John Jackson

Nasce il ventiquattro settembre del 1924 nella città di Woodville in Virginia, cresce in un famiglia di musicisti perciò si dedica allo studio della chitarra sin dalla giovane età.
Si sposta da giovane all’età di venti anni a Fairfax sempre in Virginia all’età di venti anni, qui svolge svariati lavori tra cui anche quello di becchino, la sua carriera musicale inizia per fortuna nel 1960 grazie al folklorista Chuck Purdue.
Nel 1960 le sue prime registrazioni vi sono con la Arhoolie Records, nella sua carriera partecipa a molteplici festival sia in America che in Europa, successivamente registra anche per la Rounder Records e la Alligator Records.
Suonerà anche nei Travelling Blues Workshop, che includedevano Jackson, Archie Edwards, Flora Molton, Mother Scott, Phil Wiggins e John Cephas.
Morirà all’età di 77 anni per un cancro al fegato a Fairfax Station in Virginia.

Willie Dixon.

William James Dixon nasce nella capitale della contea di Warren, Vicksburg nello stato del Mississippi il 1º luglio 1915 è stato un contrabbassista blues statunitense, cantautore, autore, arrangiatore e produttore discografico nelle case discografiche storiche del Blues di Chicago quali la Chess Records e la Cobra Records.
Autore di molteplici successi di Bluesman a partire da Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Otis Rush, Memphis Slim, Jimmy Rogers, passando per Bo Diddley e tantissimi altri artisti di Chicago, fu anche il primo a produrre Buddy Guy, Magic Sam e Otis Rush i tre chitarristi che diedero poi vita al West Side Sound di Chicago.
La sua vita di in gioventù è stata contrassegnata da vari problemi con la legge, si sposta perciò a
Chicago durante la migrazione all’inizio degli anni 30, e vista la sua imponenza fisica si dedica alla carriera pugilistica vincendo il titolo dei pesi massimi nella competizione amatoriale dei Golden Gloves nel 1936, ma anche la carriera pugilistica finisce presto dopo la lite con il suo manager dalla quale scaturì il provvedimento disciplinare che l’allontanò dal mondo della boxe per sempre.
Nel 1939 nello stesso contempo oltre alla Boxe si dedica anche allo studio della musica, suo maestro e amico è il pianista e chitarrista Leonard “Baby Doo” Caston conosciuto nella palestra di Boxe.
Suonerà nel suo gruppo chiamato i “Five Brezze”, ma nel 1941 interrompere gli studi musicali perché dovrà scontare la pena di dieci mesi in prigione per non aver voluto partecipare al secondo conflitto mondiale dichiarandosi obiettore di coscienza.
Il suo amico Caston invece forma il gruppo conosciuto come i “Rhythm Pascal” girando per Europa e America esibendosi per le forze armate, quando Willie esce di prigione e con Caston ritornato dal Tour formano i “Big Three Trio” insieme al chitarrista Bernardo Derris, nel frattempo intanto affina le sue doti di contrabbassista e scrittore al fianco per i Sonny Boy Williamson e Memphis Slim.
Nel 1948 in un locale chiamato Mocambo, viene notato e contattato dai fratelli Chess che gli propongono di venire a lavorare sia come scrittore sia come turnista per la loro etichetta discografica ovvero la Chess Records.
L’anno successivo Dixon scrive per Waters uno dei più suoi grande successi “Hoochie Coochie Man”, per Howlin’ Wolf il pezzo “Evil” e per Little Walter “Mellow Down Easy”, queste canzoni sono il trampolino di lancio e l’inizio del suo successo come scrittore.
Nel 1951 diviene impiegato a tempo pieno per la Chess, collaborando anche con la loro sussidiaria la Checker Records scrivendo oltre a pezzi del Blues anche classici del neo nascente Rock ’n’ Roll per Bo Diddley quali “You can’ t judge a book by the cover”.
La collaborazione con la Chess Records si interrompe nel 1956 e fino al 1959 sarà il responsabile produttivo della Cobra Records di Eli Toscano, riuscendo a produrre e lanciare i maggiori artisti del Chicago West Sound i cui nomi sono Buddy Guy, Otis Rush e Magic Sam.
Dopo il fallimento del 1959 della Cobra Records torna alla Chess Records dove rimane fino alla sua chiusura che avverrà nel 1960, la sua collaborazione con i fratelli Chess viene alternata a quella della con l’etichetta Bluesville Record altra casa discografica che ha pubblicato album di artisti quali Magic Slim, Lihgtin’ Hopkinse, e lo stesso Willie Dixon.
Dopo la chiusura della Chess Records fonda la propria etichetta Yambo Records producendo dischi di Blues tra cui il suo Album “Peace?” del 1971.
Fondatore della band Chicago Blues Allstars con cui girerà Europa e America in tour riproponendo molti dei successi scritti negli anni per tutti i più famosi Bluesman di Chicago.
Willie Dixon era un vero ambasciatore del Blues, fonda la Blues Heaven Fondation la quale si batte per la preservazione della cultura Blues aiutando anche tutti i Bluesman che sono stati raggirati contrattualmente dai vari discografici negli anni, se avete visto Cadillac Records avrete un’idea di ciò che sto scrivendo.
Nel 1977 intenta una causa legale verso la Arc Music di proprietà dei fratelli Chess in quanto insoddisfatto per le basse royalties pagate dalla compagnia, vince e ottiene i diritti sulle sue canzoni e fonda insieme a Muddy Waters suo partner in questa controversia la Hoochie Coochie Music.
Nel 1985 Dixon arriva a citare in giudizio la rock band dei Led Zeppelin per plagio nell’uso della sua musica in “Bring It On Home”, e per l’utilizzo dei testi della sua composizione “You Need Love” del 1962 scritta per Muddy Waters nella canzone “Whole Lotta Love”, il tutto si risolse fuori dalle aule del Tribunale nel 1987 con un pagamento a favore del Bluesman.
La sua salute degenera negli anni 70 a cause di una forma di diabete che lo porto anche all’ amputazione di una gamba.
Nella sua carriera come solista vincerà un Grammy Award nel 1989 per l’album “Hidden Charms” uscito per la Capitol Records.
Morirà il 29 gennaio del 1992 a Burbank, California, a seguito di un attacco cardiaco e verrà sepolto nel cimitero Burr Oak Cemetary ad Alpis in Illinois conosciuto per esser il luogo di riposo di molti artisti bluesman.
A seguito del suo contributo per la Musica verrà inserito nella Blues Hall of Fame nel 1980 per il suo enorme contributo al Blues, e nel 1994 nella Rock an Roll Hall of Fame nella categoria “Early Influences (pre-rock)”.
Ascolti consigliati:

Muddy Waters – Folk Singer.
Etichetta: Chess Records.
Uscita: 1964.

Willie Dixon ‎– I Am The Blues
Etichetta: Columbia Records.
Uscita: 1970.

Willie Dixon – Hidden Charms.
Etichetta: Capital Records
Uscita: 1988.

Willie Dixon – Ginger Al Afternoon.
Etichetta: Varèse Sarabande.
Uscita: 1989.

Willie Dixon & Johnny Winter – Crying The Blues
Etichetta: The Magnum Music Group.
Uscita: 1995.
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Willie Dixon: I Think I’ve got the Blues.
Etichetta: Preveu Records.
Uscita: 1998.

Willie Dixon: Big Boss Men.
Etichetta: Indingo.
Uscita: 2001.

Willie Dixon With Memphis Slim.
Etichetta: Prestige Bluesville.
Uscita: 2015. (ristampa)

Samantha Fish – Kill or be Kind.

La mancanza di tempo la odio, devo scoprire solo adesso che una dei miei artisti preferiti esce con un nuovo disco e che quest’anno verrà addorottura in tour al Pistoia Blues.

Seguo Samantha Fish dal suo disco d’esordio con la Ruf Records “Girls with Guitar” nel 2011, una scoperta avvenuta su Youtube ascoltando la sua “Runaways” e “Bitch on the Run” e devo dire che sono rimasto impressionato  dallo stile di questa chitarrista e dalle sue performances nei video su Youtube.

Questo album esce dopo l’uscita dei suoi “Chills and Fever” and “Belle of The West” rispettivamente il quarto e quinto album della sua discografia in studio, quest’album il primo uscito con la casa discografica della Rounder attiva sul mercato da più di oltre quaranta anni e viene prodotto da Scott Billington e Stuart Reynolds ai Royal Memphis Studios di Memphis.

Devo dire che i precedenti dischi mi piacevano, anche se le mie preferenze si indirizzavano più verso “Black Wind Howlin'” e “Wild Heart” sono sempre rimasto soddisfatto dei supi album, questo non farà eccezione già dai primi ascolto e sopratutto l’opener “Bulletproff” dove ritorna a suonare la cigarbox

Qui il link alla pagina di Samantha Fish sul sito dell Rounder.

Samantha Fish

 

 

The Streets of Blues. – Antonio Ciuci.

La mia ricerca di libri che parlano di Blues non ha mai una fine, passo le ore alla ricerca di chi ha voglia di scrivere sul Blues e la sua storia, la sua cultura, la sua musicalità.

Nel mio cercare sono capitato sul sito dell’editore self-publishing Youcanprint, e sono arrivato a scoprire questo “The Streets Of Blues” scritto da Antonio Ciuci musicologo laureato in in Musicologia ad indirizzo Musicologico e in Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica presso il Conservatorio di Musica “ G. Martucci ”di Salerno con votazione 110/110 come indicato sul blog personale dell’autore.

Il libro uscito nel 2017 conta 184 pagine ed un percorso che parte dalle origini del Blues fino alle sue influenze sulla storia culturale americana e sulla scena musicale mondiale, la cosa che mi affascina e che molti sono disposti a pubblicare libri sul Blues anche tramite il self-publishing.

Sono curioso di acquistare questo libro perché non ho mai letto nulla pubblicato dall’editore Youcanprint, intanto inserisco 25sul sito della Youcanprint.

 

 

 

 

Rise of a Texas Bluesman: Stevie Ray Vaughan 1954-1983.

Questa è una di quelle cose belle nelle quali ti capita di imbatterti per caso, infatti ascoltando su Youtube un’esibizione live di Stevie Ray Vaughan mi è capitato di trovare il link di questo documentario che ripercorre i percorsi della vita e artistici del troppo prematuramente scomparso Bluesman Texano.

Questo favoloso documentario, che ho apprezzato al pari di quello su Eric Clapton “Life in Twelve Bars”, ripercorre, rivela e analizza gli anni formativi della carriera di Stevie Ray Vaughan, dalle  sue influenze musicali ma fungendo anche come documentario sulla storia stessa del Blues Texano stesso e definendo il posto di questo chitarrista eccezionale  all’interno di questa più ampia tradizione.

Come qualsiasi documentario che tale si può chiamare sono presenti filmati di repertorio, interviste esclusive e una miriade di altre caratteristiche che insieme ricostituiscono la carriera di un’eccellente ed innovativo  chitarrista sparito tragicamente la notte del 27 agosto 1990.

Nel documentario come è giusto che sia vengono anche riportati oltre al talento e alla sua bravura tecnica, anche gli aspetti scuri della sua vita quelli relativi all’abuso di alcol e droghe che anche se suona ormai come un cliché ormai vissuto nel mondo degli artisti, è sempre giusto ricordare questo periodo nella vita di una persona ma sopratutto come uno riesce a superare tutto questo.

Il mio grande dispiacere é che ho scoperto tardi questo artista, una parte di me invidia quelli che l’hanno potuto ascoltare al Pistoia Blues, ma a quei tempi ero un quindicenne metallaro innamorato pazzo degli Iron Maiden e forse non vi era posto per poterlo conoscere, oggi passati i quaranta anni sono sempre lo stesso fan Maideniano convinto ma alla stessa stregua amo il Blues, peccato vuol dire che doveva andare così e potrò apprezzare questo artista solo attraverso la sua Musica nei dischi o i libri a lui dedicati.

Due ore e mezzo per capire al meglio la figura di Stevie Ray Vaughan e fare un viaggio nella vita di un chitarrista che sicuramente avrà influenzato molteplici artisti con la sua arte, il documentario è acquistabile in formato dvd sui siti quali Amazon, Ebay o anche IBs per il mero costo di neanche 16€ sinceramente ne consiglio l’acquisto a tutti.

Kinga Gluk.

Kinga Gluk giovane bassista di origine polacca è cresciuta insieme alla Musica  e all’età di soli 12 anni ha il suo primo concerto come professionista entrando  a far parte del Gluk PIK Trio con il padre Irek e il fratello Patrick alla batteria, a discapito della sua giovane età come musicista ha all’attivo ben oltre 100 concerti e vantando collaborazioni com molti musicisti della scena Jazz/Bues in Polonia tra cui menzionare i seguenti Robinson Jnr, Bernard Maseli, Ruth Waldron, Natalia Niemen, Jorgos Skolias, Apostolis Anthimos, Leszek Winder, Paweł Tomaszewski, Grzegorz Kopolka, Joachim Mencel, Arek Skolik, Mateusz Otremba (Mate.o), Marek Dykta, aPiotr Wyleżoł.

Sono arrivato a conoscere quest giovane e talentuosa bassista rimanendo colpito dalla sua esecuzione di Tears in Heaven di Eric Clapton su Youtube, ennesimo video che ribadisce a mio avviso il concetto che uno strumento lo possono suonare tutti per divertimento, ma il talento è un qualcosa con cui si nasce è quello non si può replicare.

E’ di talento che parliamo in questa giovane ragazza che ad oggi ha all’attivo ben tre dischi pubblicati con la GAD Records, “Rejestracja” (2014), ‘Happy Birthday – Live’ (2016) e la sua ultima creazione Dream (2017), nei suoi arrangiamenti di canzoni quali “Gotta Serve Somebody” di Bob Dylan, o “Donna Lee” di Charlie Parker o la stessa versione di Tears in Heaven.

Questa ragazza per affinità mi ha ricordato Tal Wilkenfeld sul palco del Crossroad Festival del 2007 che suona con Jeff Beck  “Cause we ended up as lovers” in uno dei solo al basso più belli che abbia mai sentito a mio avviso, ma più che altro mi ricorda di come la Musica può appassionare nel tempo generazioni diverse e con Kinga e il Blues ne abbiamo un’altro lampante esempio.

Il sito ufficiale di Kinga Gluck è raggiungibile qui.

Qui invece la sua versione di Tears in Heaven.

 

Fra la Via Aurelia e il Mississippi – Marco di Grazia.

Nella mia costante di ricerca di vedere del Blues stampato su carta questa volta mi sono imbattuto in un nome che conoscevo per altri motivi quello di Marco di Grazia,  i vari “non giovanissimi” nerd informatici e assidui lettori di comics come me ricorderanno quella serie chiamata Area 51 uscita nel 1997 nelle librerie specializzate, e proprio adesso sul web vengo a conoscenza del suo ultimo libro uscito per l’Editore Augh nella collana Tomahawk.

Nato a Pescia classe 1969, l’autore è uno sceneggiatore e autore non solo attivo nel mondo dei fumetti ma ha all’attivo altri romanzi, questo ultimo suo lavoro è incentrato sulla Musica Blues attraverso sei racconti che ovviamente avendo come tema non può non uscire da argomenti quali il Delta, i viaggi i musicisti, le leggende sui patti al Crocicchio del Diavolo, e  anche se devo ancora comprarlo sono già sicuro che mi piaceranno tutti visto che in parte ho apprezzato lo stile dell’autore nel suo precedente libro “L’uomo che custodiva la Musica”.

Ho trovato giusto questo titolo pochi minuti prima, adesso sono già online ad ordinare il libro nei vari siti quali IBS, Libreria Universitaria, La Feltrinelli, queste 176 pagine di racconti sul Blues non potevo farmeli scappare anche perché ora era davvero qualche tempo che non leggevo di Blues e cominciavano i primi sintomi da assuefazione musico/letteraria ed era giusto facessi il pieno nuovamente.

Gli anni passano e i grandi di questa Musica come è naturale nella vita ci lasciano, le recenti scompare si Aretha Franklin e Otis Rush sono e purtroppo non saranno l’ultime, ma sicuramente il retaggio del Blues volente o nolente rimarrà a tutti coloro che come me appartengano a generazioni più recenti, e di certo non mancherà di appassionare anche quelle future..perché del resto è proprio quello che fa la Musica.

Il sito dell’autore per maggiori informazioni

Marco di Grazia.

 

Otis Rush: The King of The Hill is gone.

Sabato 29 Settembre del 2018 all’età di 84 anni si è spento Otis Rush pere complicazioni in seguito all’ictus che lo aveva colpito nel 2003, tra i creatori e ideatori del Wes Sound il suo modo di suonare sarà di ispirazione per   chitarristi non solo del Blues, tra cui ricordare Eric Clapton, Buddy Guy, BB King, Carlos Santana, Mike Bloomfield, Jimmy Page, Billie Joe Armstrong dei Green Day, Stevie Ray Vaughan, e omaggiato da artisti quali Gary Moore, Jimi Hendrix, Johnny Winter e Duane Allman con cui ha anche suonato nel suo disco “Right Place, Wrong Time”.

Nasceva a Philadelphia il 29 Settembre del 1934, uno dei sette figli di una coppia di mezzadri che lo mandava a lavorare nei campi facendogli saltare regolarmente la scuola, ma nel tempo libero si dilettava all’armonica prima che cominciasse da autodidatta i primi rudimenti della chitarra all’età di 8 anni sulla chitarra del fratello Leroy quando era assente da casa,  all’età di appena quindici anni si  trasferisce a Chicago nel 1949, dopo aver visitato una delle sue sorelle là e aver visto dal vivo artisti del calibro di Muddy Waters e Little Walter esibirsi in club South Side decide di dedicarsi alla Musica,  nel mentre lavora nelle varie acciaierie locali, come guardiano nei  recinti per il bestiame e anche come camionista ed  inizia a prendere lezioni di chitarra da un musicista locale tale Reggie Boyd.

Nel 1953 suonando nei club viene scoperto da Willie Dixon che lavorava come Talent Scout per Eli Toscano, proprietario della famosa ma sfortunata etichetta Cobra che finirà in bancarotta causa dei molti debiti di gioco contratti da Toscano, ma tra queste sfortune Otis Rush incide per questa etichetta il suo primo singolo “I can’ t quit you baby” e alcuni tra i suoi successi più noti come “All your love (I miss lovin)” e “Double Trouble” , questa canzone verrà presa da Stevie Ray Vaughan per dare il nome alla sua band come molti sapranno.

Dopo il fallimento della Cobra si sposta alla Chess Records per la quale registra anche la compilation “Doors to Doors” con Albert King altro genio della chitarra con cui condivideva una caratteristica particolare legata al fatto che entrambi erano mancini come molti altri quali Jimi Hendrix, Paul McCartney e Tony Iommi, ma le loro chitarre avevano le corde invertite ovvero il Mi cantino era in alto e il grave era in basso.

Con la sua Epiphone Riviera invertita, lo stetson in testa e un paio di occhiali scuri, nella sua carriera registrerà per etichette come la Delmark, la  Chess e la Duke, nel 1969 arriverà alla Collittion Records una sussidiara dell’Atlantic Records con cui pubblicherà “Mourning in the Morning” considerato da molti il suo primo vero disco…. con Jerry Jemmot al basso, così tanto per farlo sapere a chi lo ignorasse visto che è il blog di un bassista.

Durante gli anni 60/70 si esibisce nei vari tour, è stato un’artista molto spesso non considerato dalle case discografiche un esempio è il suo disco del 1976 “Right Place, Wrong Time” che esce per la Bullfrog, pubblicato cinque dopo che era stato inciso, solamente  quando lo stesso Rush si presenta all’etichetta con il nastro comprato dalla Capitol Records attuale proprietaria e che a suo tempo aveva rifiutato di pubblicarlo, commercialmente si

Si ritirò dal esibirsi alla fine degli anni settanta, anche insoddisfatto dai mancati successi commerciali ma rientrerà nel mercato  negli anni ’80 e, anche se ha registrato solo sporadicamente alcuni album tra cui “Ain’ enough comin’ in” nel 1994 primo album sedici anni dopo l’ultimo, arriverà a vincere un un Grammy Award per il miglior album di  Blues tradizionale con “Any Place I’m going” nel 1999, nello stesso anno viene inserito nella Blues Hall of Fame, la rivista Rolling Stones lo inserirà al n° 53 nella classifica dei chitarristi più influenti di tutti.

Veniva soprannominato King of The Hill e al pari di Magic Sam e Buddy Guy viene considerato tra i creatori del West Side Sound, non ha mai avuto però la stessa  attenzione nazionale e internazionale di altri musicisti Blues perché non era un grande promoter di se stesso, non era molto interessato al mondo del business e per quello che riguardava la Musica era il tipo che usciva e andava a suonare ed una volta finito rimetteva la chitarra nella custodia e rientrava a casa, questo a detta delle parole del suo storico manager Rick Bates.

Nel 2016 al Chicago Blues festival si presente sul palco sulla sedia a rotelle, dove vi era finito nel 2003 a causa di un’ictus, per ricevere l’ultimo omaggio dei fan a un chitarrista che ha condizionato con il suo stile molte generazioni di Bluesman e artisti.

Blues Legacies and Black Feminism: Gertrude Ma Rainey, Bessie Smith, and Billie Holiday . – Angela Y. Davis.

Un’altro libro che parla di Blues attraverso i nomi di tre donne che l’hanno interpretato Ma Rainey, Bessie Smith, e Billie Holiday scritto da un’altra donna di carattere quale Angela Yvonne Davis.

Nata il 26 gennaio 1944 a Birmingham in Alabama  autrice di vari libri è stata negli anni ’60 lavorando nel  Partito comunista USA, di cui è stata membro fino al 1991, ed è stata membro anche se brevemente delle Pantere Nere durante il Movimento per i diritti civili. 

È una professoressa emerita all’Università della California, a Santa Cruz, è stata direttore del dipartimento di studi femministi dell’università, I suoi interessi di ricerca sono il femminismo, gli studi afro-americani, la teoria critica, il marxismo, la musica popolare, la coscienza sociale, la filosofia e la storia delle pene e delle prigioni.

Il femminismo e la politica sull’abolizione delle prigioni sono temi presenti nei suoi libri tra cui  “Women, Race”, “Class and Are Prisons Obsolete” ma anche nel suo  documentario “Free Angela and All Political Prisoner”,  anche questo libro uscito di 400 pagine uscito per l’editore Vintage Publish nel 1999 fornisce i contesti storici, sociali e politici con cui reinterpretare i testi di Gertrude “Ma” Rainey, Bessie Smith e Billie Holiday.

A detta dell’autrice i lavori di Rainey, Smith e Holiday sono stati in gran parte fraintesi dai critici, il libro contiene le trascrizioni di tutti i testi di Rainey e Smith, pubblicati qui nella loro interezza per la prima volta, la Davis vuole dimostrare come le radici del Blues vadano oltre il concetto della mera tradizione musicale afroamericana ma siano anche strumento identificativo della stessa memoria sociale americana raccontato attraverso le vicissitudini passate dalla popolazione Nera negli USA.

Il libro è  anche un’omaggio tutto al femminile che rilegge la vita di queste tre Signore della Musica Nera, ma che sempre al Blues riporta ….perché in fondo è la base di tutto.

Motown. Il sound della giovane America. Adam White.

Adam White, nato a Bristol in Inghilterra amante della Musica Soul sin dai tempi in cui suonava la batteria per la band chiamata Atlantic Rollers al Bamboo Club, da ragazzo lavoro presso un negozio di dischi per il quale gestisce una lista gli ordini via posta per i clienti che voglio acquistare i dischi della Motown.

Lavora poi come freelance per le riviste New Musical Express e Melody Maker, ma  nel 1978 si sposta a New York per unirsi a Billboard per ricoprire il suolo di caporedattore e redattore capo.

Nel 1983, ha scritto The Motown Story: The First Twenty-Five Years, una retrospettiva sugli album più identificativi della label,  questo libro riceverà una nomina per i  Grammy, la storia viene affiancata da personaggi Smokey Robinson e Lionel Richie, tra i molti artisti, autori di canzoni, musicisti che Adam ha intervistato vi sono Al Bell, Ahmet Ertegun, Marvin Gaye, Berry Gordy, Andre Harrell, Olanda / Dozier / Olanda, Michael Jackson, Jay Lasker, Arif Mardin, Curtis Mayfield, Lionel Richie, Smokey Robinson, Nile Rodgers, Diana Ross, Henry Stone, Earl Van Dyke, Jerry Wexler, Maurice White e Stevie Wonder.

Le sue pubblicazioni appaiono su riviste quali Rolling Stone, The New York Post, Black Echoes, Radio & Records, The Independent and The Times,  e tra i suoi lavori riguardo alla Musica Nera possiamo citare il suo  The Billboard Book Of Number One Rhythm & Blues scritto insieme al giornalista Fred Bronson.

Questo suo Motown. Il sound della giovane America scritto con Barney Ales ex vicepresidente della Motown, è un viaggio scritto e illustrato nell’epopa muiscale che la mitica casa di Detroit riuscì a creare durante gli anni 60/70/80 portando sul mercato nomi quali The Temptantions, Jackson 5, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Diana Ross e tantissimi altri.

Queste 400 pagine con copertina rigida pubblicate dall’editore Ippocampo, attraverso anche  il materiale fotografico ci porterà alla scoperta dei meccanismi che regolavano la vita della più grande label gestita da un  afroamericano, Berry Gordy, mai esistita dove un team di bianchi e neri lavoravano a stretto contatto day by day per fornire tutto il Soul che l’America e il mondo avesse bisogno di ascoltare.

Un’altro libro da aggiungere alla collezione dei libri sul Soul e sulla Musica Nera, per scoprire oppure approfondire tutto quello che c’è da sapere sul Soul dell Motown di Detroit e sugli artisti e le persone che l’hanno resa grande.

Bob Babbitt.

Robert Kreinar, in arte Bob Babbitt è stato un bassista noto per la sua partecipazione nelle file dei The Funk Brothers la session band dell’etichetta Motown di Detroit, e anche della Mother Father Sister Brother la session Band della Philadelphia International Records.

Nasce il 23 Novembre del 1937 a Pittsburgh, Pennsylvania da genitori ungheresi, viene educato allo studio del contrabbasso in giovane età, ma all’età di 15 anni si appassiona della musica R&B e inizia suonare nei vari locali  della città, due anni dopo contratterà l’acquisto del suo primo basso un jazz del 1960  con il suo contrabbasso.

Date le scarse opportunità lavorative a Pittsburgh, nel 1961  si sposta a Detroit dove inizia ad esibirsi nei vari locali e nel contempo entra a far parte della band dei Royaltones, che diverrà la band del chitarrista Del Shannon sia in studio che in Tour.

Durante questi anni la fama di Babbit cresce e viene notato da Ed Wingate il produttore dei Golden World Studios, in questo periodo viene a contatto con molti artist della Motown tra cui James Jamerson , ma anche i tastierista Joe Hunter e Johnny Griffith, il chitarrista Eddie Willis, e il batterista Benny Benjamin, la fama di Bob cresce e in città inizia a girare la voce che oltre a Jamerson ci sia un bianco che ha un groove eccezionale.

Essere parte dello staff di Hitsville era il sogno di ogni musicista di Detroit e Babbitt non faceva eccezione, aveva tentato di entrare nella Motown nel 1965, facendo audizioni per la Supremes road band, ma ne fu tagliato fuori da Ed Wingate, due anni dopo  una seconda opportunità si presentò quando il fondatore della Motown, Berry Gordy, cercò di eliminare tutte le competizioni a Detroit comprando il Golden World.

La presenza di Bob nella Motown veniva occultata dalla figura di James Jamerson, il genio problematico con tutti i suoi problemi di alcolismo, come affermerà Bob era un tipo problematico se avevi a che fare con lui prima o poi era solito incombere in qualche lite anche sul posto di lavoro, non era una persona che portava rancori ma aveva la classica sregolatezza dei geni.

Durant gli anni Bob fatica ma riesce ad essere accettato da tutti i The Funk Brothers diventando parte di questa famiglia musicale, rimarrà legato a Jamerson da una sincera amicizia  e insieme a lui parteciperà a molte sessioni tra cui il capolavoro del 1971 di Marvin Gaye “What’ s going on” suonando in “Mercy, Mercy Me”, “Right On”, “Wholly Holy” and “Inner City Blues”.

Gli anni dal 1970 a 1972 sono un periodo di transizione per l’etichetta di Berry Gordy, e Bob prende in considerazione di spostarsi sulla costa est dietro consiglio del produttore Arif Martin, arriverà a New York nel 1973 insieme ad un’altro artista della Motown il batterista Andrew Smith e i due divengono in poco tempo noti alla scena musicale locale.

New York segnerà una svolta nello stile di Bob, nella Motown ogni volta gli veniva richiesto di replicare lo stile di Chuck Rainey o James Jamerson, qui i produttori espressamente scrivevano la linea di basso oppure davano la possibilità a Babbitt di improvvisare durante il pezzo, il suono stesso richiesto dai produttori aveva un tono più aggressivo rispetto ai toni soft di Detroit.

Bob acquista un precision che si adattava meglio al suono richiesto dai produttori, inizia a provare vari pedali e ad imparare stili diversi in quanto entra in contatto anche con lo stile rock di band del momento quali Who e Aereosmith, dal punto stilistico New York rappresenta forse un salto di qualità che amplia il grande background r&b che era la base dello stile di Bob portandolo a suonare insieme ad artisti quali  Frank Sinatra, Barry Manilow, Gloria Gaynor, Robert Palmer, Alice Cooper e ad incidere forse il suo più grane successo “Midnight Train to Georgia”  con i Gladys Knight & the Pips.

Mentre la metà degli anni ’80 si avvicinava inizia il declino dell’era d’oro del bassista dello studio, mentre altri sono artisti di studio svanivano nei vari ingaggi  nelle date dei tour oppure nell’insegnamento dei club. Babbitt com altri veterani dello studio, scelse di dirigersi verso quello che è diventato l’ultimo rifugio sicuro della vera registrazione dei bassi: Nashville.

Nuova città e nuove esperienze per Bob che non era sconosciuto alla città, aveva già registrato per artisti quali Tracy Nelson e Ahmet Ertegun, non essendo un bassista country Babbitt si adatta allo stile della città registrando vari demo con artisti quali  Louise Mandrell, Carlene Carter, e altri artisti country, ma anche registrando per il mercato della musica Gospel.

Un bassista versatile che in ogni città in cui ha suonato ha saputo adattarsi allo stile musicale e alle richieste che il mercato esigeva, rimarrà noto però per il suo periodo di permanenza nei Funk Brothers della Motown, morirà di cancro al cervello il 16 luglio del 2012 a Nashville.

Bob Babbitt in Ed Rode’s studio.

 

 

 

 

Nathan Watts.

Nato a Detroit il 25 Marzo del 1954 inizia a suonare la tromba alle scuole elementari ispirato dal grande jazzista Morgan Lee, insieme a Ray Parker, Jr. al  clarinetto e ad Ollie Brown alla batteria formano un trio  frequenterà gli studi della Motown per registrare insieme ai The Funk Brothers, la band principale della Motown.

Quando Ray Parker si sposta a suonare la chitarra convince Watts a spostarsi al basso elettrico, qui inizia a studiare le linee di basso dei più noti bassisti soul quali James Jamerson, Chuck Rainey, Bob Babbitt, si unirà poi alla band chiamato The Final Decision quando Ray Parker Jr. si unirà alla band di  Marvin Gaye.

Nel 1974 Watts riceve una chiamata per lavorare con Stevie Wonder per rimpiazzare Reggie McBride che si era unito ai Rare Earth., con solo due anni di basso nelle mani diviene parte ufficiale della band di Stevie Wonder partecipando al Tour giapponese del 1975,  per poi arrivare a registrare l’album “Songs in The Key of Life”.

Da  quel momento la carriera di Nathan Watts inizia a decollare suonando accanto a Stevie Wonder ma anche ad altri musicisti quali ad esempio, Harvey Mason, Lenny Williams, Lamont Dozier, Stephen Bishop, The jackson,The Mighty Clouds of Joy, Lionel Richie, The Temptations, The Pointer Sisters, Webster Lewis e moltissimi altri.

Bernard Odum.

Bernard Odum nasce il 17 Agosto del 1932 a Mobile in Alabama, è stato un bassista statunitense noto per aver suonato nella band di James Brown negli anni 60.

Odum inizia a suonare con James Brown nel 1956 e diviene un membro fisso della band a partire dal 1858, continuerà a lavorare con Brown fino alla fine degli anni 60, è il bassista che suona in alcune delle più famose  hit di successo qulai  “Papa’s Got A Brand New Bag” (1965), “I Got You (I Feel Good)” (1965), and “Cold Sweat” (1967).

Nel 1969 Odum come molti altri della band abbandonano Brown in seguito a varie dispute con l’artista, l’anno dopo si unisce alla band di Maceo Parker , i  Maceo & All the King’s Men suonando nell’album  “Doin’ Their Own Thing”.

Morirà all’età di  72 sempre ad Alabama il 17 Agosto del 2004 a causa di complicazioni ai reni.

Paul Williams.

Figlio d’arte,  il padre è stato pianista per varie orchestre, e anche il pianista dell’artista Vera Lynn, fu lui ad introdurre la Musica nella vita del figlio che come lui stesso ammetterà all’inizio non pensava di seguire le orme del padre con una sua carriera musicale.

Appassionato di musica e delle canzoni di Ray Charles che cantava da solo per puro divertimento, una sera su un consiglio di un’amico si reca al Flamingo Club ad ascoltare una band che si esibiva dal vivo i Georgie Fame and the Blue Flames, inizia ad appassionarsi al loro suono e impara a memoria ogni loro canzone .

Prendendo coraggio un giorno chiede se può unirsi a loro sul palco e cantare qualcosa, questo connubio funziona bene e Paul viene ingaggiato da Georgie Fame e inizia ad esibirsi regolarmente con la band nelle loro varie serate

Una sera il sassofonista Mick Eves gli propone di unirsi alla loro band di R&B chiamati Wes Minster Fives, Paul passa il provino e inizia il periodo di collaborazione con la band esibendosi regolarmente nei locali di Londra potendo cantare tutto il Blues che desiderava.

Nella band vi è John Hiseman che oltre a questo gruppo aveva un’altra band che si esibiva a Blackheat, Paul partecipa a varie jam con questa band e viene poi raccomandato ad Alexis Korner che lo accoglie nella band, rimarrà con Korner fino al suo incontro con Zoot Money e la sua band.

Zoot Money e i suoi arrivavano a Londra da Bournemouth ben intenzionati a lasciare la loro impronta nel mercato musicale, Paul viene contattato dopo che la band aveva ascoltato parte dei suoi lavori con i Wes Minster Five, l’unico problema e che alla band mancava anche il bassista oltre che alla seconda voce.

Paul mette mano per la prima volta al basso a solo due settimane dall’inizio delle prove con la band, è l’inizio della Zoot Money Big Roll band che nella loro carriera accompagnerà varia artisti tra cui  John Lee Hooker, Stevie Wonder, James Brown, Cream, Jimi Hendrix, questa collaborazione con durerà fino al 1967 quando lo stesso Zoot scioglierà la band.

Viene contattato da John Mayall per rimpiazzare John McVie nella sua formazione, rimarrà nei Bluesbreakers per tre mesi e successivamente fonderà i Paul Williams Set con cui incide il singolo “My Sly Sadie” che uscirà sotto la Decca Records.

Come Paul Williams and Friends incide “In Memory of Robert Johnson” tramite la Svedese Sonet, arriverà ad essere il cantante dei Juicy Lucy per poi spostarsi nel tempo a cantare per i Tempest la band di John Hiseman e Mark Clarke, ma tutti questi progetti non sembrano soddisfare Paul è infatti saranno tutti di breve durata.

Nel 1995 forma i Blue Thunder dopo suggerimento del suo manager di partire in tour per il Giappone, nel corso degli anni rimarranno la sua band principale anche se sarà impegnato in Tour con altri artisti quali i Colisseum, John Baldry, Ray Dorset, Zoot Money, Colin Hodgkinson e Ronnie Johnson.

 

Susan Williams.

Susan iniziò a cantare professionalmente più di venti anni fa, quando fu contattata dal suo organista di chiesa a Urbana, in Illinois,  diventata la cantante principale della sua band, “Celebration”  impara rapidamente a cantare qualsiasi cosa, dai vecchi standard degli anni ’30 e ’40 alla musica pop country e adirrittura  attuale.

Scoprì molto rapidamente che i musicisti vedevano i  cantanti che non suonavano strumenti come cittadini di seconda classe, Quindi  con l’incoraggiamento del tastierista Susan comprò un basso e iniziò a prendere lezioni di basso, nel giro di tre mesi, divenne ufficialmente un “cittadino di prima classe”, suonando il basso durante i loro concerti  oltre a cantare.

Nel corso degli anni Susan si è esibita in un certo numero di gruppi nel centro e nel nord dell’Illinois, oltre che nella parte settentrionale dello stato di New York, conosciuta per un po ‘di tempo come cantante country è stata  membro della house band al Country Spirit Opry di Decatur fino alla fine degli anni ’80.

Quando tornò nell’Illinois nel 1997, sentì che aveva bisogno di confrontarsi con altri tipi di musica, forma perciò la sua “Susan Williams e la Midnight Rider Band”, e ha iniziato ad aggiungere il rock classico degli anni ’70 al repertorio, questa varietà è stata ben accolta dai suoi  fan, e lentamente ma sicuramente ha iniziato a distaccarsi dall’etichetta country che si era guadagnata e ad essere conosciuta come una cantante più diversificata..

Susan notò che mentre stava diventando “cronologicamente più matura” la sua voce si stava approfondendo e diventando molto più rauca, durante questo stesso periodo di tempo, si stava facendo coinvolgere e trascinato nella dipendenza musicale comunemente nota come “il Blues”.

Si sposta allora verso Chicago per approfondire questa sua dipendenza, più cantava il blues e più ne voleva!, adesso il suo repertorio era ormai cresciuto fino a includere Koko Taylor, Susan Tedeschi, B.B. King, Stevie Ray Vaughan e innumerevoli altri.

Ha fatto apparizioni al “Legends” di Buddy Guy, all’ House of Blues, e ha suonato diversi concerti all’Hard Rock Café di Chicago, ed è  stata anche menzionata in numerosi articoli di giornale nell’Illinois ancora oggi è attualmente anche la cantante principale della sua band  che è conosciuta per la diversa natura del suo repertorio musicale che varia da Patsy Cline, a Koko Taylor, oppure  Janis Joplin, abbracciando ogni volta tutti questi stili musicali diversi

Susan ha provato a scrivere canzoni e regolarmente esegue alcune delle sue canzoni originali, ero rimasto che stava lavorando al suo primo album nel 2016, in questi giorni su un sito spagnolo ho avuto la conferma dell’uscita di  “It ‘s about Time”  di Susan Williams & The Wright Groove.

Era l’ora … davvero..