice del Motel Hacienda Bertha Franklin, che ovviamente fu assolta dal processo definito omicidio giustificato, lei stessa successivamente perse il lavoro e fece causa alla famiglia di Cooke per danni morali, causa che però non vinse.

A change is gonna come è forse il primo vero pezzo di protesta della Black Music, Spike Lee l’utilizzerà come colonna sonora del film di Spike Lee “Malcom X”, come Otis Redding e la sua Sittin’ on The Dock of The Bay anche questo artista deve il suo maggior successo ad un pezzo postumo alla sua tragica morte.

Alex Righi nasce e vive attualmente a Roma presentatore musicale per molte radio pubbliche e private, ci racconta la storia di questo artista in un’altro libro  dell’editore Volo Libero  nel classico formato delle 120 pagine che compongono i libri della serie Soul Books, per l’esattezza  il numero sette nella successione delle uscite.

Potete provare a leggere in parte come sempre su Google Books come ho fatto io e decidere ovviamente prima se acquistare questo libro dedicato al creatore del genere Soul, perché è vero che James Brown sarà stato anche il padrino del Soul ma forse senza Sam Cooke non avremmo avuto niente di tutto quello.

Leo Lyons (Ten Years After & Hundred Seventy Split).

In occasione del suo 73 compleanno una bella interivista ad un grande esponente del Blues Rock Inglese Leo Lyons, classe 1943 Mansfiled un nome che per me nel genere ha la stessa importanza di  Mayall o Clapton nell’ambiente…ma ovviamente questa è una mia opinione.

Un’intervista presso la Warwickin occasione del suo 73 compleanno il 30 novembre del 1943,  da ascoltare per qualsiasi amante del genere e del basso.

Curtis Mayfield – Impressioni di Chicago. Carlo Bordone.

Il successo maggiore  di Curtis Mayfield viene associato all’album SuperFly colonna sonora dell’omonimo film del 1972 diretto da Gordon Parks Jr. e tipico esempio del cosiddetto genere della  Blaxploitation unione tra black (nero) ed exploitation (sfruttamento) che è stato un sottogenere di film a basso costo dai contenuti alquanto che nacque negli Stati Uniti nei primi anni settanta nei quali gli attori erano afroamericani così come i registi, e avevano inoltra la caratteristica di avere come colonne sonore appunto canzoni funk oppure soul.

Nato a Chicago, 3 giugno 1942  è stato un cantante, chitarrista e compositore statunitense e anche bassista tanto per ricordare, inizia la sua carriera nel 1958 negli Impressions che lascerà nel 1970 ma senza aver rilasciato insieme alla band pezzi quali For Your Precious Love e Gypsy Woman e sopratutto We’ re a winner che divenne l’inno segreto del grido di rivolta del potere nero in quegli anni.

Gordon Parks Jr. regista simbolo della Blaxploitation autore del film Shaft il Detective e del suo continuo Shaft colpisce ancora, si e per capirsi il film con Samuel Jackson è un remake del primo, lo utilizza per la colonna sonora del suo film permettendogli di rimanere nella storia della musica anche per questo fattore nonostante tutto l’album non ne  avesse bisogno perché rimase quattro settimane nella Billboard 2000 al primo posto, inquadrato poi nel genere scrisse altre due colonne sonore per il film “Claudine” cantata da Gladys Knight and the Pipes, e per “Sparkle” cantata dall’immensa Aretha Franklin.

Un carattere forte che amava la musica e che non si fermò neanche dopo la tragedia che lo paralizzo dalla vita in giù rendendolo completamente paralizzato, ma nonostante tutto continuò a voler cantare andando incontro ai terribili dolori che l’ accompngnavano nel farlo, neanche la successiva amputazione della gamba destra riuscì mai a fargli abbandonare la musica.

Questa è l’artista che troverete nelle pagine di questo sesto volume della Soulbooks scritto da Carlo Bordone, torinese laureato in filosofia e autore e traduttore di svariati libri e testi per l’ Arcana edizioni e l’editore Giunti, collaboratore di varie riviste quali il “Mucchio Selvaggio”, “Mucchio Extra”,  “Il Fatto Quotidiano” e “Rumore”, tutto questo nelle solite 140 pagine che formano i libri della collana delle editore Volo Libero.

A dire tutta la verità di questo artista ne conosco poco, a parte e il suo nome l’ ho sempre collegato unicamente alla colonna sonora del film le cui scene il mio neurone stupido sta facendo fatica a recuperare tranne per lo stereotipo tipico di quei film del venditore di droga di colore tutto rivestito di pelliccia anche d’ Agosto, questo libro può far luce su una persona che non era solo un musicista compositore ma come altre persone di colore ha lasciato un’impronta culturale ben definita tramite la sua arte all’affermazione della cultura e dei diritti delle persone di colore fino al giorno della sua morte avvenuta il 26 Dicembre del 1999 a Roswell in Georgia.

Nina Simone. Il piano. La voce e l’orgoglio. Gianni del Salvio.

Quarto libro della serie Soulbooks scritto da Gianni del Salvio, questo è il secondo libro che trovo sulla vita di Nina Simone oltre al precedente scritto da David Brun Lambert per la Feltrinelli.

L’autore si appassiona alla musica nera verso gli anni 50, da allora il suo contributo alla diffusione di quella passione, cultura e musicalità passa attraverso la radio, collaborazioni varie tra fanzine, giornali, presentazioni letterarie, collaborazioni con vari Festival tra cui quello di Porretta.

Descrivere una figura come quella di Nina Simone è impegnativo, e l’autore si propone di farlo nelle ormai classiche 144 pagine che formano i libri della collana Soulbooks, come già detto personaggio importantissimo sia sul lato delle capacità canore che nell’attivismo nella lotta per i diritti civili della gente di colore.

Questa era Nina Simone, un talento immenso fermato solo dal colore della sua pelle così impegnata nei diritti sociali e nell’assidua lotta contro il razzismo che la vedranno costretta addirittura a lasciare gli USA ma non prima di aver pubblicamente espresso il suo dissenso verso il governo americano ritenendolo non interessato a risolvere i problemi di razzismo che permeavano il paese.

Nella collana  Soulbooks dell’editore Vololiberto compare un’altro bel libro ad omaggiare una grande artista e attivista dei diritti civili, ovviamente reperibile su tutti gli store online o in libreria.

 

Soul City – Porretta Terme, il festival e la musica- Edoardo Fassio.

Quest’anno ricorreva il trentennale del Porretta Soul Festival evento al quale non avevo mai partecipato, figuriamoci se in giovane età un metallaro incazzato come me poteva minimamente
pensare di partecipare ad un’evento del genere, poi la vita cambia i gusti musicali anche e mi ritrovo over 40 a mezzogiorno sotto un caldo terribile ad ascoltare la prima delle band che
suonano gratis nella via del centro.

Una volta arrivati qui capisci veramente perché questo Festival dal 1988 attira le persone ad ascoltare il Soul,ero già stato a Porretta e conoscevo quanto era graziosa la città, allora combinatela
alla qualità degli artisti, un’organizzazione degli stand e del Festival che ho gradito molto e un atmosfera che traspira Black Music..la somma di tutto questo è il suo successo che da quest’anno a guadagnato un’altro accolito.
Dovevo rimanere a sentire solo le band gratis, ma dopo aver ascoltato le prove pomeridiane della band nel Rufus Thomas Park non ci sono state più motivi perché i soldi del concerto dovessero stare nel mio portafoglio e vi garantisco che ne sono valsi tutti dal primo all’ultimo, ovviamente a fine concerto dopo l’usuale T-shirt del Festival sul banco del merchandising ho notato il mio futuro acquisto cartaceo, il libro Soulcity di Edoardo Fassio.

Sono già possessore del suo libro  “Blues” uscito nel 2006 per l’edizioni Laterza, sono perciò sicuro di  aspettarmi  la stessa qualità anche su questo piccolo tomo dedicato alla storia di come è nata la manifestazione, storia che sarò ben felice di scoprire in quanto neofita di come Graziano Uliani riuscirà a creare un’evento che sarà la vetrina italiana del Soul rinomata in tutto il mondo, tutto questo attraverso le pagine del libro di 288 pagine pubblicato dall’editore Volo Libero che già avevo conosciuto per le sue pubblicazioni nella collana SoulBooks su Aretha Franklin e Al Green.

In attesa dell’arrivo del corriere con il libro, mi diverto ad ascoltare i vari album degli artisti che hanno partecipato alla manifestazione di quest’anno così tanto per non levarsi dalla testa quel sound che mi ha accompagnato durante tutta la giornata di sabato 22 luglio nel mentre come tutti aspetto la successiva edizione che verrà.

Paul Chambers

Ognuno a questo mondo ha i suoi gusti e le sue preferenze in fatto di gusti che siano nella musica come nel cibo e così via, non sono un grande amante del Jazz e come sempre detto preferisco di gran lunga il Bues ma non riconoscere un capolavoro come “Kind of Blue” perla di modal jazz sarebbe irrispettoso per la musica in generale.

Al capolavoro di Miles Davis del 1958 ha contribuito anche Paul Chambers nato a Pittsburgh il 22 aprile 1935  ma cresciuto a Detroit dove all’età di 15 anni inizia ad appassionarsi alla musica jazz ascoltando Charlie Parker e Bud Powell, da ragazzo inizia a suonare strumenti a fiato quali ad esempio la tuba se non ricordo male, come contrabassista inizia all’età di 14 anni prendendo lezioni dal bassista della  Detroit Symphony Orchestra.

Studia alla  Cass Technical High School dal 1952 al 1955, suona nella loro orchestra sinfonica in molti altri gruppi, come professionista inizia la sua carriera nei ranghi del pianista George Wallington, e dopo nelle fila del sassofonista Paul Quinichette, le sue esperienze continuano poi con J. J. Johnson e Kai Winding.

Dal 1955 entra nella band Miles Davis e tre anni dopo mette il suo tocco personale nel capolavoro di Davis, lascerà la band nel 1963 insieme a Wynton Kelly e a Jimmy Cobb, il neo Wynton Kelly power trio si affermerà sulle scene jazz come forse la sezione ritmica più famosa di quegli anni,  sarà attivo come leader di diverse formazioni e in moltissime collaborazioni occasionali e sedute d’incisione con, tra gli altri: Cannonball Adderley, Donald Byrd, Red Garland, Sonny Rollins, Freddie Hubbard, Jackie McLean, Hank Mobley, e Bud Powell.

Paul Chambers fu il secondo bassista jazz, dopo Slam Stewart, ad utilizzare l’archetto nei suoi assoli, oltre a Kind of Blue, sarà presente anche in  “Giant Steps”, il primo album del quartetto di John Coltrane altra pietra miliare del jazz, era un forte bevitore e molto  dedito alle droghe sfortunatamente per lui, Chambers all’età di 33 anni  dopo essere stato in come per un periodo di 18 giorni a seguito di un ricovero ospedaliero per un presunto caso di influenza rivelatosi in seguito tubercolosi.

Beginner Blues Bass Lesson.

Adoro questo canale Youtube è sempre pieno di video interessanti, e guarda caso questa volta ne ho trovato uno introduttivo di quasi un’ora sul Blues con vari esempi interessanti,  io  ho trovato utili i seguenti:

  • Basic Blues Progression.
  • Chromatic Approach To Chord IV.
  • Chromatic Approach From Above.
  • Chromatic Approach From Below.
  • Blues Progression with Chord IV variations.
  • Blues Progression with Turnaround.

Per essere un video introduttivo di argomenti ne tratta e io ne ho messi qualcuno, poi sono spiegati bene e in un inglese comprensibilissimo anche ai meno capaci..tipo me per intendersi.